Vaccino Covid, dosi ai 50enni e anziani in attesa: le strane priorità decise al Sud – Corriere della Sera

A guardarla a prima vista sembra una classifica ingannevole, in cui i primi della classe in una fascia d’età giovanile sono spesso in coda in quella prioritaria, degli anziani. In un gioco di specchi in cui i più meritevoli rischiano però di apparire i più improvvidi perché vaccinano in maniera prevalente chi dovrebbe attendere ancora un po’, senza coprire tutti quelli che col Covid vanno incontro a ospedalizzazioni e decessi. Un paradosso che sembra riguardare l’operato di Sicilia, Calabria, Campania e Sardegna. Uno spartito non proprio fedele al dettato del commissario Francesco Figliuolo. Così scopriamo che Basilicata e Campania sono in testa per quota di vaccinati nella fascia d’età tra i 50 e i 59 anni, al momento dedicata prevalentemente al personale sanitario, scolastico e militare. Un quarto dei residenti di queste due regioni ha già avuto almeno una dose: il «primato» mostra la capacità di somministrazione della Campania che però sembra procedere molto più lentamente con gli over 80. In quella tra i 40 e 49 anni anche la Puglia è nei primi posti ed è invece sotto la media nazionale nella fascia 60-69. Sui trentenni ancora in testa la Basilicata, ma ha somministrato due dosi solo al 2,6% tra i 70 e i 79 anni.

Le motivazioni, almeno a sentire le Regioni coinvolte, devono sfuggire a facili interpretazioni: si sostiene, infatti, che una parte consistente della popolazione anziana non vaccinata è diffidente al vaccino e, molto spesso, rifiuta la somministrazione. E ancora: il ruolo dei medici di base — le sentinelle dei più fragili perché con loro a quotidiano contatto — non aiuta come era lecito sperare, non riuscendo a coinvolgere la popolazione che corre i maggiori rischi Covid. Ieri la Fimmg, la federazione che li rappresenta, ha però rovesciato il punto di vista: con una lettera alla struttura commissariale ha segnalato lo scarso coinvolgimento per «la mancata o insufficiente fornitura di vaccini a vantaggio dei grandi hub». È chiaro che nel piano logistico si sia attribuita una corsia preferenziale ai grandi punti vaccinali capaci di somministrare sieri a migliaia di persone in un giorno. Ma è altrettanto evidente come in alcune regioni, come la Sardegna, sia bassissima l’adesione dei professionisti di medicina generale alla campagna forse anche per il timore di responsabilità in caso di situazioni avverse o per il carico di lavoro cresciuto nell’ultimo anno.

Di certo siamo di fronte a una quota di anziani non raggiungibile: almeno 200mila over 80, di cui il 75% al Sud, che sfugge ai radar. La Campania li inquadra come ideologicamente no-vax perché la regione guidata da Vincenzo De Luca ha effettivamente coperto il 100% degli anziani prenotati e sostiene di non poter raggiungere gli altri. E il «federalismo vaccinale» si nota dalla strategia di Sicilia, Sardegna e Campania di immunizzare gli abitanti delle isole minori. E spinge il Lazio a ventilare l’ipotesi di vaccinare negli stadi durante le partite degli Europei. Ci sono ragioni di opportunità: la stagione estiva è alle porte e mettere in sicurezza 200mila persone che vivono in 30 isole minori presenta dei vantaggi. Ieri la regione guidata da Nello Musumeci ha rotto gli indugi. Oggi è previsto un vertice col commissario Figliuolo, il ministero degli Affari regionali e l’Ancim, l’associazione che riunisce i Comuni delle isole minori. Tra le ipotesi la possibilità di effettuare vaccini di massa.

4 maggio 2021 (modifica il 4 maggio 2021 | 23:21)

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