Perché l’Europa vuole Draghi premier fino al 2023 (ma il Quirinale…) – Money.it

L’Europa vuole Mario Draghi a Palazzo Chigi fino al 2023. Almeno. Ma i desideri dell’establishment del Vecchio Continente sono destinati, ad oggi, a scontrarsi con una questione di calendario. E una di opportunità. Che potrebbero lasciare l’Ue orfana di quella che ha già incoronato come sua prossima guida.

Perché l’Europa vuole Draghi premier fino al 2023 (ma il Quirinale…)

Andiamo con ordine. Un retroscena di Repubblica oggi ci fa sapere che a Bruxelles sono terrorizzati dal fatto che le elezioni per la presidenza della Repubblica siano previste per l’inizio del prossimo anno. Perché essendo Draghi il miglior candidato alla successione di Sergio Mattarella, questo significherebbe che qualcun altro dovrà andare a breve a Palazzo Chigi al suo posto. Anzi. Vista la proverbiale imprevedibilità della politica italiana, il pericolo che si paventa a Bruxelles è che dopo l’ascesa di SuperMario al Quirinale si vada ad elezioni anticipate. Mettendo in pericolo il lavoro sul Recovery Plan: «Draghi non può prendere ora il posto di Mattarella. È troppo presto. Il suo lavoro non può finire tra otto mesi», è il virgolettato (anonimo) riportato da Claudio Tito.

Secondo questa narrazione il presidente del consiglio italiano sta ricoprendo il suo ruolo esattamente

nel modo in cui tutti si aspettavano e si auguravano. A Bruxelles è diventato una «garanzia». Una sorta di cambiale in bianco concessa al Paese-Italia. Ma con una scadenza sovrapposta inscindibilmente alla sua permanenza a Palazzo Chigi. E a un futuro nemmeno troppo lontano in cui, come preconizzato la scorsa settimana dal Financial Time nell’articolo sull’Italia «delinquente», Draghi possa prendere il posto di Angela Merkel come leader simbolo dell’Europa unita.

Una tematica ripresa nei giorni successivi anche da Le Figaro, El Pais e la Faz. Quest’ultima, non soltanto perché di lingua tedesca, è quella che ha più riempito di elogi il premier italiano che tra i “quattro grandi del’Ue” – Italia, Germania, Francia e Spagna – è “la figura dominante” visto che Merkel è giunta “all’autunno del suo cancellierato”, mentre il presidente francese Emmanuel Macron è condizionato “dalla concorrenza interna di Marine Le Pen” e il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez sarebbe “notoriamente labile”.

Tra Draghi e Bruxelles c’è di mezzo il Quirinale

Ma in questa costruzione di senso c’è appunto un problema di calendario. Perché se Draghi davvero andrà al Quirinale all’inizio del 2022 il suo compito, ovvero quello di arbitro e garante della Costituzione italiana, giocoforza gli toglierà molte delle sue possibilità di giocare un ruolo attivo in Europa. Se non altro perché mai nessun presidente della Repubblica, se non per brevi – e criticatissime – fasi della sua permanenza al Quirinale, è uscito stabilmente dalla figura istituzionale che la Carta gli riserva.

Ecco perché se Draghi sale al Colle allora per l’Ue, con la contemporanea uscita di scena di Merkel e le difficoltà di Macron, potrebbero aprirsi tempi bui. Ma un piano B per ora non è all’orizzonte. O meglio: nei mesi scorsi si era parlato della possibilità di un bis per Mattarella sulla scia di Napolitano: pochi mesi per dare a Draghi altro tempo per lavorare al Pnrr. Ma la volontà dell’attuale inquilino del Colle è, come tutti gli riconoscono, ferrea. E durante l’ultimo messaggio agli italiani, a Capodanno, ha ribadito in un paio di occasioni che questo sarebbe stato l’ultimo anno del suo mandato.

Senza contare che anche in Italia adesso quasi tutti vogliono Draghi al Quirinale. Anche il centrodestra a guida Salvini & Meloni, in quello che sarebbe un classico promoveatur ut amoveatur: se SuperMario va al Colle Palazzo Chigi si libera. E le ambizioni di qualcuno, dopo le elezioni, potrebbero essere finalmente soddisfatte. A meno che alla fine non spunti un altro candidato che possa prendere il posto di Draghi. Altrettanto autorevole e garante nei confronti dell’Europa. Ma oggi di figure istituzionali altrettanto autorevoli non se ne vedono all’orizzonte. O si sono chiamate già fuori per limiti di età. L’Italia rischia di dare una nuova delusione all’Europa. E il Vecchio Continente dovrà trovare un altro leader che possa incarnare l’unità.

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