“Cerciello ammazzato per 70 euro e un grammo di coca”, attesa la sentenza per i due ragazzi americani – La Stampa

È attesa tra oggi pomeriggio e domani mattina la sentenza per l’omicidio di Mario Cerciello Rega «ammazzato per 70 euro e un grammo di cocaina» da Cristian Gabriel Natale Hjorth e Finnegan Lee Elder, i due giovani turisti americani (18 e 19 anni all’epoca dei fatti). Cerciello era stato ucciso nel quartiere romano di Prati, il 26 luglio del 2019. «È stato ucciso da due assassini. C’è stato il contributo e la consapevolezza piena di entrambi. E non deve accadere che venga ucciso di nuovo».

Con queste parole, durissime, la pm Maria Sabina Calabretta – nella requisitoria tenuta di marzo scorso davanti alla prima Corte d’Assise di Roma  – ha chiesto la condanna all’ergastolo e a un mese di isolamento diurno per entrambi. L’uccisione del militare, in servizio alla caserma dei Carabinieri di piazza Farnese, fu il punto d’arrivo della notte brava nel corso della quale i due giovani, in vacanza a Roma, provano a comprare della cocaina, furono truffati e provano a ricattare lo spacciatore, che decise di chiamare i carabinieri. Intervennero Cerciello e il suo collega Andrea Varriale che furono aggrediti. Cerciello cade a terra in un lago di sangue a pochi passi da piazza Cavour, dopo undici coltellate ai fianchi con un coltello a lama fissa da 18 centimetri. Finnegan Lee Elder e Gabriel Natale Hjorth vengono arrestati il giorno dopo nell’hotel Meridien, dove risiedono, a poca distanza dal luogo dell’omicidio. Poi sarà Elder a confessare l’omicidio per il quale sono a processo dal febbraio dello scorso anno.

La responsabilità dei due imputati, però, secondo il magistrato è condivisa: «Ogni scelta quella sera fu fatta insieme. È Natale che fa le telefonate, che tratta la dose di stupefacente. È lui che discute e chiede indietro 80 euro e un grammo di cocaina  – aveva affermato il pm – Entrambi sono andati all’incontro pronti a tutto, anche allo scontro fisico, per raggiungere l’obiettivo che si erano prefissati». «Cerciello non avuto il tempo di elaborare nessuna difesa attiva. E’ stato ucciso con undici coltellate in meno di trenta secondi. Non c’è segno di un attacco di Cerciello o di un tentativo di strangolamento: non fu legittima difesa – aveva proseguito la pm Calabretta – . E Varriale non ha potuto intervenire perché assorbito dalla colluttazione con Natale». «E’ stata un’aggressione, un attacco violento, micidiale, sproporzionato. Poco avrebbe potuto fare Cerciello per difendersi anche se fosse stato armato, ma non lo era. La finalità di quell’azione era unicamente uccidere. E la giovane età degli imputati e il fatto che siano incensurati, non tolgono gravità ai fatti», aveva concluso. 

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