Rifiuti, nuovi accordi per scongiurare l’emergenza a Roma: aumentano i costi per gli sbocchi fuori regione – RomaToday

Nulla di fatto anche oggi dal tavolo per l’emergenza rifiuti al Ministero della Trasformazione ecologica. Rimane la rigidità delle posizioni, in particolare quella del Comune di Roma, fermo nel dire no all’indicazione della discarica all’interno del proprio ambito territoriale. Al fianco di questa certezza ce n’è un’altra, ben più drammatica: dal 15 giugno, quindi da martedì, la discarica di Sogliano Ambiente, una di quelle che riceve gli scarti del Tmb di Roma, smetterà di accogliere la spazzatura della Capitale. Il risultato conseguente potrebbe essere il blocco della raccolta. 

Le soluzioni per l’emergenza immediata

A dirlo è Giovi, società che gestisce gli impianti di Malagrotta, che in una lettera presentata al Ministero, ha segnalato l’ormai imminente criticità, mettendo nero su bianco le possibili soluzioni:  6 destinazioni in 5 regioni italiane (Abruzzo, Marche, Puglia, Friuli, Lombardia) per circa 6mila tonnellate. Il tutto per arrivare quantomeno fino alla fine del mese. Soluzioni più costose di quelle attuali: 210 euro per ogni tonnellate trasportata e smaltita, contro i 177 di Sogliano, per un extra costo complessivo (rispetto a un ipotetico conferimento nella discarica di Roccasecca, attualmente chiusa) di 668mila euro.

Dal Comune sì agli extracosti

L’assessora ai rifiuti, Katia Ziantoni, a RomaToday spiega che “Roma Capitale è pronta a sostenere i maggiori costi per lo smaltimento presso le discariche di altre regioni. La Regione Lazio, quindi, autorizzi gli accordi interregionali necessari a garantire la raccolta dei rifiuti nella città di Roma”. Una posizione, questa del Campidoglio, corretta rispetto a quella presentata al tavolo ministeriale, durante il quale ci si è opposti agli extra costi. A distanza di poche ore però i più miti consigli.

A stretto giro, dopo un’ora dalla pubblicazione del nostro articolo, arriva la replica dell’assessore ai rifiuti della Regione Lazio, Massimiliano Valeriani. “Le dichiarazioni dell’assessora Ziantoni sono prive di senso: Ama e le altre aziende sono libere di stipulare contratti con operatori di altre regioni italiane senza nessun intervento o autorizzazione della Regione Lazio. La legge, infatti, consente il conferimento dei rifiuti trattati negli impianti di smaltimento senza la necessità di accordi interregionali. Solo per i rifiuti non trattati serve un’intesa fra le regioni coinvolte: accordi che il Lazio ha sempre prontamente attuato, come nel caso dell’Abruzzo, delle Marche e della Toscana. Ora non c’è nulla da sbloccare: siamo lieti che abbiano trovato nuovi sbocchi, pertanto procedano subito con i contratti e l’invio dei rifiuti trattati”

Sbocchi alternativi che, se a caro prezzo eviteranno l’emergenza rifiuti immediata, non risolvono la crisi sistemica che vede il Campidoglio arrocato nella posizione del no alla discarica e la Regione ferma nel chiedere soluzioni che permettano di chiudere il ciclo di rifiuti all’interno dell’Ato di Roma Capitale.

“Riaprire Roccasecca”

Spiega ancora la Ziantoni a RomaToday: “È compito della Città Metropolitana l’aggiornamento delle cartografie, propedeutico all’individuazione delle aree idonee alla realizzazione degli impianti di smaltimento (discariche)”. E la Città Metropolitana oggi al tavolo ha spiegato che sta completando quest’aggiornamento. Al tavolo il Comune ha ribadito la richiesta alla Regione di riaprire la discarica di Roccasecca (in provincia di Frosinone).

Perché Roccasecca non apre

Discarica di Roccasecca su cui anche il Ministero ha chiesto informazioni, trovando la Regione sul tema con le mani legale. La realizzazione del quinto bacino è stata autorizzata e i lavori si sarebbero dovuti concludere il 25 marzo. Tuttavia la Mad, proprietaria dell’impianto, ha comunicato alla Pisana la rinuncia all’autorizzazione. Quindi, prima di procedere al completamento dell’opera e la messa in esercizio dell’impianto da 430mila metri cubi sarà necessario un atto con cui sostituirsi o subentrare agli attuali proprietari. Due le strade: una requisizione in uso o l’esproprio ai fini di pubblica utilità. Mosse che, si immagina, dovrebbe compiere il Prefetto di Frosinone e comunque occorrerebbero almeno due mesi abbondanti prima che la discarica sia utilizzabile. Un lasso di tempo troppo lungo per scongiurare l’emergenza a Roma.

Il Comune al tavolo

Ziantoni ha ricordato inoltre che “da parte nostra, Roma Capitale ha prodotto la relazione chiesta dal MiTe sull’aggiornamento puntuale in merito all’attuazione del piano industriale adottato da Ama Spa. Inoltre è stata pubblicata in questi giorni una manifestazione di interesse per l’acquisizione di un impianto di Trattamento dei rifiuti indifferenziati e che Ama Spa ha avviato le ricerche per individuare un’area industriale destinata alla realizzazione di un nuovo TMB. È chiaro che le soluzioni a breve termine vanno trovate e condivise nell’ambito del Tavolo tecnico istituito presso il Ministero. Sarebbe opportuno che i termini della discussione rimanessero tali, anziché continuare a fare propaganda elettorale a discapito dei cittadini e del servizio pubblico”.

Differenziata ancora troppo bassa

Da fonti ministeriali si apprende come durante l’incontro il Comune sia stato canzonato per i numeri ancora insufficienti della differenziata, ferma al 46%. Numeri troppo bassi che alzano la quota di indifferenziato, rendendo quindi necessario l’uso di Tmb e discariche, deprecato dal Ministero che ha ribadito in tal senso anche le posizioni critiche in tal senso da parte dell’Europa. Anche per questo sono state chieste informazioni sulle isole ecologiche e sugli impianti di compostaggio di Cesano e Casal Selce, con questi ultimi 2 fermi al momento alla fase autorizzativa. 

Perché a Roma c’è una nuova emergenza rifiuti e cosa serve (con urgenza) per uscirne

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Rifiuti, nuovi accordi per scongiurare l’emergenza a Roma: aumentano i costi per gli sbocchi fuori regione – RomaToday

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