Quali fattori scatenano le trombosi? Cosa sapere prima del vaccino – il Giornale

Il vaccino ant-Covid e le rare trombosi: se ne è parlato tanto e continua ad essere un argomento di stretta attualità. AstraZeneca e Johnson&Johnson, i vaccini “incriminati” a vettore virale (adenovirus), sono ormai destinati soltanto alla categoria Over 60 dove non hanno mostrato le criticità (rare) riscontrate nella popolazione più giovane, specialmente le donne.

Cosa è successo a J&J ed AstraZeneca

Una combinazione di trombosi e trombocitopenia, in alcuni casi accompagnate da sanguinamento, è stata osservata molto raramente in seguito alla vaccinazione con COVID-19 Vaccine Janssen. Un ruolo causale del vaccino è considerato plausibile“, ha sottolineato in una “nota informativa importante” la Johnson & Johnson un paio di giorni fa, concordata con le autorità regolatorie europee e l’Aifa, e pubblicata sul portale dell’agenzia del farmaco. I rari casi, si legge, “si sono verificati entro le prime tre settimane successive alla vaccinazione e prevalentemente in donne di età inferiore ai 60 anni. In questa fase non sono stati identificati fattori di rischio specifici“. Stesso destinato aveva già toccato AstraZeneca, la cui somministrazione era stata bloccata per un paio di giorni e poi ri-autorizzato soltanto alla fascia d’età sopra i 60 anni. “Una sindrome molto rara con trombosi associate a una bassa conta piastrinica (trombosi con sindrome da trombocitopenia, Tts) è stata segnalata da 4 a 20 giorni dopo la vaccinazione” oltre ad “una relazione causale tra il prodotto e la Tts è considerata plausibile, sebbene il meccanismo biologico di questa sindrome sia ancora in fase di studio“, ha evidenziato il gruppo strategico di esperti (Sage) per le vaccinazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), in un aggiornamento delle linee guida sul vaccino dell’azienda anglo-svedese. Adesso, con l’aiuto di un esperto, proviamo a capirne di più.

“Eventi tromboembolici a prescindere dai vaccini”

Proviamo a fare chiarezza: quali sono i rari eventi tromboembolici e quali sono i co-fattori per l’innesco delle trombosi dopo il vaccino? “Innanzitutto, dobbiamo premettere che gli eventi tromboembolici venosi sono relativamente frequenti nella popolazione, a prescindere dai vaccini. Le trombosi venose tipiche (trombosi venosa degli arti inferiori e la loro complicanza l’embolia polmonare) si verificano in circa 1/1.000 casi per anno nella popolazione anziana a causa di diversi fattori (malattie associate, età, ridotta mobilità, pregressi interventi, etc). Prediligono gli arti inferiori in quanto è in queste sedi dove il sangue circola con maggiore difficoltà; la stasi venosa, infatti, rappresenta la principale causa delle trombosi. Nei giovani l’incidenza è di circa 1/10.000, essendo meno frequenti i fattori di rischio”: a rispondere alle nostre domande, in esclusiva per ilGiornale.it, è il Prof. Sergio Siragusa, Direttore U.O.C di Ematologia del Policlinico di Palermo e Vice Presidente SIE (Società Italiana di Ematologia). L’ottima notizia che ci dà il Prof. riguarda la gravità degli eventi tromboembolici, che nel “99% dei casi non sono gravi e non sono fatali. L’embolia polmonare fatale rappresenta meno dell’1% di un evento tromboembolico”, ci dice.

Cosa succede dopo la vaccinazione anti-Covid

“Tra i pazienti vaccinati con vaccini ad Rna o vettore virale (adenovirus) tale incidenza non è aumentata ma, ovviamente, neanche ridotta. Quindi, tra mille anziani vaccinati si potrà verificare un caso di trombosi (raramente fatale) non certo a causa del vaccino”, afferma Siragusa. Pertanto, nella popolazione vaccinata, sia con vaccini a RNA o a vettore virale (adenovirus), l’incidenza di eventi trombotici è analoga a quella che ci si aspetta nella popolazione generale. “Gli eventi trombotici riportati non sembrano essere correlati al vaccino in quanto si verificano rispetto all’atteso uno su mille anziani ed uno su 10mila giovani”, sottolinea l’ematologo.

Le trombosi atipiche e la piastrinopenia

Oltre alle situazioni descritte, esistono anche le cosiddette trombosi rare atipiche (trombosi venose cerebrali e addominali) che si verificano, mediamente, in un caso su un milione: le cause di queste trombosi non sono sempre conosiute e sono spesso associate ad altre patologie, soprattutto ematologiche (tumori). “Queste rare trombosi si sono verificate in maniera maggiore nei pazienti che hanno ricevuto un vaccino con vettore virale: un caso su 150.000 circa, questa è l’incidenza che abbiamo avuto anche in Italia ed in Sicilia, dove ci sono stati 4 casi accertati di trombosi atipiche su oltre 450mila vaccinati con vettore virale fino ad oggi”, afferma l’esperto. “In questi casi potenzialmente correlati alla vaccinazione (non abbiamo ancora dati certi circa la loro potenziale correlazione o il meccanismo che le determini), esiste però un elemento che manca nelle altre trombosi atipiche: la piastrinopenia, cioè la diminuzione del numero delle piastrine”. Il Prof. Siragusa ci ha spiegato che questi eventi sono correlati ad un anomalo meccanismo che ha determinato la trombosi: infatti, la riduzione delle piastrine generalmente aumenta il rischio di sanguinamento, non di trombosi.

