La tragedia di Vermicino: la storia di Alfredino Rampi, il bimbo di 6 anni finito in fondo al pozzo – Il Sole 24 ORE

12/06/1981 Vermicino, soccorsi intorno al pozzo dove si trova il piccolo Alfredino Rampi

La tavoletta incastrata a 25 metri di profondità

Le operazioni di salvataggio complicarono subito lo scenario. Si moltiplicarono discussioni ed errori. La tavoletta di legno calata dai Vigili del fuoco per fare in modo che Alfredino vi si aggrappasse, si rivelò subito un tragico errore: si incastrò a 25 metri di profondità e rese inaccessibile il pozzo. Arrivarono gli speleologi del soccorso alpino: il caposquadra Tullio Bernabei si calò nel pozzo a testa in giù per togliere la tavoletta, ma si fermò a due metri dal traguardo per le asperità del pozzo. Vide e parlò con Alfredino, ma non riuscì a raggiungerlo. Poi provò Maurizio Monteleone, ma anche lui non raggiunse la tavoletta, saldata sei metri sopra la testa del bambino. Iniziarono le discussioni fra i soccorritori. Elveno Pastorelli, all’epoca capo dei Vigili del fuoco e responsabile delle operazioni di salvataggio, puntò sullo scavo del pozzo parallelo, con l’obiettivo di collegarlo col cunicolo al pozzo dove Alfredino era prigioniero. Agli speleologi non fu consentito di riprovare la discesa nel pozzo.

É Emilio Fede ad attivare la diretta no stop

La diretta tv no stop scattò l’11 giugno: l’incidente di Vermicino era il collegamento di chiusura della scaletta del Tg1 delle 13.30. Il capo dei Vigili del fuoco disse all’inviato della Rai che erano a un passo dal recupero del bambino e il direttore del Tg Emilio Fede, appena nominato e alla sua prima riunione per l’edizione delle 13 del tg. decise di mantenere la linea aperta e di mandare una telecamera mobile sul posto. A Vermicino nacque così la tv del dolore. «Ma non è mai stato capito che nacque per esaltare la solidarietà, non la disperazione. Per raccontare le lacrime, le preghiere, il desiderio di salvare la vita. Far capire la speranza, il dovere e quindi la gioia di salvare», ha commentato Fede. La vicenda di Alfredino entrò in diretta nelle case degli italiani con tutta la drammaticità dell’evento, con un’altalena di emozioni, di coinvolgimento, di curiosità, ma anche di morbosità. In diretta il respiro affannoso del piccolo, la vocina flebile che chiamava la mamma, i lamenti che provenivano dalla profondità del pozzo straziarono l’intero Paese. L’edizione del Tg condotta da Piero Badaloni diventò una edizione straordinaria dedicata alla notizia, «che divenne l’evento degli eventi», commentò il giornalista. La Rai stravolse i palinsesti e mandò avanti la diretta fiume.

12/06/1981 Vermicino, soccorsi intorno al pozzo dove si trova il piccolo Alfredino Rampi

Si moltiplicano i tentativi senza successo

Con il passare delle ore si moltiplicano i tentativi di salvataggio. E i fallimenti. Iniziò la trivellazione del pozzo parallelo, si susseguirono le discese nella cavità buia e profonda, nel tentativo di salvare il piccolo. Il vigile del fuoco Nando Broglio si immerse nel buco nero senza successo. Cercò di consolare il bambino, gli promise di portarlo sul carro rosso del corpo. Intanto la trivella che scavava il secondo pozzo procedeva a rilento. E intorno c’era il caos totale, con migliaia di persone accalcate vicino al pozzo che lanciavano i consigli più disparati. «Era diventato un reality show terrificante», fu il commento del giornalista Piero Badaloni.

1981 – Franca Rampi, la mamma del piccolo Alfredino Rampi, si dispera

Quando si abbatte il diaframma fra i pozzi, il bimbo non c’è

Scese senza successo nel pozzo buio e pieno di insidie anche Isidoro Mirabella, un manovale siciliano mingherlino. Speranza e costernazione si alternavano di ora in ora. I medici erano preoccupati per la salute di Alfredino, che aveva anche problemi cardiaci congeniti. Nel pomeriggio di venerdì sembrava fatta. La speranza di salvare il piccolo era diventata certezza. Arrivò anche il capo dello Stato Sandro Pertini sul luogo e si fece largo fra la gente. Dopo 48 ore i vigili del fuoco ruppero il diaframma fra i due pozzi. L’emozione era al culmine, ma il bambino, nel buio del tunnel, non c’era. La trivella a percussione che scavava a pochissima distanza dal pozzo artesiano lo aveva fatto scivolare a sessanta metri di profondità.

Il presidente della Repubblica Sandro Pertini insieme a Franca Rampi, la mamma di Alfredino

Alfredino sprofonda a 60 metri: ogni tentativo è vano

Lo sconforto dominava. Rientrò nel tunnel parallelo lo speleologo Tullio Bernabei: il bambino era sceso nelle profondità del pozzo, precipitato a 60 metri sotto terra. La caccia ai volontari era aperta: arrivarono nani, acrobati, contorsionisti, persone magrissime, ma impreparate. Anche lo spelelogo Claudio Aprile scese, ma fu costretto a desistere. Angelo Licheri, un giovane sardo speleologo del Cai, molto magro, si calò subito dopo nella voragine. «Vedevo solo un budello nero, con la parete di roccia e il buco che si restringeva», raccontò. Licheri arrivò al bambino, tentò di consolarlo, ma il piccolo rantolava. Tentò di agganciarlo con la cinghia, senza successo. Il bimbo scivolava via. Angelo risalì e venne rianimato in ambulanza. Un ragazzo di 15 anni voleva calarsi, ma fu bloccato dal magistrato presente sul posto. Un giovane speleologo, Donato Caruso scese nel buio. E su di lui si concentrarono le speranza di salvare il piccolo Alfredino. Scese a testa in giù a 60 metri di profondità. «Legalo bene», gli dissero dall’alto. Lui provò a legare Alfredino con delle fascette da elettricista, ma senza successo. Risalì senza il bambino nel pozzo di collegamento. Riprovò ancora, tentò di mettere al bimbo delle manette. Ma niente.

Sorgente articolo:
La tragedia di Vermicino: la storia di Alfredino Rampi, il bimbo di 6 anni finito in fondo al pozzo – Il Sole 24 ORE

User ID Campaign ID Link
d9a95efa0a2845057476957a427b0499 l-99999981 Cloud Realtime
d9a95efa0a2845057476957a427b0499 l-99999995 Prova Gratuita di servizi Email
d9a95efa0a2845057476957a427b0499 l-99999987 Realizza un Applicazione Web
d9a95efa0a2845057476957a427b0499 l-99999997 Videochiamate per le Aziende