Vittorio Sgarbi pensa in grande: “Il ticket Michetti-Matone per Roma è un mia idea” – Il Tempo

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«Roma deve diventare la capitale della cultura universale, contro l’immagine di mafia capitale». Ha le idee chiare Vittorio Sgarbi, critico d’arte, deputato e leader di una formazione politica che sin dal suo nome – Rinascimento – evoca la bellezza, su quale sarà il ruolo della città eterna se dovesse diventare assessore alla Cultura, nel caso di vittoria alle elezioni per il Campidoglio del duo Enrico Michetti-Simonetta Matone. È un fiume in piena, il parlamentare, in questa intervista rilasciata a Il Tempo.

Sgarbi, come vede questo ticket per guidare Roma?
«Il ticket che vede Michetti sindaco e Matone prosindaco è una mia invenzione. Nell’ultimo incontro, l’altro ieri, ho proposto il tridente che vede, oltre all’avvocato amministrativista ed al magistrato, anche il mio nome come assessore alla Cultura. Una proposta che ha incontrato la condivisione e che è stata accolta favorevolmente da Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Maurizio Lupi e Gaetano Quagliariello, nonché dai diretti interessati».

Cosa farebbe, se diventasse assessore alla Cultura, per rilanciare la Capitale?
«Noi abbiamo avuto alcuni anni in cui l’attuale sindaca, Virginia Raggi, ed il magistrato Giuseppe Pignatone hanno di fatto esercitato un’attività diffamatoria nei confronti della città per la vicenda di mafia capitale: vicenda che la Raggi ha cavalcato in maniera terribile, e che è stata smentita dalle sentenze dei tribunali. Buzzi e Carminati sono dei criminali, ma non hanno niente a che fare con la mafia. Ebbene, quando uno va a Parigi, la prima cosa che va a vedere è il Louvre: qui abbiamo ben 78 musei comunali ed il Vaticano. Con un unico biglietto e con la gratuità d’ingresso per molti musei comunali, le persone potrebbero davvero sentire Roma come un plesso di siti culturali, meravigliosi, che nessun’altra città ha al mondo».

Ha in mente altri progetti?
«Bisogna riabilitare gli spazi espositivi chiusi, occorre riaprire la città alle iniziative culturali. Il Macro è fermo così come il Palazzo delle Esposizioni. Del resto, artisti come Raffaello e Canova amavano Roma, la sua civiltà, e la sentivano come il cuore pulsante del mondo. Il cristianesimo ha espresso non solo loro due, ma anche Michelangelo, Leonardo, Dante, Petrarca, Tasso, Ariosto, Bach, Beethoven. Non c’una identificazione più alta tra religione e cultura come quella che riassume Roma».

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Il suo giudizio sulla Giunta Raggi continua ad essere fortemente negativo…
«È totalmente negativo perché la Raggi non ha sentito la grandezza di Roma, ma la miseria. Occorre ripartire dalle rovine lasciate dall’amministrazione targata Movimento cinque stelle. Oltre al tridente che vede in campo Michetti, Matone e me, si potrebbero richiamare Carla Raineri, Marcello Minenna e Massimo Colomban: una ex capo di gabinetto e due ex assessori molto competenti che sono stati cacciati appunto dalla Raggi. La Raineri, ad esempio, potrebbe tornare a fare di nuovo il capo di gabinetto del Comune. Come consulenti all’assessorato alla Cultura vorrei l’architetto ed urbanista Paolo Berdini – anche lui mandato via dall’attuale sindaca – l’intellettuale Geminello Alvi e due ex primi cittadini della Capitale come Francesco Rutelli e Walter Veltroni. Potrebbero formare una vera e propria commissione che abbia come obiettivo quello di darmi consigli, suggerimenti sul da farsi. E, poi, come commissario per la pulizia ed il decoro della città vorrei il generale Francesco Paolo Figliuolo».

Addirittura. Ha già parlato con il diretto interessato?
«Sì, ci ho già parlato, siamo amici. Che un commissario finisca la sua attività di contrasto al Covid-19 e ne cominci un’altra appartiene al ruolo tipico dei civil servant. Dobbiamo, insomma, riportare Roma ad essere la più grande città del mondo per quanto riguarda la storia, la cultura e le fede».

Come definirebbe Michetti e Matone?
«Michetti è molto diretto, spontaneo, e mi ha annunciato che vuole puntare sulla cultura. La Matone non è solo un’intellettuale, ma anche una donna del popolo: l’ho chiamata proponendole il ruolo di prosindaco, che una carica diversa da quella di vicesindaco. Le ho, infatti, detto: “Tu non devi essere subalterna, ma complementare”. La Matone è una persona più strutturata rispetto a Michetti, il quale però anche lui un uomo del popolo».

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