Ddl Zan, Renato Farina dalla parte di Giorgia Meloni: “Perché ha ragione”, ecco l’imbroglio sinistro – LiberoQuotidiano.it

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«La nuova legge alimenta la censura» La verità elementare sulla censura e la guerra alla libertà di pensiero e di parola l’ha detta Giorgia Meloni. «Parla di censura chi vorrebbe introdurre con il ddl Zan la censura per legge e punire con il carcere chi non si allinea al pensiero dominante». A queste parole tutti si alzano indignati a dire: non è vero, ma è una furbizia dialettica, un modo per stare nei binari della Costituzione. Questo disegno di legge già approvato alla Camera e oggi sul tavolo dei senatori non è così sfacciato. Non dice: vi censuro, e vi mando in galera per le vostre opinioni. Ma è già adesso un permesso all’aggressione verbale e alla reclusione morale nel lazzaretto dei malati nella testa, di chi non scatta negli applausi verso chi non è pronto a scattare in un applauso entusiasta alle tesi sul sesso fluido e l’educazione gender (stimolare la decisione a quale genere appartenere sin dall’asilo, a prescindere dal sesso biologico) e l’utero in affitto che sono l’ipertesto non dichiarato del disegno di legge (ddl) Zan, di cui il Concertone dei sindacati è stato il manifesto appeso grazie alla Rai nelle case degli cittadini, e senza contraddittorio.

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SOLO UNO SPOT
Ha detto Meloni al Messaggero: «Il Concertone è stato usato come pretesto per battaglie ideologiche, come il ddl Zan, che non c’entrano nulla con il lavoro e i diritti dei lavoratori. Il tutto sulla tv pubblica e a spese degli italiani. In questo contesto c’è chi usa quel palco per farsi pubblicità e confezionarsi un megaspot, utile per affermarsi ulteriormente nei circuiti che contano». Questa ideologia è stata perfettamente visibile nelle proclamazioni, cosiddetta trasgressiva perché in topless e con il fiocchetto sui cap**li con i colori arcobaleno della “libertà di amare”, come se ci fosse una legge che lo vieta e impedisce espressione dei sentimenti. Nelle dichiarate intenzioni il ddl Zan vorrebbe punire le discriminazioni e aggravare le pene per reati di violenza contro disabili, omosessuali e transessuali (peraltro le aggravanti ci sono già, e giustamente, non solo nel codice ma nella prassi dei tribunali). E allora perché questa urgenza? Lo scopo di questa norma che ha per primo firmatario il deputato del Partito democratico Alessandro Zan (socio di una ditta che organizza il Padova Pride, fonte L’Espresso) è l’imposizione del catechismo della morale politically correct. Essa, come dimostrano le censure inflitte ad esempio dall’Ordine dei giornalisti, ancora non c’è, ma è già fatta valere come una spada morale per sbudellare i diversamente pensanti. La punizione in realtà non è ancora penale ma tutto lascia intendere che un avviso di garanzia a chi parla contro il matrimonio omo sessuale, le adozioni per coppie gay o lesbiche con annesso il diritto ad aver figli con l’utero in affitto, non mancheranno. Come si spiega questa urgenza? La sinistra e i 5 Stelle temono di non riuscire a condurre a termine il programma di vaccinazione forzata delle loro idee sulla vita e sulla famiglia. Persino le inoculazioni anti-Covid sono su base volontaria, invece qui si vuole iniettare l’ideologia nel popolo con la minaccia di sanzioni e piantando uno spillone voodoo per isolare socialmente chi abbia idee suscettibili di essere definite omofobe.

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ESEMPIO PRATICO
Un esempio pratico? Tempo fa lo aveva spiegato la stessa Meloni: «Vengo definita omofoba decine di volte al giorno solo perché considero l’utero in affitto una pratica barbara. Questo non vuol dire che odi qualcuno, ma che voglio soltanto difendere il sacrosanto diritto di un bambino ad avere un padre e una madre. Per amore, e non per odio, conduco queste battaglie. Siamo davanti ad una proposta di legge profondamente sbagliata, che rischia di creare davvero delle discriminazioni e dei cortocircuiti incredibili». Basti leggere l’articolo 4 intitolato «Pluralismo delle idee e libertà delle scelte» per capire a cosa si riferisce la leader di FdI: «Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti». Se si sente il bisogno di precisare l’ovvio significa che l’impianto trascina in una situazione di regime da pensiero unico. E la frasetta finale è minacciosa. Parole che spingano «al concreto pericolo di atti discriminatori», che vuol dire? È discriminante vietare l’utero in affitto? È pericoloso, dunque sarebbe reato, mobilitarsi per contestare questa pratica? Chi lo decide? Fedez?

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