Fratelli d’Italia con il turbo, “Giorgia Meloni davanti alla Lega”: il sondaggio che decreta il sorpasso, ma attenti alle cifre – Liberoquotidiano.it

Salvini e Meloni
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Alessandro Giuli

Ieri sembrava che di punto in bianco un sondaggio dell’istituto Ipsos stesse terremotando il nostro paesaggio politico: classificava il Pd come primo partito e retrocedeva la Lega addirittura al terzo posto (doppio sorpasso!) dopo i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Abbiamo dunque telefonato a Nando Pagnoncelli, principe dei sondaggisti italiani che di Ipsos è il presidente, per scoprire anzitutto che a essere sconvolto è stato il suo lavoro: qualcuno ha piratato i suoi dati, diffondendoli clandestinamente a spanne e senza l’apparato di note scientifiche che correda e rende completa la rilevazione. «Dal 2004 facciamo ricerche settimanali che sono di nostra proprietà – ci dice lui -, Ipsos poi le vende in abbonamento a partiti, aziende, banche e altri soggetti privati vincolati però a non pubblicarli». E invece… «qualcuno ha contravvenuto alle regole e mi sta rovinando il fine settimana». Spiacevole. Ma veniamo alla ciccia: dopo aver appreso per settimane che il Pd di Enrico Letta galleggiava come secondo o terzo partito intorno al 20 per cento, Ipsos ce lo piazza in cima al podio con il 20,8 per cento dei consensi (+0,8), seguito da FdI al 20,5% (+1) e dalla Lega scivolata al 20,1 (-0,4). Roba forte, oltreché una boccata d’ossigeno niente male per il neosegretario dem, rimbalzata subito nelle home page dei siti d’informazione. Ma ecco la versione di Pagnoncelli a rimettere le cose a posto. «Non occorre essere George Gallup (lo statistico americano che nel secolo scorso ha inventato i sondaggi moderni, ndr) per capire che, se i primi tre partiti italiani sono separati da un differenziale di 0,7 punti, il margine di errore statistico può rovesciare tutto dalla notte al giorno».

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IL MARGINE DI ERRORE

Ci sono però alcune linee di tendenza «ed è su queste che conviene ragionare. In breve: esiste un partito in crescita costante, quello della Meloni; un partito che subisce una lenta erosione, la Lega; e un partito che resta stabile tra il 19 e il 21 per cento, ovvero il Pd». Il quale Pd, tuttavia, al netto del margine d’errore, diventa ora la prima forza politica! «Mi pa re assai più interessante notare come l’astensione sia aumentata in una settimana dal 37,5 al 38,8! Sicché, se la torta si riduce, succede che qualcuno ne benefici più di altri». Vediamo se abbiamo capito bene. La torta si riduce e il Pd, per una carambola di decimali, si godrà una settimana di narrazione trionfale pur avendo al massimo due punti in più rispetto alla disfatta del 2018 e con gli alleati del Movimento 5 Stelle sprofondati al 14,2? Pagnoncelli: «Guardi, ciò che non trova nello spoiler dei nostri sondaggi, ma che a noi risulta chiarissimo, è che numerosi elettori (circa due su tre fra coloro che non intendono astenersi) sono propensi a votare per più di un partito e i due partiti più sovrapposti sono Lega e Fratelli d’Italia, laddove è del tutto evidente che esistono vasi comunicanti». La notizia, dunque, ammesso che lo sia, è che «circa metà degli elettori premia il centrodestra e con questi numeri lo porterebbe al governo, almeno fintantoché resterà una legge semi maggioritaria come quella vigente».

UN ELETTORE SU DUE

Anche perché, di là dalle facili sbornie, pur sommando l’area centrista i gialloros si stanno viaggiano su un consenso abbastanza lontano dal 40 per cento. Ma c’è ancora un ma, per lo meno: perché alcuni colleghi di Pagnoncelli – da ultimo EMG di Fabrizio Masia – danno invece Lega e Forza Italia in crescita (+0,3 e +0,2) dacché hanno deciso di federarsi in un unico blocco di governo, perfino a discapito della Meloni? Per il patron di Ipsos è un falso problema: «L’annuncio della federazione ha generato qualche cambiamento, ma la volatilità delle percentua li è tale da scoraggiare letture rigide, tra una settimana i nostri risultati e quelli dei colleghi potrebbero essere nuovamente ribaltati. Con una distanza così ridotta tra i primi partiti non sono esclusi sorpassi e controsorpassi, come è avvenuto questa settimana».

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LA POPOLARITÀ

Esisteranno tuttavia delle costanti? «Il governo cresce nei consensi, i cittadini stanno guardando con sempre maggiore fiducia a Mario Draghi e la conseguenza è che si relativizzano le oscillazioni nelle preferenze partitiche. La verità è che tutti, sondaggisti e sondati, stanno prendendo atto di come il governo Draghi abbia cambiato i parametri di riferimento. A sinistra, diciamo così, sono usciti dal centro della scena Nicola Zingaretti e Giuseppe Conte; a destra, oltre alla federazione, ci sono Luigi Brugnaro e Giovanni Toti in movimento. In questo momento ciò che maggiormente conta, come dicevo prima, sono le linee di tendenza più stabili nel tempo». Proviamo a sintetizzare: finché non è chiaro quali somme compongono il totale, è al totale che bisogna fare riferimento. «Senza dimenticare che l’elettore non è il cane di Pavlov, non reagisce all’istante a ogni sollecitazione esterna. L’offerta politica si sta diversificando, la domanda resta molto più omogenea e si concentra sul governo». Se poi si volesse infierire sul povero Letta, basterebbe citofonare ai senatori del suo partito che in settimana compulsavano (e diffondevano) allarmati i contenuti d’un sondaggio da loro commissionato a Quorum (data: 3 maggio): il Pd in calo di quasi un punto al 18,9 per cento, preceduto dalla Lega e incalzato da FdI indietro di appena due decimali. Non bastasse: nel focus sulla popolarità dei leader, a distanze siderali dall’indice di fiducia riservato a Sergio Mattarella e a Draghi, Letta lascia per strada quasi due punti (-1,9) e scende al 34,5 percento, staccato sontuosamente dalla Meloni che veleggia sul 39 per cento guadagnando 2,7 punti. Nessuno sui media ha gridato alla notizia choc, poiché ci si abitua un po’ tutti alle linee di tendenza più durevoli di cui ci ha parlato Pagnoncelli. Le sole che contino davvero. 

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