“Meccanismo da chiarire”

“Per un meccanismo ancora da chiarire, l’esposizione al vaccino sembra innescare una reazione immunologica che distrugge le piastrine ma, contemporaneamente, attiva quelle che rimangono, rendendole più attive”. Infatti, le piastrine servono fisiologicamente ad arrestare le emorragie quindi, se “attivate”, anche se poche, sono in grado di favorire le trombosi. “Questa risposta abnorme (di verosimile natura immunologica) danneggia anche l’endotelio (tessuto che rivesti vasi all’interno e ne impedisce la coagulazione) e porta alla formazione di trombi che rapidamente si estendono a più organi. Tale patologia è stata recentemente denominata VITT (Vaccine-induced thrombotic thrombocytopenia)”, spiega Siragusa. Al momento non esistono test che possano prevedere questi casi eccezionali: recenti indicazioni dell’Ema hanno indicato le donne inferiori ai 60 anni come categoria maggiormente a rischio ma non sono state trovate correlazioni con esistenti fattori di rischio. Negli ultimi giorni, però, si stanno maggiormente definendo i migliori approcci terapeutici al fine di ridurre il rischio di complicanze gravi. “Ad esempio, la Società Italiana di Ematologia ha recentemente pubblicato indicazioni sulla gestione di queste rarissime forme di trombosi con piastrinopenia. Inoltre, anche le informazioni recentemente pubblicate circa il ruolo di test usati in patologie simili (piastrinopenia da eparina- HIT) o le indicazioni ad evitare sempre l’uso di anticoagulanti comuni (ad esempio l’eparina) devono essere confermate in studi ad hoc”.

Perché bisogna vaccinarsi

Se, però, può sembrare “pericoloso” esporsi al vaccino, bisogna certamente ricordare che il rischio trombotico attualmente pari allo 0,0003% dei pazienti vaccinati, è invece presente in una percentuale cha varia dal 3 al 40% nei pazienti non vaccinati (giovani ed anziani) che contraggono il COVID-19. È pertanto evidente l’enorme vantaggio di protezione dal rischio trombotico conferito dal vaccino. “Esiste poi una piastrinopenia non trombotica: qualsiasi farmaco può infatti determinare una riduzione della conta piastrinica per un meccanismo immunologico, con conseguente distruzione delle piastrine. Questa complicanza non determina trombosi ma può aumentare il rischio di emorragie. Come altri farmaci, anche i vaccini (ad RNA o adenovirus) possono determinare questa piastrinopenia immunologica che si risolve rapidamente con il cortisone”, afferma il Prof. Siragusa.

Quali sono i “segnali” d’allarme

Ma come posso capire se sto sviluppando una VITT o una “semplice” piastrinopenia? “È importante badare a pochi sintomi: ad esempio, se vedo sanguinamenti anche banali potrebbe essere una piastrinopenia transitoria. Sintomi più impegnativi (una gamba o un braccio gonfi, dolore addominale che peggiora, cefalea ingravescente, dolore toracico o difficoltà a respirare, confusione) meritano maggiore attenzione, specie se si verificano tra la prima e seconda settimana dopo la vaccinazione. In questi casi è opportuno consultare un medico ed eseguire un semplice emocromo”. spiega l’esperto. Il rischio, comunque, non peggiora con la seconda dose di vaccino. “Al momento non sono stati registrati casi nei pazienti che hanno già ricevuto la prima dose senza complicanze”, aggiunge.

A questo punto, i messaggi per tutti i pazienti, quindi tutti noi, deve essere che per quanto riguarda il rischio tromboembolico comune non c’è differenza tra vaccini; il secondo, invece, è che la piastrinotemia isolata potrebbe essere presente in entrambi i vaccini ed in quanto tale non aumenta il rischio trombotico. “I casi con trombosi paradossa sono rarissimi, intorno ad uno ogni 200mila (prevalentemente in donne sotto i 60 anni). Bisogna sempre ribadire che il rischio di trombosi lo determina il Covid in maniera enormemente superiore ai vaccini. Se per evitare un caso su 156mila non mi vaccino e rischio di prendermi il Covid, la mia probabilità di avere una trombosi è molto più elevata”, conclude Siragusa. È proprio il caso di dirlo, forte e chiaro: i benefici superano i rischi, assolutamente e senza neanche pensarci. Gli eventi fatali possono capitare con qualsiasi altro farmaco che possediamo in casa e prendiamo abitualmente. Il messaggio che i vaccini siano pericolosi e provochino trombosi è un esercizio sbagliato, falso e tendenzioso. Soltanto con la vaccinazione, di massa, il Covid sarà sconfitto.

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