AstraZeneca e psicosi da trombosi, le conseguenze in un report: ecco perché ora siamo in pericolo – Liberoquotidiano.it

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Continua incessantemente il dibattito intorno ai vaccini. In particolare, le repentine modifiche del piano vaccinale, nello specifico per quanto riguarda la somministrazione del preparato AstraZeneca, non hanno fatto che confondere la popolazione. I casi di trombosi legati al vaccino anglo-svedese, estremamente rari, ma che possono colpire giovani e, a quanto emerge soprattutto donne, hanno poi ulteriormente alimentato i dubbi degli italiani. Il recente caso di trombosi di una ragazza 18enne di Genova in seguito alla vaccinazione, ha portato poi ad una descrzione di massa da parte di oltre 600 giovani che si erano volontariamente prenotati all’open day del vaccino, proprio con AstraZeneca. Ma ad oggi, che opinione si sono fatti gli italiani del vaccino?

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Secondo un sondaggio in via di pubblicazione realizzato da Iqvia, uno dei più importanti analisti di dati sanitari al mondo, mostra che soltanto il 50% della popolazione è certo di vaccinarsi. A questi, si aggiungono un 25% di indecisi, e un altro 25% di chi si dice contrario. L’8% è assolutamente contrario, mentre il 17% afferma altamente probabile il fatto che non lo farà. Dal survey emerge come i più propensi a vaccinarsi siano i giovani tra i 18 e i 24 anni, di cui soltanto il 13% dichiara di non voler ricevere il vaccino. La frazione più ampia di contrari si concentra tra i giovani adulti delle fasce 25-34 anni (27%) e 35-44 anni (28%).  Chiaro, però, che se davvero si vaccinasse soltanto il 50% della popolazione, la campagna rischierebbe di saltare.

Tra chi nutre ancora incertezze anche una buona parte degli over 65, circa il 27%, spaccato tra ci dice no (il 13%) e chi probabilmente dice no (14%). Secondo l’ultimo report del governo sui vaccini gli over 60 italiani a non aver ancora ricevuto la prima somministrazione sono ben 3,3 milioni (400mila over 80, 900mila over 70 e 2 milioni di over 60). Un dato che potrebbe derivare anche dalla loro poca dimestichezza con i dispositivi tecnologici necessari per effettuare la prenotazione, motivo per cui il generale Figliuolo ha chiesto alle Regioni di intervenire in questo senso. 

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Secondo un paper, sempre di Iqvia e messo a punto da un team di esperti tra cui spiccano Walter Ricciardi e Guido Rasi, emerge che dietro alla titubanza nei confronti del vaccino si celino timori e preoccupazione (39%), incertezza (16%), rabbia e insofferenza (7%). Sentimenti dovuti anche alla scarsa informativa da parte delle istituzioni che peccano di un vero e proprio “piano di comunicazione”, atto ad informare i cittadini sul funzionamento dei vaccini, fatto riconosciuto dal 33% degli italiani. La maggioranza si informa infatti sui giornali (75%) e tramite i social media (35%). “È importante che i medici possano favorire la divulgazione di una informazione corretta che rassicuri i cittadini sull’importanza di vaccinarsi” ha spiegato Sergio Liberatore, Ceo di Iqvia Italia. 

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