“Conte come Prodi? Vi dico la verità. Errori? Ne ho fatto uno…” – ilGiornale.it

“Sono molto preoccupato”. L’ex ministro Alfonso Pecoraro Scanio, in questa lunga intervista, ci racconta come il suo grande amore per il mare lo abbia portato ad occuparsi della difesa dell’ambiente e condivide tutti i suoi timori per i pericoli connessi ai cambiamenti climatici.

Come e perché è nata la sua passione per la politica e per l’ambiente?

“Nasce da ragazzo. Ho fatto il primo giornalino a 12 anni, a Santa Maria di Castellabate, in cui proponevo l’istituzione del parco nazionale del Cilento e dell’area marina protetta. Il caso, poi, ha voluto che, proprio io 30 anni dopo, come ministro dell’Ambiente, sono riuscito a fare l’area marina protetta. La mia passione per l’ambiente nasce per il mio amore del mare, la mia passione per la politica nasce per amore dell’ambiente e della legalità. Da giovane, nel 76-77, aderì alle prime azioni dei radicali contro il nucleare, la caccia e contro il finanziamento pubblico dei partiti e la partitocrazia”.

Lei è stato ministro in due occasioni. Che ricordi ha del secondo governo Prodi?

“Come ministro dell’agricoltura sono riuscito a fermare gli Ogm in Italia e ad affrontare il problema della mucca pazza. Esattamente 20 anni fa, nel maggio 2001, feci la riforma dell’agricoltura italiana. Nel secondo governo Prodi feci partire quella che oggi chiamiamo la transizione ecologica, acquisendo le competenze dell’energia che erano in capo al ministero dell’Industria e introducendo il solare in Italia. All’epoca ero anche presidente dei Verdi e convinsi la coalizione di governo a togliere i soldi ai petrolieri per destinarli al solare”.

Le mancano le stagioni dell’Ulivo e dell’Unione?

“Quando fondammo i Verdi, il nostro primo slogan era ‘né a destra né a sinistra, ma avanti’. Il secondo, invece, era ‘i partiti sono partiti, fortuna che sono arrivati i Verdi’. Noi, come da tradizione radicale, eravamo più movimentisti che partitici. La sinistra, poi, era molto industrialista e filo-nucleare così come la destra. Nel ’93 nasce il sistema maggioritario e i Verdi devono scegliere le alleanze. È chiaro che rispetto al centrodestra che puntava molto sul condono edilizio era più normale l’alleanza col centrosinistra. Ho nostalgia di essere riuscito a influenzare il centrosinistra, ma molto spesso gli attacchi partivano proprio dai nostri stessi alleati. Basti pensare alle difficoltà che abbiamo avuto a far passare le normative a tutela degli animali e contro la caccia”.

Perché, secondo lei, i Verdi italiani non hanno mai raggiunto livelli di consensi alti come i verdi tedeschi o francesi?

“In Italia, nello spazio politico occupato dai Verdi in Germania, c’erano 7-8 partiti. In Germania, ad esempio, era vietata la costituzione del partito comunista. I Grunen occuparono tutto lo spazio a sinistra dei socialisti della Spd, mentre in Italia c’erano il Pci ed altri partiti. I Verdi italiani, invece, nascono da esperienze civiche, radicali e ambientaliste. La genesi, quindi, è totalmente diversa. Poi, di tutti i Paesi del Sud-Europa, l’Italia è l’unico che ha avuto i Verdi in maniera significativa in Parlamento e al governo. E, paradossalmente, i Verdi in Italia, gestendo bene il milione di voti che avevano, sono riusciti a bloccare le centrali nucleari, cosa che non è riuscita né ai verdi francesi né ai verdi tedeschi. Siamo riusciti, a differenza di altri Paesi, ad avere l’agricoltura biologica e non gli Ogm. Col 3% i Verdi sono riusciti ad avere normative e leggi ecologiste che non sono riusciti ad avere partiti stranieri ben più forti di noi. E non è stato facile perché l’Italia non è un Paese particolarmente ecologista. Il M5S, infatti, è sicuramente ambientalista, ma i voti li ha presi grazie alla campagna anti-partitocratica e non perché gli italiani sono diventati improvvisamente ecologisti. Gli italiani non sapevano che 4 stelle su 5 facevano riferimento all’ambiente”.

Come ha trascorso quest’ultimo anno caratterizzato dalle quarantene?

