Week end di feste clandestine e assembramenti, 30mila in piazza per la festa scudetto dell’Inter. Pregliasco: “Fra 15 giorni aumenteranno i contagi” – La Stampa

L’Italia si risveglia ancora vestita di giallo. Ad una settimana dal ritorno delle zone con meno limitazioni, le “retrocessioni” sulla scala dei colori sono poche. Anche perché il monitoraggio è relativo alla settimana dal 19 al 25 aprile, quindi prima delle riaperture di lunedì scorso i cui effetti si potranno iniziare a vedere tra una se non due settimane. L’Rt sale, l’incidenza dei contagi è scesa (da 157 a 146): un buon risultato «ma l’incidenza è ancora ben lontana dai 50 casi che permetterebbero il contenimento dei nuovi casi» rimarcano gli estensori del report. Il risultato migliore arriva dal numero dei decessi, mai così pochi da 7 mesi, e dal numero di vaccinazioni che continua a salire. E il quadro delle Regioni di oggi è configurato, con la maggior parte resta in zona gialla, anche se l’allarme resta alto. Gli effetti delle riaperture, delle feste clandestine e di assembramenti come quello dei tifosi dell’Inter di ieri «si vedranno tra 14 giorni, da metà maggio in poi: temo che ci sarà un incremento dei casi, non una nuova ondata ma un’onda di risalita» ha detto il virologo Fabrizio Pregliasco intervenendo ad “Agorà” su Rai3: «La speranza è che la vaccinazione dei più fragili possa riequilibrare la situazione – ha aggiunto – così come confidiamo in condizioni meteo più favorevoli, con più tempo trascorso all’esterno».

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Come cambia la mappa dei colori

La girandola di colori tra le regioni ha coinvolto, però, la Valle d’Aosta, che da arancione passa infatti a rossa per via dei suoi 265 casi ogni 100mila abitanti, sopra i 250 che mandano direttamente in lockdown. Passa invece dal rosso all’arancione la Sardegna, colore nel quale finisce anche la Campania, che però era gialla, ma che ha ora un Rt minimo a 1,05, di un pelo sopra quota uno che manda appunto nel purgatorio dove bar e ristoranti restano chiusi tutto il giorno e ci si può muovere solo dentro i confini del proprio comune. Stessa sorte tocca alla Puglia, che in realtà da ben due settimane avrebbe i numeri per essere promossa in giallo, ma che per gli intricati meccanismi del sistema «a semaforo» resta in arancione, perché due settimane fa era rossa e prima di fare il doppio salto bisogna sostare per due settimane nella fascia intermedia. In arancione anche Basilicata, Calabria e Sicilia. Sull’isola, però, tre comuni (Ravanusa, Santa Caterina e Nizza di Sicilia) sono in lockdown e Longi resta in zona rossa fino al 7 maggio. La situazione preoccupa, soprattutto a Palermo. Tutte le altre sono in fascia gialla, quella interessata dalle riaperture del 26 aprile.

Gli assembramenti nel week end e il boom di controlli
Folla nei parchi, locali presi d’assalto e traffico sulle autostrade per il mare. L’Italia “irresponsabile” del primo week end in zona gialla non è stata solo quella dei 30mila tifosi interisti in piazza del Duomo e in largo Cairoli a Milano per festeggiare lo scudetto. Ma in molti angoli d’Italia lo scenario è stato fuori controllo, tra tante segnalazioni e multe. Oltre 50 a Roma, principalmente per assembramenti, mancato uso della mascherina e vendita di alcolici oltre l’orario consentito con una decina i minimarket sanzionati; 55, invece, a Napoli, la gran parte perché non indossava la mascherina di protezione, con i carabinieri intervenuti a ridosso delle 22 in vari quartieri della città per sensibilizzare alla chiusura i locali. Le multe nella giornata di sabato sarebbero oltre 2mila, tra assembramenti per strada e nei locali e anche qualche festa proibita, come quelle di Firenze con 34 multe ai partecipanti.

