Albertini non si ricandida a sindaco di Milano: «Scelta di coppia, non di cuore» – corriere.it

Come ha passato Gabriele Albertini gli ultimi due giorni?
«Il rinvio aveva lo scopo di depurare il quadro da tutti gli elementi esterni. A partire da quelle voci per cui neanche i partiti erano d’accordo tra di loro sul mio nome, o che Berlusconi volesse sostenere economicamente la campagna elettorale di Lupi e non la mia, o ancora la bacchettata a De Corato perché aveva fatto il peana di Cincinnato-Albertini. Se non siete d’accordo tra di voi volete convincere me che non sono d’accordo né con mia moglie né con me stesso? Dopo i chiarimenti dei partiti questi elementi sono scomparsi dal quadro».

Il rinvio è servito a chiarirsi le idee con sua moglie?
«Da quel momento sono stato veramente solo in compagnia di mia moglie e con l’emisfero destro e sinistro del mio cervello: l’emotività e la razionalità. È stata una scelta di coppia e i due giorni sono serviti per decantare la situazione perché comunque mia moglie avrebbe potuto dire, “vedi non ti vogliono neanche loro”. Invece, da quel momento la decisione è stata solo nostra. Ho citato il Vangelo: “Il corpo vale più del vestito, la vita più del cibo”. Sono stato veramente a un passo dal fare una cosa che mi avrebbe cancellato l’ultima parte della mia vita famigliare. Quindi, non sono vittima di un carnefice affettivo e neanche un marito succube. È stata una scelta condivisa e apprezzo mia moglie che mi ha impedito di fare qualcosa che il mio cuore mi portava a fare».

Non le ha impedito di proporsi come vicesindaco se ci fosse un candidato gradito.
«Sempre che i partiti lo vogliano. Non è neanche una proposta indecente perché, ancora oggi, quella certa popolarità attestata dai sondaggi può servire alla causa. E poi la vita del vicesindaco è meno impegnativa rispetto a quella da sindaco».

Di chi sarebbe disposto a fare il vicesindaco?
«Penso a una figura come quella di Fabio Minoli, che ha sia un connotato civico sia politico. Adesso è il direttore delle relazioni esterne della Bayer, lo stesso incarico che ha ricoperto in Confindustria. Prima è stato coordinatore cittadino di FI, deputato e fondatore dei club azzurri e quindi ha anche una sensibilità politica. Ma è anche uno che non vive di politica e quindi ha la garanzia di essere in contatto con la realtà. Ha dimostrato di poterne fare meno e di poter scegliere con indipendenza. Potrebbe essere la persona giusta».

Perché i partiti dovrebbero seguire i suoi consigli dopo che lei non ha accettato la candidatura? Non ritiene che siano arrabbiati con lei?
«Per ora non ho avuto reazioni violente. Mi hanno risposto con messaggini cordiali. Giorgia Meloni mi ha ringraziato inviandomi un emoticon con la lacrima. Lo stesso ha fatto Licia Ronzulli. Giancarlo Giorgetti mi ha chiesto un nome. Gli ho fatto quello di Minoli e lui ha apprezzato. È chiaro che loro volevano che corressi, ma oggi il vecchio leone visto che non può dare il cattivo esempio può almeno dare dei consigli come canta De Andrè e per me Minoli è un ottimo candidato. Di lui si può dire quello che Salvini ha detto di me: “Sfido chiunque a dirmi di che partito è Albertini”».

Quando ha ricevuto l’ultimo assalto per cercare di convincerla?
«Venerdì, quando mi è venuta a trovare Licia Ronzulli. Ha tentato di convincermi fino all’ultimo ma alla fine ha desistito. In compenso abbiamo fatto due foto insieme, una davanti ai cimeli raccolti in questi anni, a partire dalla Lettera 32 usata da Indro Montanelli e una davanti una perfetta riproduzione della famosa lorica muscolata, un’armatura romana».

Come mai tiene un’armatura in ufficio?
«Sono un appassionato di storia romana e ho speso l’equivalente di un’utilitaria per poter avere la spolia di un legatus legionis romano(il comandante di legioni). C’è tutto: gladio, cimiero con pennacchio rosso, gonnellino con le borchie, tunica, mantella porpora. Serve per ricordare l’immensa civiltà del millenario impero romano in questi tempi difficili. Ci siamo scattati la foto e le ho chiesto di farla vedere a Berlusconi per ricordargli che anche lui è stato un Cesare».

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Ha sentito Berlusconi?
«No, perché stava facendo i controlli medici. Ho chiesto a Ronzulli di non disturbarlo con una cattiva notizia. Quando tutto sarà finito andrei volentieri a salutarlo solo per amicizia e simpatia».

Ha definitivamente chiuso con la politica?
«Un desiderio l’avrei. Dopo Cartabia mi piacerebbe fare il ministro della giustizia perché penso sia la riforma più urgente per il nostro Paese. C’è la necessità di restaurare la Costituzione con la separazione dei poteri che è stata interrotta nel ’93 con la cancellazione dell’autorizzazione a procedere».

15 maggio 2021 | 21:07

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