Addio a Battiato: le sue canzoni più famose – IL GIORNO

Non è facile fare una scelta nel vasto epertorio di Franco Battiato alla ricecra di quelle che sono le sue canzoni più belle, famose ed apprezzate. Nel corso della sua lunga carriera, iniziata nel 1965, Battiato ha infatti spaziato attraverso tanti generi musicali, dalla musica classica all’elettronica, dal rock alla musica leggera, dalla musica etnica all’opera lirica.

Sicuramente ognuno di noi avrà una sua personale classifica dettata dalle emozioni suscitate da questa o da quell’altra canzone. Quel che è certo è che ogni singolo pezzo del Maestro siciliano è un piccolo capolavoro all’interno del quale il cantautore catanese si è divertito a sperimentare dimostrando, senza ombra di dubbio, di essere uno tra gli artisti più innovativi. Abbiamo provato a selezionare le sue canzoni più conosciute, per fare un viaggio attraverso l’enorme produzione di Franco Battiato.
Ecco le sue 10 canzoni più famose:
 

L’ERA DEL CINGHIALE BIANCO
Dopo gli inizi in cui si dedica alla musica sperimentale d’avanguardia, nel 1979, Battiato pubblica “L’era del cinghiale bianco”, un album che segna l’avvicinamento del cantautore alla musica new wave. Il brano che dà il titolo al disco è diventato uno dei cavalli di battaglia della produzione artistica di Franco Battiato. Nella canzone, ci sono evidenti riferimenti alla mitologia e alla magia, due temi molto cari al compositore.
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PROSPETTIVA NEVSKIJ
Dall’album “Patriots”, del 1980, Battiato estrae la canzone “Prospettiva Nevskij”, che già dal titolo lascia intendere l’atmosfera del brano. Siamo in Unione Sovietica e precisamente a San Pietroburgo-Leningrado, nella via principale della città. Tra riferimenti alla politica, alla musica classica e al cinema, la canzone resta uno dei capolavori del cantautore siciliano.
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CENTRO DI GRAVITÀ PERMANENTE
Il disco “La voce del padrone”, pubblicato nel 1981, rappresenta una pietra miliare nella discografia italiana e uno degli album di maggiore successo di Franco Battiato. Da questo lavoro, sono stati tratti singoli – quando ancora non si chiamavano così – che ancora oggi fanno cantare e ballare il pubblico. “Centro di gravità permanente” è uno di questi. Con un testo apparentemente senza senso, il cantautore parla della sensazione di smarrimento che lo attraversa e della necessità di trovare un punto stabile.
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BANDIERA BIANCA
Altro estratto dall’album del 1981 è “Bandiera bianca”, un brano che è una critica alla società del periodo, con riferimenti alla politica, al terrorismo e alla dipendenza dal denaro. Nel testo, Battiato omaggia anche alcuni colleghi, tra cui Bob Dylan, Alan Sorrenti, i Doors. Anche con questo pezzo, il cantautore mostra di sapersi destreggiare abilmente tra canzone colta e popolare.
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CUCCURUCUCÙ
Con “Cuccurucucù”, sempre contenuto nell’album “La voce del padrone”, Franco Battiato presenta una delle sue canzoni più ballate in assoluto. Il brano è ricco di riferimenti e di omaggi, a partire dal titolo, che si ispira alla canzone portata al successo da Caetano Veloso “Cuccurucucù paloma”. Altre citazioni riguardano i Rolling Stones, Milva, Mina, Bob Dylan, Nicola Di Bari e Chubby Checker.
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VOGLIO VEDERTI DANZARE
“Voglio vederti danzare” è contenuta nell’album “L’arca di Noè”, del 1982. Il brano ebbe un successo inaspettato ed è uno di quelli che ha ricevuto più cover e riarrangiamenti, anche in epoca recente, con la versione dance a opera del dj italiano Prezioso, con il featuring di Marvin. Il testo esoterico ed esotico si accompagna a un ritmo elettronico e ritmato che sfocia in un valzer viennese verso il finale.
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LA STAGIONE DELL’AMORE
Contenuto nel tredicesimo album del cantautore, “Orizzonti perduti”, del 1983, “La stagione dell’amore” è uno dei maggiori successi di Franco Battiato. Tutto il disco si differenzia dai precedenti per la totale eliminazione degli strumenti acustici e un uso massiccio dell’elettronica e dei computer. Il tema centrale della canzone è il tempo e il fatto che tutto, anche le relazioni umane, siano condizionate da questo fattore.
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E TI VENGO A CERCARE
“E ti vengo a cercare” è un brano dell’album del 1988, “Fisiognomica”, con cui Battiato torna a uno stile più intimo e spirituale, lasciandosi alle spalle le esperienze precedenti, più commerciali. Nel disco ci sono anche molte influenze arabeggianti. La canzone è attraversata da una doppia linea: una mistica e più spirituale e una più terrena e materiale.
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POVERA PATRIA
Nel 1991, Franco Battiato pubblica l’album “Come un cammello in una grondaia”, registrato agli Abbey Road Studios. Il disco rappresenta un punto di rottura per il cantautore, che prova ad avvicinare la musica leggera a quella classica. L’invettiva politica “Povera Patria” rappresenta un elemento quasi stonato all’interno dell’album. La canzone resta una delle più attuali e contemporanee di Battiato e anche una di quelle di maggior successo.
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LA CURA
L’excursus attraverso le canzoni più famose di Franco Battiato non può che terminare con “La cura”, brano del 1996, contenuto nell’album “L’imboscata”. Il pezzo è uno dei tanti scritti in collaborazione con il filosofo Manlio Sgalambro ed è stato considerato da molti critici il testo d’amore più bello di tutta la canzone italiana. Il tema è quello, sempre attuale, del potere curativo della musica e dell’amore.
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