“Insegnando online per l’Università Bicocca di Milano, a Tor Vergata a Roma e da quest’anno anche al Federico II di Napoli. Insegno turismo alle lauree magistrali e ho avuto la visione diretta di uno dei settori più danneggiati dalla pandemia. Ho aumentato molto le attività online, ma non ho bloccato nessuna delle mie campagne. Anzi, sono riuscito a cambiare la normativa per ridurre l’eccesso del monouso e abbiamo cercato di privilegiare le mascherine riciclabili perché, quest’anno, per via della necessità della pandemia, abbiamo registrato un aumento di rifiuti e di imballaggi. Ho dovuto ricordare, attraverso la Fondazione Univerde fondata insieme allo storico magistrato ambientalista Gianfranco Amendola, che la tutela dell’ambiente è importante anche perché la pandemia ha dimostrato che le zone in cui c’è maggior inquinamento atmosferico ci sono stati maggiori casi di letalità. Attraverso la Fondazione abbiamo salvato l’isola di Budelli e abbiamo fatto iscrivere l’arte della pizza napoletana al patrimonio Unesco. Da libero cittadino continuo le stesse azioni, pur non avendo un incarico istituzionale”.

Ha avuto paura del covid?

“Sono una persona che ha sempre paura delle malattie. Ho cercato di essere il più attento possibile, ma la paura di un qualcosa che non si conosce è normale. Ad ogni modo, anche nella prima fase, mi sono tutelato con la vaccinazione anti-influenzale e contro la polmonite”.

Il covid ha portato a un aumento dell’uso della plastica e di materiali non riciclabili. Secondo lei è stato un freno alla transizione ecologica?

“Io mi sono laureato in legge in diritto di petizione popolare e, attraverso Change.org, ho ottenuto che le Ferrovie smettessero di usare i guanti anche perché si era capito che erano più dannosi. Era meglio lavarsi le mani, dal momento che il virus si fermava sulla plastica. Bisognava ridurre gli imballaggi inutili e riciclare tutto anziché buttare le mascherine al mare. C’è stato sicuramente un rallentamento sulla transizione ecologica. Ora, invece, si spera che i fondi del Recovery possano essere spesi per questo”.

Cosa pensa di Greta Thumberg? È solo un fenomeno mediatico?

“Greta Thumberg è la sana ribellione di giovani adolescenti che io comprendo, dato che già da ragazzino facevo campagne ambientalisti. I ragazzi di oggi hanno molti più motivi per mobilitarsi visto che gli scienziati dell’Onu dicono che noi rischiamo l’estinzione entro la fine del secolo. Un quindicenne, quindi, a 75 anni si troverà in quel periodo a rischio estinzione se non faremo una vera trasformazione ecologica nei prossimi 10-20 anni. I ragazzi di oggi, con metodi pacifici e disciplinati, stanno rivendicando il diritto a non estinguersi. Poi, magari, c’è chi sta strumentalizzando Greta, ma questi giovani rappresentano gli anticorpi della società”.

Le manca la politica?

“Nessuno ci crede, ma non mi manca. Uno dei migliori insegnamenti che ho preso dalla tradizione radicale è che l’incarico istituzionale ti dà uno strumento in più. È chiaro che io da giovane attivista facevo i campi anti-incendio, ma da assessore del comune di Salerno ho chiuso un cementificio e ho aperto un depuratore. Da deputato ho fatto la prima norma contro i maltrattamenti animali. Finiti i miei incarichi istituzionali non ho mollato e ho usato Change.org per evitare che l’isola di Budelli venisse svenduto a un miliardario neozelandese. Io continuo a fare politica, ma con strumenti diversi. Non mi manca il Palazzo perché non credo che si debba per forza stare nel Palazzo per far passare delle leggi”.

Cosa pensa del governo Draghi?

“Nella mia vita mi sono sempre impegnato nei soggetti movimentisti: i radicali, i verdi e il M5S. Alla Camera ho votato i Cinquestelle e al Senato LeU perché erano le realtà più vicina a una logica ecologista. Proprio per questo, io ero più favorevole al Conte-bis e avrei preferito anche un Conte-Ter perché questo governo, con centrodestra e centrosinistra insieme, rischia di essere paralizzato dalle contraddizioni. D’altro lato ho apprezzato che Draghi abbia definito il suo governo ambientalista e si è impegnato a inserire in Costituzione la tutela dell’ambiente e i diritti degli animali. Sono un po’ deluso dalla prima lettura del Recovery Plan perché ci sono molti riferimenti alla transizione ecologica e pochi alla tutela della natura. Non dobbiamo dimenticarci dei monti, dei fiumi e dei mari”.

