Green pass con una sola dose di vaccino: il piano contro i renitenti – ilmessaggero.it

La riflessione è in corso al Ministero della Salute. E dalle Regioni c’è chi spinge in questa direzione. Per convincere gli italiani a vaccinarsi anche con AstraZeneca, può essere utile concedere il green pass già dopo due settimane dalla prima dose. Questo per evitare che in molti si tirino indietro non solo e non tanto per l’irrazionale diffidenza alimentata dagli approfondimenti svolti da Ema, dopo rarissimi casi di trombosi, ma perché il lungo periodo cuscinetto previsto tra prima e seconda dose per il vaccino sviluppato a Oxford rappresenta un freno aggiuntivo. Da notare: oggi solo il 76 per cento delle fiale è stato somministrato, 1,5 milioni di dosi sono ferme nei frigoriferi.

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ESTATE
Il ragionamento è semplice: chi si prenota con AstraZeneca a maggio, poi dovrà aspettare altre 12 settimane per il richiamo. Significa, di fatto, arrivare a fine agosto. Chi spera di utilizzare il green pass per viaggiare con più semplicità, o per partecipare a grandi eventi, si accorge che con AstraZeneca rischia di restare deluso. Dunque, preferisce aspettare Pfizer e Moderna, che hanno tempi più ristretti tra prima e seconda somministrazione. Eppure, nel Regno Unito hanno riaperto il paese con una massiccia campagna di sole prime dosi, anche per AstraZeneca. E gli studi mostrano che il vaccino di Oxford offre una prima protezione già dopo 2 o 3 settimane dalla prima iniezione. «Secondo me – dice l’assessore alla Salute del Lazio, Alessio D’Amato – questa potrebbe essere una soluzione. Nel Lazio, negli slot disponibili a maggio, quanto meno fino a quando non arriveranno nuove forniture, abbiamo solo dosi di AstraZeneca e Johnson&Johnson. Per quest’ultimo il problema non si pone, perché è monodose. Ma per AstraZeneca è necessario aumentare l’adesione, anche se nel Lazio, comunque, stiamo usando tutte le dosi. Arriveremo presto a una fase in cui le generazioni meno anziane saranno molto fredde rispetto alla vaccinazione. Non ce lo possiamo permettere».

La presidenza del Consiglio sta preparando una campagna di sensibilizzazione al vaccino, ma già ora c’è una frenata nelle prenotazioni. Racconta il presidente del Friuli-Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga: «Tra i 60 e i 69 anni c’è una fetta molto numerosa di persone che non si stanno vaccinando, siamo a circa il 35 per cento. E la sfiducia, del tutto infondata, che si è creata attorno ad AstraZeneca sta frenando la campagna di immunizzazione in questa generazione». Pier Luigi Lopalco, epidemiologo e assessore alla Salute in Puglia, conferma la necessità di dare nuovo impulso alle vaccinazioni: «Noi stiamo vedendo un numero alto di persone che non si presentano alla vaccinazione con AstraZeneca. L’ipotesi di rilasciare il green pass anche dopo la prima dose può essere utile, anche se c’è un problema: c’è sì una protezione, sia pure non completa, ma può esserci comunque una infezione, dunque la certificazione verde dopo una sola iniezione potrebbe non essere utile a limitare la circolazione del virus».

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PARADOSSO
Dopo che per mesi abbiamo ragionato sulla carenza di dosi, oggi nelle Regioni cominciano a pensare che l’avvicinarsi dell’estate e il passaggio alle classi di età meno anziane, che si sentono (sbagliando) escluse dal problema Covid, potrebbe avere contraccolpi gravi su una reale vaccinazione di massa. La diffidenza nei confronti di AstraZeneca completa il quadro. «Per questo – è la tesi di D’Amato – bisogna studiare, e bisogna farlo in fretta, dei sistemi per favorire la vaccinazione anche nei mesi estivi. Ad esempio dovremmo riservare grandi eventi, sportivi o musicali, solo a chi ha il green pass, come avviene in Israele, in modo da convincere le persone a vaccinarsi». Ad oggi, però, questo strumento, che dovrà incrociarsi con quello europeo, viene rilasciato anche solo in presenza di un tampone negativo nelle ultime 48 ore. Resta da risolvere il problema della fuga da AstraZeneca, che colpisce maggiormente alcune regioni, tanto che la Lombardia e il Lazio, chiedono le dosi inutilizzate da realtà come la Sicilia dove quasi la metà delle fiale sono incredibilmente ferme nei frigoriferi.
 

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