Scarcerato Marco Zennaro: l’imprenditore italiano e i 70 giorni d’inferno vissuti in Sudan – Today.it

Marco Zennaro, l’imprenditore italiano arrestato in Sudan nelle settimane scorse per via di un contenzioso economico, è stato scarcerato ma resta ai domiciliari in un albergo di Khartoum. Lo precisa la Farnesina. Nei giorni scorsi il Direttore Generale per gli italiani all’estero Luigi Vignali aveva chiesto la scarcerazione dell’uomo alle autorità sudanesi dopo le notizie sulle sue preoccupanti condizioni di psico-fisiche. Il 46enne, padre di tre bambini, titolare di un’azienda di materiali elettrici, la Zennarotrafo, era arrivato in Sudan a metà marzo dopo che un’azienda con cui era in affari, la ditta ‘Al Gallabi’, aveva contestato una fornitura di trasformatori che secondo l’acquirente non erano conformi alle caratteristiche previste dall’accordo. Accuse tutte da provare. Che però hanno portato l’imprenditore a vivere due mesi e mezzi di inferno. 

Appena sbarcato al 46enne era stato sequestrato il passaporto e gli era stata notificata la denuncia. Dopo essere stato rinchiuso in albergo per due settimane, la vicenda sembrava risolta grazie al pagamento di 400mila euro a titolo di risarcimento (la commessa era di oltre 1,1 milioni di euro). E invece no: dopo aver lasciato il commissariato locale, lo scorso primo aprile, Zennaro stava per fare ritorno in Italia, ma prima della partenza è stato nuovamente fermato dalla polizia e portato in una cella del commissariato locale.

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Marco Zennaro: cosa sappiamo sull’imprenditore detenuto in Sudan

Una vicenda complicata: il secondo arresto sarebbe avvenuto per ordine di Abdallah Ahamed, un uomo del generale Mohamed Hamdan Dagalo, vicepresidente del Consiglio militare di transizione dopo il colpo di stato sudanese del 2019, che sarebbe il vero cliente che voleva completare l’acquisto attraverso Gallabi, che nel frattempo è stato trovato morto nel Nilo. A contestare la non conformità dei trasformatori sarebbe stato il laboratorio di un’altra azienda del settore attiva nel Paese.

Zennaro era partito per il Sudan con l’intenzione di parlare di persona con l’acquirente, si è ritrovato vittima di in un intrigo internazionale. Per quasi due mesi il 46enne è stato rinchiuso in un’angusta stanza del commissariato. Dopo il rigetto dell’istanza di scarcerazione era stato trasferito in una prigione a Ordurman con altre 200 persone. “Mi hanno preso in cura tutti i miei compagni perché hanno detto di aver visto un morto” avrebbe riferito lo stesso Zennaro ai familiari. Infine qualche giorno fa l’ultima doccia fredda con il ritorno nella cella del commissariato dove Marco non aveva neanche un letto sui cui dormire. In una stanza così calda da somigliare ad una fornace. “Le condizioni di Marco oggi sono tragiche” aveva fatto sapere qualche giorno fa il fratello Alvise. E sulla pagina facebook “Sosteniamo Marco – Marco Zennaro libero” sono state pubblicate l’altro ieri due foto dell’imprenditore veneziano: nella prima il 46enne appariva con la barba incolta e il volto segnato, la seconda invece sarebbe lo screenshot di una videochiamata. La barba era più corta, ma la sofferenza ancora evidente nell’espressione dell’uomo e in quelle mani portate alla fronte. 

Gli ultimi sviluppi del caso: spuntano altri accusatori

Un supplizio. E dire che un giudice locale aveva già stabilito una volta che non sussistevano le condizioni per l’arresto. Tant’è che secondo il portale “Focus on Africa”, che sta seguendo da vicino la vicenda, la prima accusa era stata archiviata già lo scorso 25 maggio dopo la pronuncia inappellabile del procuratore generale. E allora perché Marco è stato rinchiuso fino ad oggi? Contro di lui sarebbe stata formalizzata un’altra denuncia, questa volta da parte di un’altra azienda di Dubai. In passato si era parlato anche di una richiesta di denaro (700mila euro) che sarebbe servita a mettere la parola fine al contenzioso. Non è chiaro se questa sorta di “riscatto” alla fine sia stato versato. Certo è che dopo quasi tre mesi da incubo oggi per i familiari di Zennaro sono arrivate finalmente buone notizie. 

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