Guerra tra clan e omicidi: inchiesta Centauri chiusa, 27 indagati – Livesicilia.it

CATANIA – Che si potesse scatenare la guerra, violenta e armata, era nell’aria da anni. E alla fine lo scontro è arrivato. Seminando morti e feriti. Facendo precipitare Catania nell’incubo. Nella paura. Le tensioni tra Cursoti Milanesi e Cappello sono storiche. E quando c’è da una parte Carmelo Di Stefano, pasta ca cassa – che sta riprendendo il controllo del clan che piano piano perde pezzi verso i nemici – e dall’altra c’è Salvuccio jr Lombardo – capace anche di uccidere a fucilate un gatto sotto casa perché lo disturba – ci vuole davvero molto poco ad accendere la miccia. 

L’8 agosto 2020 viale Grimaldi si è trasformato in una sorta di striscia di Gaza della mafia catanese. I carabinieri, dopo mesi di indagini complesse e delicate, sono riusciti a ricostruire pezzo per pezzo quel pomeriggio di fuoco. Quasi un mese fa, infatti, è scattato il blitz Centauri con l’arresto di 14 indagati. Il boss Carmelo Di Stefano è già in carcere dalla scorsa estate, dopo che il gip ha convalidato il fermo ed ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei suoi confronti. In cella è rimasto anche Martino Sanfilippo che ha deciso di cambiare vita, collaborare con la giustizia e svelare i retroscena della sparatoria. Dal pestaggio di via Armando Diaz di Gaetano Nobile (per volere di Di Stefano) all’arrivo di un fiume di scooter sotto casa di Sanfilippo, nota roccaforte dei Cursoti Milanesi. In sella alle moto diversi affiliati – e non – della cosca Cappello. Anche nomi di vertice, come il fratello del padrino Massimiliano Cappello.

I fermi della Procura servivano a dare un segnale forte ai due clan e poter fermare possibili vendette e ritorsioni. I Cappello dal conflitto armato ne sono usciti con le ossa rotte e due morti sull’asfalto: Luciano D’Alessandro e Vincenzo Scalia. 

Pochi giorni dopo il blitz si è chiuso un altro importante passaggio processuale. L’inchiesta è terminata. Agli indagati – in totale sono 27 – è stato notificato l’avviso di conclusione indagini. Omicidio, tentato omicidio e armi sono le accuse a vario titolo contestate agli indagati.

I carabinieri, a seguito di un’inchiesta davvero poderosa e difficile, sono riusciti a cristallizzare i componenti dei due gruppi di fuoco. Da una parte i Cursoti Milanesi, armati di una pistola calibro 9×21 e due revolver calibro 38, con Carmelo Di Stefano, Martino Sanfilippo, Roberto Campisi, Davide Agatino Scuderi, Michael Agatino Sanfilippo, Giovanni Nicolosi, Rosario Viglianesi, Santo Tricomi. Dall’altra i Cappello, armati di due pistole calibro 7,65, con Concetto Alessio Bertucci, Mario Bonaventura, Massimiliano Cappello, Sebastiano Cavallaro, Salvatore Chisari, Angelo Condorelli, Renzo Cristaudo, Gaetano Ferrara, Rocco Ferrara, Emilio Gangemi, Luciano Guzzardi, Santo Antonino Lorenzo Guzzardi, Salvuccio Junior Lombardo, Gaetano Nobile, Riccardo Pedicone, Rinaldo Puglisi, Giuseppe Romano, Gioacchino Spampinato, Luciano Tudisco. Tra le file dei Cappello, Bertucci e Chisari hanno seguito l’esempio di Martino Sanfilippo decidendo di entrare nel programma di protezione. 

Il ‘gruppo’ dei Cursoti Milanesi è accusato del duplice omicidio di D’Alessandro e Scalia e del ferimento di Concetto Alessio Bertucci, Luciano Guzzardi, Riccardo Pedicone Gioacchino Spampinato. Invece ai Cappello è contestato il tentato omicidio di Martino Sanfilippo e Rosario Viglianesi. Poteva davvero essere una carneficina. 

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