Assolto Alex Pompa, uccise il padre violento per difendere la madre: «Hanno capito il mio inferno» – Corriere della Sera

di Simona Lorenzetti

Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a 14 anni. La mamma del giovane: «La sua condanna Alex l’ha già scontata»

«Non ci credo, è tutto così strano: devo ancora metabolizzare». Qualche minuto dopo la lettura della sentenza, Alex Pompa è pietrificato. Il presidente della Corte d’Assise Alessandra Salvadori impiega pochi secondi a donare la libertà e una nuova vita al giovane che la sera del 30 aprile 2020 ha ucciso il padre Giuseppe, 52 anni. «Il fatto non costituisce reato», sentenziano i giudici. Alex, all’epoca diciottenne, ha agito per legittima difesa: per proteggere la madre dall’ennesima aggressione di un marito violento e ossessionato dalla gelosia. Un uomo che per vent’anni l’ha umiliata, derisa e svilita. Un uomo che odiava il «sorriso» della donna con cui viveva e che voleva «cancellare». Si chiude così un processo a tratti controverso, in cui hanno giocato un ruolo fondamentale le prove e i sentimenti. Un processo in cui la Corte, composta per la maggioranza da donne, ha dovuto calarsi nella vita di Alex e immedesimarsi nella mamma Maria.

«Hanno capito il mio inferno»

«Non mi sono mai illuso sul finale di questo processo. Fa parte del mio carattere non dare nulla per scontato, per questo ancora non riesco a crederci. Voglio ringraziare i giudici, perché hanno capito il mio inferno», sottolinea il ragazzo. Maria Cotoia piange lacrime di gioia: «Abbiamo sempre avuto fiducia, era giusto finisse così. Siamo felici, ce lo meritiamo. Se lo merita Alex». La prima cosa che farete? «Abbracciarci — risponde la donna —, abbracciarci come per anni abbiamo fatto per resistere alle violenze di mio marito. Però questa volta sarà uno stringersi liberatorio».

Il fratello: «Alex ci ha salvato la vita»

«Noi ci abbiamo sempre creduto, sappiamo quello che abbiamo vissuto, abbiamo visto l’inferno e la morte in faccia e quando diciamo che Alex ci ha salvato la vita è perché è così». Sono le parole di Loris, il fratello di Alex. «Ringraziamo questa Corte che ci ha creduto – ha aggiunto – la chiave di tutto stava negli audio, sentendoli con le minacce di morte, i vari insulti a mia madre, allora si capisce tutto».

L’avvocato: «Alex inizia a vivere oggi»

E ancora l’avvocato, Claudio Strata che per Alex aveva chiesto piena assoluzione invocando la legittima difesa: «Inizia a vivere oggi». «Questa assoluzione è la cosa più giusta, speravo in una sentenza giusta e credo questa lo sia. Ci ho creduto dal primo giorno, da quando ho sentito i primi due o tre audio e il racconto di Alex. Non ho mai avuto un dubbio, la speranza di arrivare a questo risultato non ci ha mai abbandonato».

Il tweet di Azzolina

In serata anche il tweet dell’ex ministra Lucia Azzolina che nel 2010 si era espressa a favore dell’esame di maturità per il giovane. «Una terribile storia di violenza domestica che si chiude con l’assoluzione – scrive la parlamentare del Movimento 5 stelle. «Nell’estate del 2020 Alex Pompa aveva fatto la maturità, adesso spero possa continuare a studiare. Auguro a lui e alla sua famiglia buona vita».

Una terribile storia di violenza domestica che si chiude con l’assoluzione. Nell?estate del 2020 #AlexPompa aveva fatto la maturità, adesso spero possa continuare a studiare. Auguro a lui e alla sua famiglia buona vita.

