Fedez al Concertone, attacchi preventivi dalla Lega. Salvini: “No a comizi con i soldi nostri” – Il Fatto Quotidiano

Il discorso di Fedez al Concertone del primo maggio è diventato un caso ancora prima di salire sul palco. I vertici di Rai3, secondo indiscrezioni confermate poi dallo stesso rapper, lo hanno invitato a smussare i contenuti del suo intervento da portare in tv per il primo maggio. Al centro ci sarebbe infatti il ddl Zan contro l’omotransfobia e in particolare l’ostruzionismo del Carroccio che sta bloccando la legge in Parlamento. Non è ancora chiaro cosa dirà alla fine Fedez, ma già nel primo pomeriggio il Carroccio ha diffuso una nota preventiva per minacciare gli organizzatori: “Se Fedez ci attacca, la Rai non paghi i sindacati”. Poco dopo ha twittato anche Matteo Salvini: “Il concertone costa circa 500.000 euro agli italiani, quindi i comizi ‘de sinistra’ sarebbero fuori luogo”. A quel punto è arrivata la replica del cantante su Twitter: “Io vado al concertone a gratis”, ha scritto, “e pago i miei musicisti che non lavorano da un anno e sul palco vorrei esprimermi da uomo libero senza che gli artisti debbano inviare i loro discorsi per approvazione preventiva da voi politici. Il suo partito ci è costato 49 milioni di euro“. Il riferimento è all’ormai celebre inchiesta sui fondi ottenuti dal Carroccio come rimborsi elettorali grazie a bilanci truccati all’epoca della gestione dell’ex segretario Bossi e dell’ex tesoriere Belsito. Nel 2018 c’è stato l’accordo coi magistrati di Genova per restituire il denaro a rate, ma, come scritto dal Fatto quotidiano, intanto la Lega ripiana col 2 x 1000 versato dai contribuenti.

Fedez non si è limitato a rispondere a Salvini, ma intervenendo su Instagram ha rivelato quanto avvenuto nelle scorse ore: “E’ la prima volta che mi succede di dover inviare il testo di un mio intervento perché venga sottoposto ad approvazione politica“, ha scritto in una delle sue stories, “approvazione che purtroppo non c’è stata in prima battuta, o meglio dai vertici di Raitre mi hanno chiesto di ometterne dei partiti e dei nomi e di edulcorarne il contenuto. Ho dovuto lottare un pochino, ma alla fine mi hanno dato il permesso di esprimermi liberamente. Come ci insegna il Primo maggio, nel nostro piccolo dobbiamo lottare per le cose importanti. Ovviamente da persona libera mi assumo tutta la responsabilità di ciò che dico e faccio”. Ora si attende il suo intervento per capire cosa effettivamente dirà dal palco.

Le “trattative” sui contenuti del discorso – Nelle scorse ore, secondo quanto ricostruito da ilfattoquotidiano.it, è stata la vice di Franco Di Mare, Ilaria Capitani (ex caporedattrice e conduttrice del Tg2, ma anche conduttrice a Cominciamo bene su Rai3) a voler vedere in anticipo l’intervento. E la parte indicata come quella da modificare e ritoccare è stata quella a favore del ddl Zan, la legge contro l’omotransfobia, e contro chi si oppone, vale a dire la Lega. Un tema su cui il cantante ha già preso posizione più volte nelle ultime settimane, non nascondendo il suo appoggio al disegno di legge e la sua ostilità verso chi invece vorrebbe farlo cadere nel dimenticatoio. Come il leghista Andrea Ostellari, presidente della commissione Giustizia, che nelle ultime settimane è stato il protagonista di una vera guerra di posizione per impedire che si avviasse la discussione sul disegno di legge, fino a quando ha dovuto cedere alla pressione di centrosinistra e M5s, incardinare la legge e autonominarsi relatore “perché la maggioranza è spaccata sul provvedimento”, fatto peraltro inevitabile se la maggioranza del governo di unità nazionale va, com’è noto, dalla Lega a un pezzo di Liberi e uguali. Al momento per il disegno di legge il percorso rimane molto accidentato, soprattutto perché il centrodestra lo ritiene non prioritario e coglie ogni occasione per ritardarne la discussione.

