Trento, 100 alla maturità grazie al Tar: «Appoggiato da mia mamma insegnante, quel 96 era ingiusto» – Corriere della Sera

TRENTO Il suo sogno nel cassetto di bambino non era diventare un calciatore, o un cantante famoso. Voleva seguire le orme di Richard Feynman, diventare un fisico nucleare. Quel sogno più volte accarezzato per Nicolò Chino, studente del liceo Rosmini di Rovereto, nel tempo è diventato un progetto di vita e per questo aveva studiato tanto per la maturità. Ma il desiderio di uscire dal liceo scientifico con il massimo dei voti l’ha potuto solo accarezzare, non è riuscito a ottenere il punteggio di 100/100 per quattro punti. Un giudizio ingiusto, secondo il giovane trentino, «corretto» solo dopo una seconda convocazione della commissione su richiesta del Tar. La giustizia amministrativa che gli ha «restituito» il voto meritato, ma ha perso la borsa di studio.

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L’esame di maturità è sempre una prova difficile, lei si era preparato molto, come ha vissuto il giudizio della commissione?
«Nell’ultimo triennio mi ero impegnato tanto sia dal punto di vista scolastico che extrascolastico, nel 2019 avevo vinto le Olimpiadi di italiano a livello di istituto, avevo poi conseguito anche una certificazione livello B2 di inglese. Penso di avere una buona oratoria e, anche se non ho mai nascosto la mia passione per la matematica e la fisica, ho sempre partecipato a progetti di recitazione, mi piace la poesia e leggere. Questo nuovo format dell’esame di maturità quasi tutto orale per me era una sfida interessante, ho superato la prova d’esame il 22 giugno scorso con un voto di 40/40. Un giudizio espresso all’unanimità. Per questo quando ho visto il punteggio finale sono rimasto stupito e dispiaciuto».

La commissione era composta da docenti che già conosceva?
«Erano tutti insegnanti interni dell’istituto che già conoscevo, tranne il presidente, ma lui non mi ha fatto domande. Sapevo di aver fatto un ottimo esame e quindi mi aspettavo il massimo dei voti, quando ho visto il 96 ci sono rimasto male. Ho sempre ritenuto i miei professori in grado di dare giudizi oggettivi, nel corso degli anni di studio non mi sono mai lamentato e non ho mai criticato gli insegnanti. Ho sempre studiato perché volevo imparare, desideravo sapere e conoscere. Quando ho scoperto che non mi hanno attribuito il bonus di 5 punti, ma mi hanno dato un solo punto per essermi distinto nelle materie scientifiche senza considerare tutto quello che avevo fatto nelle altre materie, ci sono rimasto male. Mi è sembrato un giudizio ingiusto, non rispecchiava la mia persona. Ero appassionato anche di storia e filosofia, ho sempre amato gli autori e i libri di italiano, in storia dell’arte avevo preso dieci. Quel giudizio era incomprensibile».

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I docenti non le hanno dato una spiegazione?
«La professoressa di filosofia ha ammesso che nella sua materia avevo fatto un esame orale in maniera eccelsa e durante gli anni in cui era stata mia insegnante aveva notato una crescita e il mio desiderio di imparare anche spaziando in materie non prettamente scientifiche. Per questo la scelta di assegnare un solo punto mi è parsa ancora più incomprensibile».

Rivolgersi al Tar è stata una scelta coraggiosa, non scevra da possibili critiche. Cosa risponde a chi potrebbe giudicare negativamente questa sua reazione?
«Ho sempre creduto nella giustizia e nella morale. Io per primo, anche a scuola, ho sempre combattuto le ingiustizie, quindi, sentendomi giudicato ingiustamente, ho deciso di chiedere al dirigente di poter vedere quali criteri di assegnazione dei bonus erano stati utilizzati. Avevo mandato una richiesta alla scuola, ma non mi hanno risposto, poi mi sono rivolto all’avvocata Maria Cristina Osele e a quel punto mi hanno mandato le carte. La scuola si è mossa solo quando è intervenuta l’avvocata. Sono rimasto stupito, non pensavo che mi chiudessero la porta in faccia. A quel punto ho presentato una richiesta alla commissione affinché rispettassero i criteri che avevano predisposto, ma mi hanno confermato lo stesso punteggio. Senza una motivazione. Così mi sono rivolto al Tar, ma non avrei mai voluto rivolgermi al Tribunale».

E i suoi genitori…?
«Mia madre è proprio un’insegnante di liceo…»

E l’ha sostenuta in questa sua scelta?
«Si certo, mi ha detto che secondo lei non stavo sbagliando e mi ha spiegato cosa dovevo fare. Mi ha aiutato».

Foto di Enrico Pretto

In un passaggio della sentenza i giudici criticano l’atteggiamento degli insegnanti e ricordano i principi costituzionali, gli stessi che dovrebbero essere insegnati anche a scuola, cosa ne pensa?
«Ho letto la sentenza. Nel verbale di aprile nel quale finalmente mi hanno danno i 100/100 ci sono alcuni passaggi in cui alcuni insegnanti, in particolare la mia professoressa di italiano, afferma che quel voto è inderogabile e dal suo punto do vista non dovevo contestare il punteggio. Aveva proposto di darmi 4 punti appellandosi alla clausola secondo la quale non si può assegnare il massimo del bonus se un ragazzo non si è spiegato in maniera eccelsa. Avrei ottenuto 99/100. Anche la professoressa di inglese si è sentita offesa per il mio ricorso al Tribunale amministrativo, credo che i giudici si riferiscano a questo».

Quali sono i suoi progetti ora?
«Sono al primo anno della Facoltà di Fisica a Trento, il mio sogno nel cassetto è sempre stato quello di diventare un fisico delle particelle o un fisico nucleare e magari entrare nella ricerca. Purtroppo ho perso la borsa di studio perché quando mi sono iscritto non era ancora uscita la sentenza e non la potrò recuperare».

Qual è il fisico a cui si ispira?
«Richard Feynman, il principio di azione della bomba nucleare mi ha sempre affascinato e lui viveva la fisica come la filosofia, se leggi un suo libro non lo fai per apprezzare da zero la fisica, ma per apprezzarne l’amore e la poesia che ci sta dietro».

16 maggio 2021 (modifica il 16 maggio 2021 | 18:23)

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Trento, 100 alla maturità grazie al Tar: «Appoggiato da mia mamma insegnante, quel 96 era ingiusto» – Corriere della Sera

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