Vaccini, piano da rivedere senza altre dosi Pfizer. È caos regioni – Il Sole 24 ORE

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Lo strappo della Campania

Al momento le Regioni continuano però a non avere una linea comune. Il governatore della Campania, Vincenzo De Luca si è già messo di traverso. E ha fatto sapere che non darà seguito all’indicazione di vaccinare con Pfizer e Moderna gli under 60 che hanno avuto la prima dose di Astrazeneca. No al mix di vaccini in regione, dunque. Ma anche stop ad Astrazeneca e Johson & Johnson per tutte le fasce d’età come prima dose. Chi ha fatto la prima dose di Astrazeneca, indipendentemente dalla fascia d’età, completerà il ciclo con una seconda dose del siero anglo-svedese. De Luca ha annunciato di aver inviato a Speranza una “nota tecnica” contenente i dubbi sulla vaccinazione eterologa ribandendo il no della sua regione: il mix di vaccini, dice, «non ha avuto sul piano internazionale una sperimentazione ampia».

Possibilità di scelta in Puglia

Anche la Puglia va per conto suo. La regione, sostiene Michele Emiliano, seguirà le indicazioni del governo e però, «chi volesse fare la seconda dose con Astrazeneca avrà questa possibilità, fermo restando che l’atto della vaccinazione è l’atto del singolo medico che valuterà caso per caso».

Lombardia ed Emilia Romagna: servono più dosi Pfizer

La Lombardia continua invece a tergiversare da tre giorni. Prima ha detto no al mix salvo poi fare marcia indietro, ma i richiami non sono ancora partiti. Il perché lo spiega il presidente Attilio Fontana: servono più dosi di Pfizer e Moderna. «Appena sapremo cosa ci risponde il governo, sia sulla fornitura di eventuali dosi aggiuntive sia sulla conferma delle modalità, noi potremo stabilire una data». E ancora: «Dovremmo rivedere tutta la programmazione, perché le dosi destinate al richiamo Pfizer erano destinate solo a chi aveva fatto la prima dose Pfizer. Quindi o arrivano dosi in più o dovremo rivedere la programmazione». E più dosi dei due farmaci a mRna le chiedono anche quelle regioni che hanno annunciato si atterranno alle indicazioni governative: l’Emilia Romagna, che deve fare i richiami a 40mila persone e per questo «servono più scorte». E il Lazio, che ha riportato il richiamo di Pfizer e Moderna da 35 a 21 giorni.

E le altre regioni che fanno? La Liguria si è adeguata. E si sono allineati la Toscana, il Piemonte – dove la buona notizia è che in un’ora sono andate sold out tutte le prenotazioni per gli open day riservati ai giovani da venerdì a domenica, segno che la voglia di normalità tra i ventenni prevale sulle paure – il Veneto.

Scorte appena sufficienti

Per il premier Draghi bisogna tornare a correre e «portare a termine la campagna nel modo migliore possibile» visto che Figliuolo ha garantito che da qui a fine settembre arriveranno circa 55 milioni di dosi Pfizer e Moderna. Sempre se, come ha ammesso lo stesso Commissario, non ci saranno nuovi intoppi. Figliuolo, ad esempio, ha detto che entro fine settembre attende 6,5 milioni di dosi di Curevac ma stando alle parole del coordinatore della task force dei vaccini dell’Ema Marco Cavaleri, l’esame del vaccino da parte dell’Agenzia potrebbe essere possibile «verso la fine dell’estate». Dunque i tempi sono strettissimi. E c’è sempre un’incognita: i 3,5 milioni di over 60 ai quali non è stata ancora somministrata la prima dose accetteranno di vaccinarsi? Se decideranno di farlo, accetteranno di vaccinarsi con Astrazeneca o Johnson&Johnson? Non fa ben sperare il fatto che in pochi si siano presentati il 12 giugno all’Open Day Astrazeneca riservato a Bergamo a 4 mila over 60 anni.

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