Cybersecurity, sei mesi fa il piano dell’ex premier bloccato. Ma Draghi ha preparato il terreno con i partiti – Corriere della Sera

Con un Consiglio dei ministri pressoché indolore, Palazzo Chigi ha dato il via libera al decreto legge che riforma la governance della cybersicurezza. Appena sei mesi fa ci aveva provato Giuseppe Conte, ma era stato bombardato dalla sua stessa maggioranza. Il Pd era contrario, Luigi di Maio nutriva forti riserve, Carlo Calenda accusava il premier di «giocare allo 007» in piena emergenza Covid e Matteo Renzi invocava lo stralcio della norma spuntata a sorpresa nella manovra economica. Una bufera dentro il perimetro della maggioranza, che costrinse il giurista a rinunciare ai suoi piani.

Nulla del genere è successo sul testo di riforma che mette l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale sotto il controllo di Mario Draghi e dell’autorità delegata, Franco Gabrielli. Intanto perché l’Acn sarà pubblica e non privata, come invece sarebbe stata la fondazione di Conte: una struttura che secondo i critici avrebbe invaso i campi della cyberintelligence, sottraendo poteri e funzioni di competenza dei servizi segreti, il Dis e le agenzie Aise e Aisi. Il controllo della fondazione di diritto privato immaginata dall’ex premier sarebbe andato a Gennaro Vecchione, il prefetto che guidava il Dis finché Draghi non ha deciso di sostituirlo con Elisabetta Belloni.

Cybersicurezza, gli aggiornamenti

Lo schema ora è completamente rovesciato, come d’altronde è anche lo scenario politico. La nuova agenzia è una personalità giuridica di diritto pubblico che non invade il campo della cyberintelligence e non sottrae competenze al ministero dell’Interno o a quello della Difesa. Prova ne sia il fatto che Luciana Lamorgese e Lorenzo Guerini, contrariamente all’era Conte, non hanno sollevato obiezioni riguardo alla nascita di una struttura che sarà una sorta di ministero per la cybersicurezza nazionale.

Mercoledì sera, durante la cabina di regia politica a Palazzo Chigi, i partiti si sono detti sostanzialmente d’accordo. Giancarlo Giorgetti era assente per questioni di agenda e non certo, assicurano i suoi, perché il Mise (come altri ministeri) dovrà cedere qualche competenza alla neonata agenzia. Il ministro leghista dello Sviluppo sarebbe «sostanzialmente indifferente» al decreto e un atteggiamento simile avrebbero mostrato i 5 Stelle di rito contiano. L’unica questione sollevata dai partiti riguarda l’arruolamento di 300 tecnici, che entro il 2027 potrebbero diventare 800, molti dei quali altamente qualificati. Stefano Patuanelli durante il Consiglio dei ministri ha voluto sapere come verranno reclutati e dubbi analoghi ha sollevato Renato Brunetta.

Se in Cdm è filato (quasi) tutto liscio, è anche perché lo staff di Draghi aveva lavorato al dossier per settimane, preparando il terreno con le forze politiche e con il Copasir. Il resto lo ha fatto l’interlocuzione, tecnica e politica, con il Quirinale, vista anche l’attenzione del presidente Sergio Mattarella al rischio di attacchi informatici da parte di Stati o gruppi criminali. Preoccupazioni che il presidente del Consiglio condivide, tanto da esternare con il suo staff la soddisfazione per la svolta: una riforma che l’ex presidente della Bce giudica «fondamentale», perché aumenta la resilienza cybernetica del Paese e «protegge» le riforme del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

L’Acn sarà un centro nevralgico di raccordo con Bruxelles, per la messa in sicurezza degli investimenti pubblici e privati connessi con il Recovery. Per dirla con il dem Enrico Borghi, membro del Copasir, «adesso l’Italia ha le carte in regola, in un momento in cui la rivoluzione tecnologica impone un salto di qualità». Non è un caso allora che Mario Draghi abbia voluto il via libera della sua squadra alla vigilia del G7 che sia apre oggi in Cornovaglia, nel Regno Unito. Anche grazie a questa riforma, il capo dell’esecutivo di unità nazionale può mostrare ai vertici della Ue che le infrastrutture che nasceranno con i miliardi del Recovery saranno messe in sicurezza. Il tema della difesa cibernetica delle infrastrutture sensibili sarà di certo toccato anche domani, quando a margine del G7 il capo del governo italiano avrà il suo primo incontro bilaterale con il presidente americano Joe Biden. Fino ad oggi l’Italia in questo campo si è solo difesa.

La scelta del direttore della nuova agenzia spetta al presidente del Consiglio, che ogni anno, dopo aver consultato il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, dovrà redigere la strategia nazionale della sicurezza cyber. In corsa per la direzione dell’Agenzia c’è Roberto Baldoni, il professore di ingegneria informatica e vicedirettore generale del Dis, con delega alla cybersecurity, che ha lavorato al testo del decreto come già alla riforma mancata di Conte. Ma tra i ministri gira anche il nome di Nunzia Ciardi, che proprio Gabrielli scelse per guidare la Polizia Postale.

10 giugno 2021 (modifica il 11 giugno 2021 | 09:19)

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