Cosa si rischia a fare il sindaco in Italia – Il Post

Stefania Bonaldi, sindaca di Crema (Lombardia), ha parlato in un’intervista al Corriere della Sera dell’avviso di garanzia ricevuto questa settimana in seguito all’infortunio di un bambino in un asilo nido comunale. La vicenda era stata ripresa e commentata da numerosi sindaci italiani che avevano espresso solidarietà nei confronti di Bonaldi, ricordando che la mancanza di sufficienti tutele legali è uno dei motivi per i quali si fatica spesso a trovare persone disposte a candidarsi per fare i sindaci.

Nell’intervista al Corriere ha detto di essere avvilita per questa vicenda, e di aver ricevuto anche una telefonata di solidarietà da parte dei genitori del bambino infortunato, che le hanno detto che «se avessimo saputo che andava a finire così non avremmo fatto la denuncia» (la sindaca, nell’intervista, ha spiegato che la denuncia era stata fatta anche per motivi assicurativi).

Bonaldi ha poi parlato delle difficoltà a trovare persone che vogliano impegnarsi nel fare i sindaci («Obiettivamente chi ha un mestiere, competenze e una reputazione ci pensa due volte prima di esporsi: denunce, avvisi di garanzia, condanne, eccetera. La cronaca ne è piena») e dei rischi legali a cui è esposto chi decide di fare questo lavoro in Italia:

Il sindaco di una città come Crema a quanti rischi è esposto?
«Oh, infiniti. Non ci sono solo le porte e le finestre di tutti gli edifici comunali. Ci sono gli alberi del demanio pubblico. Le panchine nei parchi. I cornicioni degli edifici pubblici. Potrebbe arrivarmi un avviso di garanzia al giorno».

Lunedì la Procura di Crema aveva inviato un avviso di garanzia a Bonaldi in seguito all’infortunio di un bambino che si era schiacciato due dita in una porta di un asilo comunale della città nello scorso autunno. Il bambino aveva poi recuperato pienamente la funzionalità della mano, ma secondo la procura non sarebbero state adottate le precauzioni necessarie per evitare l’incidente.

L’accusa rivolta dalla Procura a Bonaldi e altri soggetti è che avrebbero omesso «di dotare la porta tagliafuoco REI 120 di qualsivoglia dispositivo idoneo ad evitare la chiusura automatica o da garantire la chiusura ed apertura manuale in sicurezza, contro il rischio di schiacciamento degli arti».

Non è però chiaro quali interventi dovessero essere svolti, considerato che le porte tagliafuoco sono di solito progettate proprio per chiudersi da sole, in modo da evitare che si diffondano gli incendi (possono essere dotate di sistemi di blocco in alcune circostanze, a seconda delle funzioni che assolvono).

– Leggi anche: Due dita schiacciate e un avviso di garanzia

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Cosa si rischia a fare il sindaco in Italia – Il Post

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