Cosa si può fare in zona gialla
Sono sempre consentiti gli spostamenti in entrata e in uscita dal territori. Fino al 15 giugno, però, è possibile tra le 5 e le 22 un solo spostamento una volta al giorno verso un’abitazione privata, in un massimo di 4 persone oltre ai minorenni (fino a 18 anni) sui quali si esercita la responsabilità genitoriale. Aperti negozi, ristoranti, bar, pub, gelaterie, pasticcerie «con consumo al tavolo esclusivamente all’aperto, anche a cena» nel rispetto degli orari del coprifuoco e dei protocolli di sicurezza. Le forze di polizia dovranno concentrare i controlli proprio nei locali, per il rispetto delle norme anticovid, e nelle zone della movida, per evitare assembramenti. I sindaci possono anche chiudere strade e piazze in determinate fasce orarie. L’apertura dei locali al chiuso, solo a pranzo, è invece fissata dal decreto al 1 giugno. Senza limiti orari, infine, la ristorazione negli alberghi e nelle strutture ricettive. I centri commerciali resteranno chiusi nei week end fino al 15 maggio. Restano aperti i musei e sarà possibile assistere agli spettacoli in sale teatrali, sale da concerto, cinema, live club e in altri locali o spazi anche all’aperto. Obbligatoria la prenotazione dei posti a sedere e il rispetto di un metro di distanza tra gli spettatori (ad eccezione dei conviventi). La capienza non può essere superiore al 50% di quella massima autorizzata e comunque non possono esserci più di mille spettatori all’aperto e 500 al chiuso. Come da una settimana a questa parte, si può fare qualsiasi tipo di sport all’aperto, anche di squadra e di contatto, ma senza poter utilizzare gli spogliatoi. Per la riapertura delle piscine, all’aperto, bisognerà attendere il 15 maggio mentre per le palestre il 1 giugno. Restano invece vietate tutte le attività in sale da ballo, discoteche e le feste private. 

Cosa si può fare in zona arancione 
Ecco le regole che riguardano Sardegna, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. La novità principale introdotta dal decreto del 26 aprile riguarda gli spostamenti: possono entrare e uscire dai comuni e dalle province tutti coloro che saranno muniti delle «certificazioni verdi Covid 19»: quella di avvenuta vaccinazione o di guarigione, entrambe valide 6 mesi, o l’esito di un tampone antigenico o molecolare effettuato nelle 48 ore precedenti. In zona arancione è sempre consentito spostarsi per comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute, nonché per il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione, comprese le seconde case. Resta possibile, nel comune di residenza, andare a trovare una sola volta al giorno parenti e amici, in massimo 4 persone oltre ai minori conviventi. I negozi sono aperti mentre bar e ristoranti restano chiusi, possibile solo l’asporto o la consegna a domicilio. Resta possibile svolgere attività sportiva all’aperto in forma individuale ma non sono consentiti né gli sport di contatto né quelli di squadra.

Cosa si può fare in zona rossa
Dalla Valle d’Aosta ci si potrà spostare, sempre con uno dei tre certificati: vaccinazione, guarigione o tampone negativo effettuato nelle 48 ore precedenti. Sempre consentiti anche gli spostamenti per lavoro, necessità o motivi di salute, nonché per il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione. Non è possibile andare a trovare parenti o amici una volta al giorno, come in zona arancione o gialla, mentre si può uscire di casa per svolgere attività motoria in prossimità della propria abitazione e attività sportiva in forma individuale. I negozi sono chiusi, ad eccezione delle attività essenziali, così come i bar e i ristoranti per i quali è possibile l’asporto fino alle 18 e la consegna a domicilio.

Gli studenti in classe oggi
Da oggi torneranno in classe almeno 7,7 milioni di studenti, il 90% dei ragazzi. È quanto fa sapere Tuttoscuola. Con la sola Valle d’Aosta in zona rossa e con gli istituti superiori che hanno la responsabilità di organizzare in autonomia le attività in presenza dal 70% al 100% dei loro studenti, inizia da lunedì 3 maggio l’ultimo mese di scuola. In base alla capienza delle scuole e al “colore” della regione, il numero di alunni in presenza per tutti gli ordini sarà compreso in una “forbice” tra 7.667.374 e 8.505.440 studenti, tra cui quasi il 100% dell’intera popolazione scolastica delle scuole statali e paritarie (la variabilità riguarda solamente le superiori).

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