La morte di Luana, rimasta impigliata nel rullo di un macchinario: una vittima “frutto del declino” – Rai News

Incidente in un’azienda tessile del Pratese

Aveva 22 anni, lascia un bambino. La madre: “Ogni pensiero è per lui, mio nipote ha 5 anni e mezzo, ancora non ha chiesto niente”  

“Ora il nostro primo pensiero è il bambino, al quale non faremo mancare nulla, anche se gli mancherà l’essenziale, l’amore della sua sua mamma”. Così Emma Marrazzo, madre di Luana D’Orazio, l’operaia 22enne, madre di un figlio di 5 anni e mezzo, morta ieri in un’azienda tessile di Oste di Montemurlo (Prato) dopo essere finita dentro l’ingranaggio di un orditoio, macchina che serve a preparare la struttura verticale della tela che costituisce la trama del tessuto.

“E’ un bambino di 5 anni e mezzo – prosegue Emma – ma è molto intelligente. Non mi ha chiesto niente, ma qualcosa ha capito. Ha visto purtroppo solo quei poverini che hanno avuto il brutto obbligo di venirmi a dire cos’era successo, i carabinieri di Pistoia. Non sapevano neppure loro come fare a dirmelo, ma gli è toccato farlo”.

Secondo una prima ricostruzione, la 22enne sarebbe rimasta impigliata nel rullo del macchinario a cui stava lavorando, venendo poi trascinata. Accanto a lei c’era un collega, girato di spalle: quando si è voltato ha visto quello che era successo, ma ha riferito di “non aver udito grida di aiuto”. L’allarme è scattato subito, sul posto arrivati, oltre ai vigili, carabinieri e sanitari, ma i soccorsi sono risultati vani. Intervenuti anche i tecnici della Asl Toscana centro: hanno posto sotto sequestro macchinario e circostante area per la verifica dei dispositivi di sicurezza. La magistratura ha disposto l’autopsia.

 

La Diocesi di Prato: una morte “frutto del declino”
“Abbiamo appena finito di festeggiare il Primo Maggio e siamo stati travolti dalla tragica morte di una giovane lavoratrice che voleva, attraverso il lavoro, costruirsi una vita dignitosa, non precaria, piena di senso per sé, la sua famiglia, la sua comunità”, ora “non voglio addentrarmi in questioni sindacali o di magistratura e non voglio dare colpe ma riflettere sul significato di questa morte che mi (ci) interroga perché è frutto di una cultura del lavoro in declino e quando questo avviene, si producono gli effetti più diabolici”. Così una riflessione pubblica diffusa dalla diocesi di Prato fatta da Michele Del Campo, direttore della Pastorale sociale e del lavoro.

“Una giovane, una donna, una lavoratrice, una mamma viene travolta da una macchina, da un’organizzazione del lavoro che per quanto potesse essere improntata sulla sicurezza si è dimostrata ‘insicura’, al punto da trascinarla verso la morte”, si legge in una nota. “Nel 2021 non si può ancora morire di lavoro e sul lavoro – prosegue ancora la riflessione della Pastorale diocesana -. La sicurezza va garantita, organizzata (non solo per legge) attraverso la negoziazione, la creazione di regole condivise che fanno del luogo di lavoro il luogo massimo di partecipazione e di espressione della creatività, d’ingegno, cercando il modo migliore per non soffrire o morire”.

Tra Prato e Pistoia è il secondo infortunio mortale in un’azienda tessile quest’anno: il 2 febbraio Sabri Jaballah, 23 anni, aveva perso la vita schiacciato da una pressa a Montale. Lo ricordano anche i sindacati Cgil, Cisl e Uil di Prato, che stanno organizzando una “forte azione di mobilitazione” per venerdì.

Sulle cause si attendono gli accertamenti della magistratura ma intanto, sottolineano, non si può “non rilevare che ancor oggi si muore per le stesse ragioni e allo stesso modo di cinquant’anni fa: per lo schiacciamento in un macchinario, per la caduta da un tetto. Non sembra cambiato niente, nonostante lo sviluppo tecnologico dei macchinari e dei sistemi di sicurezza. E’ come se la tecnologia si arrestasse alle soglie di fabbriche e stanzoni. Dove si continua a morire e dove, troppo spesso, la sicurezza continua ad essere considerata solo un costo”.

L’amica di Luana: era solare e piena di vita, una sognatrice
“Luana era una ragazza solare e piena di vita, una sognatrice, come è giusto che sia a quell’età. È assurdo” dice a LaPresse Veronica Matragna, amica d’infanzia di Luana. “Conosco Luana da bambina, andava a scuola con mia sorella Jessica – racconta Veronica – e veniva molto spesso a casa mia, dai miei genitori. Conosco suo figlio da quando è nato. È sempre stata solare, è ingiusto che se ne sia andata a questa età. Assurdo. Parlavo di lei – aggiunge  – qualche giorno fa con mia sorella: lei purtroppo è partita e non potrà neanche darle l’ultimo saluto. Cercherò di farlo io per lei. Da madre spero venga fatta giustizia. Ma di certo nulla potrà ricucire il cuore spezzato della sua famiglia”.

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