Covid, preoccupa la mutazione in India: ora da Delhi arrivano solo gli italiani – Corriere della Sera

Il caso della variante indiana è monitorato attentamente dalle autorità, con forti timori ma anche qualche punto fermo: finora di casi individuati in Italia ce ne sono solo due; il focolaio che si è acceso tra gli indiani in una frazione di Sabaudia ha evidenziato, finora, solo varianti inglesi. E non ci sono dati ufficiali che facciano ritenere più pericolosa questa variante. Eppure i timori restano forti, perché l’India è travolta da un’ondata gigantesca di contagi e perché non c’è ancora chiarezza sugli effetti. L’India intanto fa segnare un nuovo record quotidiano, con 386.452 contagi da coronavirus e quasi 3.500 morti in 24 ore. Due persone residenti nel Veneziano, da poco rientrate dal Bangladesh, si sono viste diagnosticare la variante indiana, anche se quella del ceppo 2, meno pericolosa. E a Trieste si segnala un nuovo caso, un marinaio di nazionalità indiana che si è già negativizzato.

Allo Spallanzani di Roma servirà qualche giorno per stabilire se qualcuno dei 23 positivi sull’aereo di mercoledì è stato contagiato con la variante indiana. Il nuovo ceppo è stato escluso per gli 80 positivi trovati su 550 tamponi nella comunità indiana in provincia di Latina. Un boom di infezioni che ha fatto scattare la zona rossa a Bella Farnia, in una frazione di Sabaudia. «L’indagine epidemiologica continua — spiega l’assessore regionale Alessio D’Amato — se l’incidenza dei casi dovesse aumentare si estenderà la zona rossa». La sindaca di Sabaudia Giada Gervasi ha fatto chiudere le scuole e rinviare l’apertura delle spiagge all’8 maggio. Attenzione anche nella comunità di 800 indiani fra Maccarese e Fregene.

In via cautelare il ministro della Salute Roberto Speranza ha emanato un’ordinanza che inasprisce i controlli da India, Bangladesh e Sri Lanka. Possono arrivare in Italia solo cittadini italiani residenti in Italia. Un modo per contingentare gli arrivi. Una volta sbarcati, tutti devono sottoporsi a tampone e quarantena in Covid hotel o strutture militari. Nel 2020 43.800 persone hanno preso un volo diretto dall’India all’Italia. Ma i flussi internazionali mostrano che per ogni viaggiatore diretto ce ne sono più di due che approdano facendo scalo. Dove? Negli snodi di Doha e Abu Dhabi — dove regnano Emirates, Qatar Airways ed Etihad —, ma anche a Istanbul (Turkish Airlines) e Germania (Lufthansa). Un mini-esercito di 102 mila individui che sfuggono al tracciamento statistico. Del resto sono le aviolinee a possedere questi dati.

C’è, poi, un problema di attendibilità dei certificati di negatività al Covid-19. E lo si vede dai dati di monitoraggio di Hong Kong, che ha regole di ingresso tra le più rigide del mondo: in ogni volo partito dall’India c’è almeno un passeggero positivo pur essendosi imbarcato con un tampone negativo. Alcuni giorni fa un volo Air Vistara partito da Delhi ha battuto ogni record mondiale: 52 viaggiatori su 153 sono risultati positivi. Anche per questo diversi hub accettano soltanto gli esiti dei tamponi (molecolari) dei laboratori riconosciuti dal governo indiano. «Ma è impossibile essere certi della loro veridicità», spiega al Corriere un funzionario aeroportuale italiano. «Non solo perché in India c’è un serio problema di falsificazione dei certificati di negativi, ma anche perché in quella lista governativa locale ci sono 1.452 strutture che eseguono i test molecolari di cui 558 pubblici e 894 privati».

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Quanto alla presunta maggiore pericolosità della mutazione indiana, il direttore sanitario dello Spallanzani, Francesco Vaia, tranquillizza: «Non c’è ancora alcun dato che ci faccia dire che essa sia più cattiva, più contagiosa». Mentre secondo il direttore scientifico di Consulcesi, Guido Rasi, i vaccini sembrerebbero essere efficaci anche contro questa variante. Al 15 aprile le altre varianti del virus monitorate in Italia — escluse quella inglese e brasiliana — erano sotto lo 0,5%. Spiegano gli esperti dell’Istituto superiore di sanità: «Il virus muta continuamente ma non tutte le mutazioni ci devono preoccupare. Diventano preoccupanti quando c’è un aumento di trasmissibilità o virulenza».

30 aprile 2021 (modifica il 30 aprile 2021 | 23:41)

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