E di Salvini?

“Su alcuni temi come la difesa del made in Italy e la lotta agli Ogm ho avuto il sostegno della Lega anche quando ero ministro. Sono stato il primo ministro ospite ad Atreju perché ritenevo che fosse importante avere l’appoggio della destra sociale sui singoli temi. Sia Salvini sia tanti altri esponenti di centrodestra hanno appoggiato la mia campagna pizza-Unesco e, quindi, non ho un pregiudizio ideologico. Poi, ovviamente non condivido le posizioni di chiusura della Lega molto vicine alla Afd tedesca o al Front-national di Le Pen”.

Secondo alcuni Conte è il nuovo Prodi. Secondo lei, Letta e l’ex premier riusciranno a dar vita a un nuovo Ulivo?

“Conte, con la sua buona capacità di mediazione, ha tenuto insieme una coalizione, portando a casa il Recovery. Ora sta facendo il leader dei Cinquestelle, ma deve pensare di essere leader di aggregazione, di una coalizione. Sono convinto che possa mettere a disposizione la sua capacità di mediazione per guidare non un nuovo Ulivo, ma una grande alleanza civica ed ecologista per la terra”.

Secondo lei, Beppe Grillo, dopo quel video, è politicamente finito?

“Grillo è stato molto attento ai temi ambientali molto prima di altri. Lui ci crede alla transizione ecologica. Detto questo, le vicende di un padre in una situazione così difficile, sono molto delicate, ma non credo che determinino un giudizio sulla grande attività politica che ha fatto. Riuscire a costruire dal nulla un movimento che passa dallo 0, al 25% e che porta tanti giovani dentro le Istituzioni sono un fatto importante. Non lo giudicherei solo su una vicenda personale e drammatica per la quale ha usato dei termini che io non condivido”.

Lei è stato il primo ministro a fare coming out. È stato difficile?

“Sono stato il primo ministro nel Sud-Europa, in un Paese cattolico, a dire che la bisessualità era una condizione storica nel Mediterraneo fin dall’Impero Romano. Riuscì a dare un segnale di modernità nel 2000, l’anno del Giubileo e c’era chi non voleva che si facessero manifestazioni come il gay-pride. Ricordai che Roma non aveva tutte queste chiusure sulla libertà sessuale”.

Il ddl Zan ha ricevuto critiche non solo dal mondo cattolico, ma anche dalle femministe di sinistra. Lei cosa ne pensa?

“So che Alessandro Zan è una persona molto determinata e credo che dovrà lavorare con la capacità di ascoltare tutti, ma di sapere che estendere una normativa che punisce i reati d’odio all’omotransfobia o alla misoginia o all’odio contro i diversamente abili non è una cosa così strana. Trovo assurdo che le femministe abbiano attaccato Zan perché l’odio si può riversare anche contro una maggioranza contro le donne, in una società patriarcale come la nostra”.

Qual è la sua più grande paura?

“Sono preoccupato che non si colga l’emergenza del cambiamento climatico. Da ministro l’ho seguito in Kenya quando l’Onu lanciò quell’allarme e nel 2007, nella sede della Fao, feci la più grande conferenza sui cambiamenti climatici. Alcuni scienziati che lavoravano con me furono sbeffeggiati e insultati. Parlammo delle bombe d’acqua e fummo accusati di essere catastrofisti. Io, invece, temo che si verifichi la catastrofe perché abbiamo avuto tanti campanelli d’allarmi e che questa generazione condanni la prossima all’estinzione”.

E l’errore che non rifarebbe?

“Scegliere male qualche collaboratore. In alcuni ruoli persone con più esperienza sono più indipendenti rispetto alcuni giovani che si sono venduti facilmente alle lobby”.

Lei è credente?

“Sì, fin dall’asilo sono cresciuto in una chiesa francescana. Sono praticante e credo che Papa Francesco sia il più grande ecologista attuale. Avessi avuto io, da ministro, un Papa che scrivesse il Laudato sì,avrei avuto più forza e sarei riuscito a fare molto di più in difesa dell’ambiente e delle rinnovabili”.

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