Famiglia bloccata in India, l’angoscia di Simonetta. “Sto molto male” – LA NAZIONE

Firenze, 3 maggio 2021 – Le condizioni di salute di Simonetta Filippini, positiva al Covid e ricoverata in un albergo sanitario di New Delhi sono peggiorate nelle ultime 48 ore: “Sto molto male, mi danno l’antibiotico – racconta Simonetta al telefono – stamani (ieri, ndr) svenivo di continuo, ho mal di testa. La Farnesina continua a dire ai miei genitori che sono monitorata e ricevo le medicine di cui ho bisogno ma non è vero niente. Qui non hanno nemmeno una medicina per il vomito. Il console ha richiesto più volte i farmaci ma non riescono a reperirli”.

Simonetta Filippini, 45 anni e il marito Enzo Galli di 42 anni, vivono a Campi Bisenzio (Firenze) e dal 19 aprile sono in India per l’adozione di una bambina di 2 anni. Il 28 aprile è saltato il rientro perché Simonetta è risultata positiva al Covid. La famiglia è stata separata e venerdì, su richiesta dell’ambasciata, la donna è stata sottoposta ad un nuovo tampone che ha dato esito positivo. I protocolli indiani prevedono un tampone ogni 7 giorni ma la situazione sanitaria, com’è noto, in India è collassata. L’ambasciata italiana a New Delhi è scesa subito in campo per i nostri connazionali ma la situazione ogni giorno si fa più difficile. Di questa storia si è interessata ieri la trasmissione “Domenica In” e in collegamento dall’hotel c’era Enzo Galli che però, a causa di problemi all’audio, non è riuscito a raccontare la vicenda.

I genitori di Simonetta hanno chiesto un intervento della Farnesina e i parlamentari, da Cosimo Ferri a Erica Mazzetti, si stanno muovendo affinché il Ministero della Difesa si attivi per organizzare un volo militare contingentato: a New Delhi ci sono altri 22 italiani affetti da Covid e impossibilitati a partire. “Non so più come far capire il dramma che stiamo vivendo – si sfoga Enzo al telefono – sono 10 giorni che non dormo con una bambina piccolina che ha bisogno di cure a attenzioni. Qui non hanno medicinali adatti, l’ospedale pubblico non è un ospedale da campo ma quasi: il personale lavora con turni continuativi e fanno solo la terapia intensiva. Simonetta è una dei tanti pazienti che è sul letto ad aspettare, se si debilita ulteriormente non la riportiamo a casa viva. L’esercito è l’unica soluzione: un volo dell’aeronautica militare ci deve portare via da qui, noi, i 22 connazionali positivi di Delhi e nel resto dell’India ci sarebbero altri 70 italiani. Capisco che raggrupparli da regione a regione è complesso ma bisogna fare qualcosa. Se io mi ammalo che fine fa la bambina? Abbiamo i documenti dove risulta che io sono il padre e Simonetta la madre ma la bambina è sempre cittadina indiana. L’ambasciatore mi accennava che sarebbero venuti gli assistenti sociali e l’avrebbero messa in un istituto. Siamo su territorio indiano e questa è la situazione, molto grave e non possono farci morire in India”. Della vicenda della famiglia Galli è stata informata anche la Croce Rossa di Firenze e Prato per verificare se può collaborare all’apertura di un corridoio umanitario e al rimpatrio degli italiani.

M. Serena Quercioli

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