Nel piano Conte per M5S “quote” per il terzo mandato – L’HuffPost

Un sistema di “quote”, che permetta di tenere in lista chi ha già svolto i due mandati elettivi e che insieme lasci spazio alle energie nuove che pretende Beppe Grillo e che chiedono a gran voce tutti o quasi i parlamentari al primo giro di giostra. È questa l’idea di Giuseppe Conte, da studiare nei dettagli e senza fretta, perché non può essere sfoderata troppo prima delle elezioni, a rischio uno tsunami interno.

Il nuovo capo politico si ritrova a mediare tra due posizioni inconciliabili. Quella di Grillo e di tutta la nuova generazione che ritiene indispensabile il rinnovamento. E quella di tutta la classe dirigente che ha guidato in questi anni M5s, che con pochissime eccezioni verrebbe decimata dal taglio.

Ecco che l’idea che Conte sta accarezzando è quella di riservare una quota – che potrebbe oscillare tra il 10% e il 20% – dei futuri posti in lista ad appannaggio dei “meritevoli e competenti”, come li definisce nei conciliaboli di questi giorni. C’è una motivazione puramente tattica, ed è quella di non perdersi per strada tanti di coloro che, in caso contrario, scemerebbero naturalmente d’interesse nel partecipare alla costruzione del nuovo partito, e del non inimicarsi radicalmente l’intero gruppo dirigente. Ma c’è anche la convinzione del nuovo capo politico che sarebbe sbagliato disperdere del tutto il know-how maturato in questi anni, persuaso che l’esperienza acquisita da parlamentari, ministri e sottosegretari possa essere utile alla causa.

Un’idea sulla quale Conte sta lavorando da settimane, fin dal momento nel quale ha accettato di guidare M5s, e che verrà formalizzata al momento opportuno.

La prudenza è d’obbligo, perché dal progettare a mettere in pratica lo schema delle quote l’ex premier dovrà attraversare un campo minato. C’è da superare la contrarietà del fondatore, che sollecitato sul tema ha sempre opposto il veto alla possibilità di infrangere il totem. C’è poi da gestire il fronte interno: chi decide come e chi derogare? In quali quantità? Sulla base di quali criteri? L’influente presidente della commissione Affari europei della Camera, Sergio Battelli, ha già messo le mani avanti: “Non si può più andare avanti con deroghe ad personam, creano solo indecisioni, confusione e malumori. Le questioni vanno affrontate per tutti e in generale, se bisogna ripartire le ambiguità non aiutano, servono regole chiare”. Il rischio fortissimo è di passare per decisionista, di vedersi affibbiata da subito l’etichetta di uomo solo al comando, ed è anche per questo che Conte sta meditando un’altra quota, quella elettiva per la futura segreteria. C’è infine da placare la prevedibile ira di chi si vedrà costretto a passare dall’imbuto della riduzione dei seggi in Parlamento, complice il calo scontato delle percentuali elettorali e il taglio dei parlamentari.

È per questo che ancora ieri, intervistato a In mezz’ora in più, Conte ha preso tempo, demandando la questione a un terzo documento del suo personalissimo ciclo di fondazione, il Codice etico, che verrà affrontato successivamente alla Carta dei valori e allo Statuto. L’ex premier medita una “proposta nel quadro della ragionevolezza”, e ha assicurato che “poi coinvolgeremo gli iscritti”. Ci sarà dunque un voto, e se è difficile che non passi il vaglio dell’unanimismo che per il momento lo circonda è comunque da affrontare e indirizzare con tutte le cautele del caso.

Conte sta lavorando per compattare la nomenklatura del partito intorno a sé e alla sua leadership. Dei colonnelli ha bisogno, almeno nella prima fase, per consolidarsi al comando e per gestire una transizione che non sarà affatto facile, visto lo stato di salute del Movimento. Mentre su Twitter impazza l’hashtag “Ti aspettiamo a settembre”, uno sciame di cinguettii che invocano il ritorno di Alessandro Di Battista e di un M5s delle origini, il neo capo domani sarà a Napoli, per il lancio della corsa di Gaetano Manfredi alla guida della città, il candidato che unirà sotto lo stesso nome M5s e Pd. Con lui ci saranno Luigi Di Maio e Roberto Fico (quest’ultimo forse non in sala, ma comunque presente per un incontro a margine), due dei volti più pesanti e riconoscibili della recente storia 5 stelle, due punti di riferimento irrinunciabili per aree e sensibilità diverse ma da sempre unite sotto il vessillo della creatura di Grillo. È da qui che parte nella sua ricostruzione, da quel che già esiste e di cui non può fare a meno. Dove riuscirà ad arrivare è tutta un’altra storia.

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