Fedez, nell’intervento al Concertone, vuole raccontare anche cos’è che impegna tanto il Senato da non poter discutere il ddl Zan. Potrebbe citare per esempio il caso di Roberto Formigoni, condannato in via definitiva per corruzione, al quale Palazzo Madama ha deciso di restituire il suo vitalizio. Ma vuole anche ricordare cosa pensa parte della classe dirigente della Lega dei diritti Lgbt. Per esempio il caso dell’ex consigliere regionale in Liguria Giovanni De Paoli che finì a processo per aver detto: “Se avessi un figlio gay lo brucerei nel forno”. De Paoli ha sempre smentito sostenendo di aver detto il contrario, “se avessi un figlio gay non lo brucerei nel forno” (frase il cui senso logico è meno solido). Fedez nel suo intervento elenca anche altre frasi e altri nomi che secondo lui rappresentano il modo di pensare sui diritti civili di quella parte politica. Resta da capire se questi passaggi hanno superato il giogo del controllo dei vertici Rai.

La nota dei leghisti – La minaccia preventiva della Lega è stata firmata dai parlamentari che siedono in commissione Vigilanza Rai. “Se Fedez userà a fini personali il concerto del 1 maggio per fare politica, calpestando il senso della festa dei lavoratori, la Rai dovrà impugnare il contratto e lasciare che i sindacati si sobbarchino l’intero costo dell’evento”, scrivono i senatori e deputati Massimiliano Capitanio (capogruppo), Giorgio Bergesio, Laura Cavandoli, Dimitri Coin, Umberto Fusco, Elena Maccanti e Simona Pergreffi. “Con 945.000 posti di lavoro persi in un anno e la disoccupazione giovanile al 33%, se davvero il signor Federico Leonardo Lucia deciderà di promuovere la propria figura attaccando Lega e Vaticano, sarà un insulto al 1 maggio”. E ancora: “Non si usano i diritti dei lavoratori per promuovere la propria immagine e fare ulteriori profitti. La Rai non può comprare interventi d’odio a scatola chiusa e non si invochi la censura, perché al rapper non mancano certo spazi per manifestare il suo pensiero, tra l’altro noto anche ai sassi. Viale Mazzini ha ancora qualche ora per rimediare, dopodiché la Lega si muoverà in tutte le sedi competenti”. Quindi l’avvertimento alle organizzazioni sindacali: “E i sindacati si ricordino che il lavoro appartiene a tutti, non lo si svilisca per regalare qualche like a un cantante milionario”.

I precedenti di Fedez sul ddl Zan – L’ultimo intervento di Fedez pro ddl Zan risale a pochi giorni fa. Il rapper su Twitter aveva scritto: “La cosa interessante è questa: quando loro raccolgono 99mila firme (il riferimento e alla raccolta contro il coprifuoco, ndr) è una grande vittoria, quando dall’altra parte ci sono quasi mezzo milione di firme pro ddl Zan se ne fregano altamente. Tragicomico”. Messaggio a cui il segretario federale della Lega aveva subito risposto offrendo quello che sembrava un vero e proprio calumet della pace: “Caro Fedez, non solo ti ammiro come artista, ma ti ringrazio come cittadino, per i generosi contributi che hai dato per la costruzione dell’Ospedale anti-Covid in Fiera a Milano e per aiutare i lavoratori dello spettacolo in difficoltà. Non è tempo di polemiche ma di ricostruzione, per cui sarei ben contento di incontrarti per parlare di diritti, lavoro e libertà. Chi discrimina, insulta o aggredisce in base al colore della pelle, all’aspetto fisico o alle scelte in amore è un cretino e va punito”. Salvo poi, sul finale della dichiarazione, tornare non solo a ripetere la sua linea secondo cui il ddl Zan mette a rischio la libertà di pensiero, ma in pratica arrivare anche a rinnovare un appello a firmare la sua raccolta di adesioni contro il coprifuoco. “Senza togliere a nessuno la libertà di pensare che un bimbo abbia diritto ad avere una mamma e un papà e che l’utero in affitto sia una barbarie sulla pelle delle donne. Sperando che tu possa firmare a sostegno della nostra battaglia di libertà #nocoprifuoco, come altri 119.556 cittadini hanno già fatto in soli 3 giorni, ti saluto in attesa di conoscerti”.

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