Urso si prende il Copasir ma nel centrodestra è gelo. Lo schiaffo di Salvini a Meloni: contro la legge – Il Tempo

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Alla fine sul Copasir vince Giorgia Meloni con la Lega che diserta la seduta e Matteo Salvini che tuona: così il comitato per la sicurezza “non risponde ai criteri di legge previsti dalla legge”. 

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Adolfo Urso è il nuovo presidente del Copasir, in sostituzione del dimissionario Raffaele Volpi, che ha rimesso il mandato di presidente lo scorso 20 maggio, incassa i voti di M5S, che ha tre membri a San Macuto, di Fi (due), del Pd e di Iv. Sette voti in totale, che sono uno in più di quanto basta (servivano sei preferenze) per l’investitura alla guida del Comitato di controllo dei servizi italiani, ruolo chiave e di snodo delle più delicate vicende che riguardano la sicurezza del Paese. Una carica da sempre appannaggio dell’opposizione, e che la nascita del governo Draghi aveva spinta la Meloni la reclamare la presidenza. 

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Esulta infatti Fratelli d’Italia, (ma va bene anche per M5S e Pd) che ha chiesto per mesi l’attribuzione della presidenza del comitato di controllo dei servizi all’opposizione, esce sconfitto Salvini, che ribadisce come la soluzione sarebbe dovuta passare per le dimissioni di tutti i membri, per arrivare a un comitato del tutto nuovo, prima di eleggere il successore del leghista Volpi, non risparmiando frecciate a Casellati e Fico “che non hanno rispettato la legge”.

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Resta alta la polemica, ma oggi si mette un punto a una vicenda che ha registrato tensioni e colpi di scena che hanno tenuto banco per mesi, mettendo in crisi i rapporti tra i due principali partiti del centrodestra, tra Salvini e Meloni, il primo al governo, l’altra all’opposizione. Sin dall’insediamento di Draghi, Fdi segnala l’anomalia della presidenza Volpi – siamo a febbraio – poi è lo stesso Volpi a scrivere a Casellati e Fico, spiegando di essere in attesa di decisioni.

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Ad aprile i presidenti di Camera e Senato, Casellati e Fico, invitano i partiti a risolvere politicamente la vicenda, trovando un accordo per nuovi assetti. Accordo che non si trova, con la Lega che spiega di sentirsi legittimata a proseguire, richiamando il precedente D’Alema del 2011, che restò in carica anche con l’arrivo del governo Monti, appoggiato dal suo partito. Un tira e molla che vede la Lega puntare i piedi anche dopo la richiesta di sostituire Volpi e Arrigoni, che nel frattempo (il 20 maggio scorso) si sono dimessi, su input di Salvini che propone un comitato tutto nuovo, prima di ripartire con un presidente di opposizione. Casellati e Fico, preso atto del no di Salvini, fanno sapere che il comitato, a questo punto, può eleggere lo stesso il presidente:  Urso può convocare, come poi farà per oggi, il Copasir.

Dopo un giro di telefonate per sondare il terreno, il senatore di Fdi riunisce i dieci membri a San Macuto e ottiene i voti, come ormai ampiamente previsto. Ora, come detto dallo stesso Salvini, “il comitato può lavorare lo stesso, noi non torniamo indietro”. 

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Chiuso così il caso, con una ferita che resta però ancora aperta, rappresentata dalle sedie vuote di Volpi e Arrigoni a San Macuto, Urso dovrà mettere mano ai tanti dossier che sono rimasti chiusi sulla scrivania di San Macuto. A partire dalla vicenda dello scorso febbraio, con l’uccisione in Congo dell’ambasciatore Luca Attanasio e del carabiniere Vittorio Iacovacci, al focus sul sempre caldo scenario libico, dove diplomazia e 007 italiani sono impegnati, sia sul fronte economico, che su quello dei flussi migratori. Da affrontare ci sarà pure il caso Mancini-Renzi, dopo l’incontro in Autogrill fra il leader di Italia Viva e l’agente del Dis. Già previsti, invece, l’indagine conoscitiva sul settore dell’energia che vedrà la pentastellata Dieni e il leghista Arrigoni a fare da relatori. 

I malumori dei leghisti non riguardavano solo la dinamica della nomina, ma anche il nome di Urso. Ex colonnello di Alleanza nazionale, da imprenditore è stato legato per affari all’Iran, circostanza che aveva fatto emergere critiche pungenti:  “Mai un amico di Teheran al Copasir”, aveva giurato  Salvini qualche settimana fa. Ora che la nomina è diventata realtà, si rischiano ripercussioni nel rapporti tra i due principali partiti del centrodestra, divisi dall’appoggio al governo. 

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