Giovannini: «Piano da 62 miliardi e scadenze certe per tutte le opere» – Il Sole 24 ORE

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Il 30 aprile è stato «un giorno importante, con l’invio del Pnrr a Bruxelles. Reso ancora più importante dalle decisioni del Consiglio dei ministri di giovedì che ha integrato il piano con due aspetti fondamentali: il fondo complementare da 30 miliardi e altri 10,3 miliardi per completare l’Alta velocità Salerno-Reggio Calabria e Milano-Venezia. Avevo detto che l’attuazione del Pnrr sarebbe partita il 1° maggio. Sono stato preso in parola: con questi due fondi abbiamo disponibili dieci miliardi per partire subito». Il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile, Enrico Giovannini, è certamente fra i vincitori della battaglia del Pnrr: ne esce con 62 miliardi da spendere, 14 in più rispetto al piano di gennaio.

Ministro Giovannini, prima di entrare nel merito dei progetti vorrei farle una domanda di sistema. Nel 1992 abbiamo avuto Tangentopoli e le direttive Ue che imposero un mercato trasparente e concorrenziale degli appalti, con l’obbligo dei bandi di gara, e misero fine a un sistema basato sulla spartizione silenziosa. Ma la legge Merloni, entrata in vigore e subito sospesa, non creò un nuovo sistema. Da allora quel film si ripete ogni 3-4 anni, nuovo codice, sospensioni, retromarce, mentre gli investimenti pubblici sono passati da oltre il 3% di Pil a molto meno del 2%. Aggiungiamo che ai tempi del 3% non c’era la valutazione di impatto ambientale con tutte le sue lentezze. Cosa le fa pensare che il Pnrr ci farà tornare a correre?
Una lettura tutta legata alle regole ci farebbe perdere di vista altri fattori importanti che hanno caratterizzato la nostra storia degli ultimi trenta anni: la rincorsa per entrare nel primo gruppo dell’unione monetaria, le restrizioni di bilancio che non hanno corretto la spesa corrente ma hanno tagliato gli investimenti. E poi, quando l’economia italiana aveva preso a crescere di più, sono arrivate le crisi del 2008-2009 e del 2011-2012. Il basso tasso di propensione a investire sul futuro non ha riguardato però solo il pubblico e solo le infrastrutture, ma anche investitori privati e settori diversi dalle infrastrutture. Con questo non voglio negare che ci siano stati i limiti che lei citava.

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Quindi c’è un problema di regole. Perché stavolta sarà diverso?
Se lei deve scrivere un articolo per il giornale di lunedì, ha una scadenza che non può fallire. Se invece lei propone un articolo senza un termine, non sa quando lo consegnerà. Nei lavori pubblici la data di consegna non è fissata. Sono fissate le procedure da cui poi la data di consegna dipende. Nel Pnrr si inverte l’ordine di causalità: le opere devono essere completate entro una certa data e dunque le procedure devono essere riviste per raggiungere quell’obiettivo. Non basta dire “semplifichiamo” perché anche se noi semplificassimo per arrivare al 2027, sarebbe comunque troppo tardi. È questo l’elemento guida che sta trainando il nostro lavoro da un mese e mezzo.

Ci fa un esempio concreto?
Sono stato un po’ criticato per aver istituito, insieme al ministro Brunetta, una commissione in cui ci fossero il Consiglio di Stato, la Corte dei conti e l’Anac, perché, si è detto, le commissioni richiedono tempi lunghi. Bene, in questo mese e mezzo sono partiti molti processi in parallelo che hanno prodotto una grande quantità di proposte di semplificazione, reingegnerizzazione, velocizzazione che sono ora all’esame della Presidenza del consiglio. La differenza rispetto al passato è proprio qui: per la prima volta una scadenza di consegna viene applicata in Italia e questo cambia tutto il gioco.

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Non si scontrerà con quell’atteggiamento nazionale per cui la procedura è sempre l’elemento principe?
Lo sforzo del governo è proprio quello di invertire l’ordine dei fattori ed è la ragione per cui ho proposto di coinvolgere, da subito e insieme, tre istituzioni che hanno ruoli importanti in tema di procedure. In passato queste istituzioni, anche legittimamente in base al loro ruolo, hanno sottolineato alcuni aspetti piuttosto che altri ed è stato il legislatore a dover trovare una sintesi. Stavolta abbiamo cercato di trovare la sintesi dall’inizio e questo è un segnale importante di come tutte le istituzioni italiane, non solo il governo, stiano affrontando i problemi in modo diverso dal passato.

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Giovannini: «Piano da 62 miliardi e scadenze certe per tutte le opere» – Il Sole 24 ORE

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