Covid, Inter ed eventi superdiffusori Qual è il vero rischio di contagio – Corriere della Sera

Dopo tanti anni di dominio Juventus c’era da aspettarselo: la passione nerazzurra ha invaso le vie di Milano per festeggiare il prezioso scudetto. Trentamila tifosi si sono ritrovati a cantare e ballare ovunque, nonostante la società avesse raccomandato prudenza. Il virologo Fabrizio Pregliasco prevede un’onda di risalita di contagi ma il fatto che il tutto sia avvenuto all’aperto dà qualche speranza: «Speriamo che i guai siano pochi perché comunque all’aperto sappiamo che il rischio è ridotto – dice Pregliasco – però cantare per lungo tempo diventa un elemento di rischio. Non vedremo subito questi effetti, speriamo che possa esserci solo un piccolo rigurgito di rialzo dei contagi. Il rischio c’è». L’infettivologo Massimo Galli dice: «È chiaro a tutti che questo tipo di manifestazioni sono pericolose». Ma non punta il dito solo sui tifosi dell’Inter: «Ieri gli assembramenti erano ovunque». Giorgio Buonanno, professore ordinario di Fisica tecnica ambientale all’Università degli Studi di Cassino, esperto di aerosol va controcorrente: «I contagi e gli eventi superdiffusori avvengono quasi totalmente al chiuso. Nel giugno scorso ci furono moltissime polemiche per la festa dei tifosi del Napoli che si riversarono per le strade tra grandi cori dopo la vittoria della Coppa Italia. Eppure non si verificò alcuna impennata della curva pandemica». Se ci sarà o no un incremento di contagi lo sapremo fra un paio di settimane, tuttavia non sarà così facile capire se una possibile impennata di contagi sarà dovuta ai festeggiamenti per lo scudetto dell’Inter o per le molte feste clandestine (al chiuso) organizzate un po’ dappertutto in Italia nel primo week end di zona gialla.

I «superspreading events»

In media una persona positiva a Sars-CoV2 infetta 2,5 individui (R0) se non vengono adottate misure di contenimento (mascherine, lavaggio mani, distanziamento sociale). Ci sono individui «superspreader», cioé persone che trasmettono il virus a molte più persone rispetto alla media. Tuttavia man mano che sono trascorsi i mesi dall’inizio della pandemia si è chiarito che per la trasmissione del coronavirus contano soprattutto le circostanze: gli eventi in spazi affollati e chiusi, le attività come il canto o un’intensa attività fisica sono oggi considerati i più pericolosi per il contagio. Sono i cosiddetti «superspreading events», gli eventi di supercontagio, quando una o poche persone possono contagiarne decine per il coincidere di situazioni biologiche (alta carica virale) ma soprattutto logistiche: persone che cantano o urlano al chiuso senza mascherine.

Gli eventi superdiffusori al chiuso

Eventi di supercontagio in tutto il mondo hanno creato focolai di infezione da coronavirus che si sono diffusi a macchia d’olio, tanto da rendere spesso quasi impossibile un tracciamento completo. I focolai più grandi in genere si verificano in ospedali o case di riposo e le cronache hanno raccontato storie da tutto il mondo. Ma anche cerimonie religiose come matrimoni e funerali, riunioni di lavoro, ristoranti, palestre, aziende agricole, macelli, call center, feste, collegi, carceri sono stati «superspreading events» in tutto globo. Quasi tutti i contatti si sono svolti al chiuso dove la mancanza di un importante ricambio d’aria, la vicinanza delle persone (spesso senza mascherina), il contatto prolungato hanno facilitato la diffusione del virus.

L’eccezione della partita Atalanta-Valencia

Eppure il più grande «evento superspreading» conosciuto si è svolto all’aperto. Si tratta della partita di Champions League del 19 febbraio 2020 quando allo stadio di San Siro a Milano l’Atalanta ha ospitato il Valencia. L’evento è stato battezzato «game zero» perché il match si è svolto appena due giorni prima della conferma in Italia (e al di fuori della Cina) del primo caso positivo di Covid-19 . Quella partita è stata definita dal responsabile della Pneumologia dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo una «bomba biologica». Nessuno sapeva che il virus avesse varcato i confini cinesi. È molto probabile che 40 mila bergamaschi sugli spalti di San Siro, tutti insieme, si siano contagiati tra di loro. E anche chi si è riunito a casa o al bar per vedere la partita ha fatto lo stesso. Allo stadio erano presenti anche 2.500 tifosi del Valencia: poche settimane dopo il 35% della squadra spagnola è risultata positiva al nuovo coronavirus. A quella partita sono state collegate 7.000 infezioni.

Che cosa è cambiato da allora

Ancora una volta sono le tifoserie calcistiche che ci fanno preoccupare. Nel febbraio 2020 non si sapeva quasi nulla di Covid-19, il contagio tra gli spalti e al bar è stato rapido e incosciente. La differenza rispetto allora è che oggi abbiamo le mascherine (anche se pochi la indossavano durante i cori di domenica) e che una buona parte della popolazione più debole è stata vaccinata (non quella che era presente ai festeggiamenti, tutti giovani, ma almeno i loro nonni, e forse anche qualche padre, saranno un po’ più protetti dal rischio di ammalarsi). In più sappiamo che contagiarsi all’aperto è piuttosto raro: solo una persona su mille si infetta fuori dagli ambienti chiusi secondo uno studio irlandese che riflette quello che altri studi internazionali segnalano da tempo. Un ricercatore, Swinkels, K, sta compilando un data base con gli eventi superspreading Sars-CoV-2 che, pur con le sue limitazioni (si basa per lo più su articoli di giornali) rende bene l’ordine di grandezza: su 33.741 contagi segnalati solo 11 sono avvenuti in ambienti esclusivamente outdoor.

Il problema del distanziamento

Il grosso problema però è il distanziamento. «All’aperto si può fare qualunque attività, anche senza mascherina, basta mantenere una distanza di un metro e mezzo con le altre persone» spiega Giorgio Buonanno. E i tifosi dell’Inter tutto erano fuorché distanziati. E soprattutto urlavano: due circostanze che hanno reso gli assembramenti particolarmente pericolosi. Negli ambienti outdoor i droplets le goccioline più grandi emesse parlando, respirando, urlando) cadono entro cinquanta centimetri. L’aerosol (goccioline più piccole emesse con le stesse modalità ma destinate a evaporare) si dissolve entro un metro e mezzo. «Tuttavia – spiega ancora Buonanno – cominciamo anche a sapere che il rischio del close contact diventa significativo solo per esposizioni con soggetto positivo che parla per oltre dieci minuti senza mascherina di fronte a un soggetto suscettibile». Per questo gli apertitivi, anche all’aperto, dove non sono mantenute le distanze sono considerate attività pericolose.

Le brevi esposizioni

Durante i festeggiamenti dell’Inter è capitato un po’ di tutto: da contatti prolungati con gli amici con cui si andava a festeggiare a contatti del tutto casuali, presumibilmente più brevi. All’aperto, ma anche al chiuso di mezzi pubblici (per trasferirsi) o a bordo di auto private. Secondo uno studio non ancora revisionato con brevi esposizioni senza mascherina (all’incirca 10 secondi) dovrebbe essere mantenuta una distanza minima di sicurezza di 0,75 metri per abbassare il rischio al di contagio al di sotto dello 0,1%. Nulla di ciò con gli interisti è avvenuto.

3 maggio 2021 (modifica il 3 maggio 2021 | 14:47)

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