— Lucia Azzolina (@AzzolinaLucia) November 24, 2021

Ad ascoltare il verdetto in aula c’erano anche l’ex preside dell’istituto alberghiero di Pinerolo, Rinaldo Merlona, e l’imprenditore veneto Paola Fassa Bortolo. Una figura quest’ultima, rimasta fino a oggi nell’ombra ma che rappresenta per Alex e la sua famiglia una sorta di «angelo custode»: dopo aver letto sui giornali la storia del 18enne, ha deciso di offrirgli assistenza legale. La sentenza è arrivata al termine di una lunga camera di consiglio nel corso della quale i giudici hanno analizzato gli atti di un processo controverso, in cui a parlare non sono state solo le prove ma anche le emozioni. Emozioni come quelle di mamma Maria, sempre rimasta accanto al figlio: «La sua condanna Alex l’ha già scontata crescendo con un padre violento».

Il pm aveva chiesto condanna a 14 anni

Il pubblico ministero Alessandro Aghemo aveva chiesto una condanna a 14 anni. Una pena che teneva conto di un’unica circostanza attenuante: la perizia psichiatrica che indica l’imputato seminfermo di mente. «Sono costretto a chiedere 14 anni applicando la riduzione della seminfermità, ritenendo le attenuanti generiche equivalenti all’aggravante di aver ucciso un congiunto. Ma invito la Corte a tenere presente anche un altro elemento: la provocazione subita», aveva spiegato il magistrato. Il pm aveva anche sottolineato che la vittima «era una persona problematica e ossessionata dalla gelosia. Sì, era un uomo che aveva bisogno di cure. Ma non era una persona che meritava di morire. E quella sera non c’era una minaccia reale. Alex ha ucciso rappresentandosi una minaccia insussistente».

La difesa

Non così per la difesa del giovane. L’avvocato Claudio Strata, che insieme alla collega Giancarla Bissattini assiste il ragazzo, ha sempre sostenuto la legittima difesa: «Alex ha detto molto chiaramente che avrebbe preferito morire lui piuttosto che il padre. Ma quello che è accaduto non è colpa sua, non è possibile muovergli alcun rimprovero. Prendetevela con chiunque, ma non con Alex. Non ha colpa neanche di quanto accaduto negli anni precedenti». Il delitto è avvenuto la notte del 30 aprile 2020, al culmine di una lite. Quel giorno Giuseppe, 52 anni, accoglie la moglie al rientro dal lavoro con urla e insulti. Nel pomeriggio l’uomo si era presentato al supermercato dove lei lavorava e aveva notato che un collega le aveva messo una mano sulla spalla. Un gesto innocuo, ma tanto era bastato per scatenare la sua ira. Una rabbia in quel frangente soppressa per evitare scenate in pubblico, ma che esplode poi la sera nell’alloggio di via De Amici a Collegno. Al suo arrivo, Maria viene investita dalla gelosia ossessiva del marito.

La cena scorre poi apparentemente tranquilla. Ma intorno alle 21.30 la situazione degenera. Giuseppe chiama il fratello Michele e per 37 minuti si sfoga additando la moglie di essere una poco di buono. «Era fuori di sé, sembrava un indemoniato» racconterà poi Loris, il fratello maggiore di Alex. Maria si chiude in bagno. Loris scrive allo zio: «Aiutaci, devi intervenire. Lui ascolta solo te, qui rischiamo la vita». Sono le 22.26. Lo zio non interviene. E in quei minuti si consuma il delitto. Alex corre in cucina. «Lui stava andando a prendere i coltelli, io ho solo pensato a precederlo», racconterà il 18enne. Alex si scaglia contro il padre: lo colpisce 34 volte, usando sei coltelli diversi. Quando capisce che l’uomo è morto, chiama i carabinieri. Il fratello Loris assiste all’omicidio: «Non ricordo, sono rimasto paralizzato dalla paura».

Fin da subito emerge che Giuseppe era un marito ossessivo, geloso fino allo sfinimento. Era un padre padrone che con il passare degli anni aveva iniziato a considerare i propri figli «un ostacolo». L’uomo non perdeva occasione per umiliare e svilire Maria. E quando diventava aggressivo e violento, Alex e Loris si mettevano in mezzo per difendere la madre. Alex, soprattutto. «Mio marito odiava il mio sorriso», testimonierà poi Maria. E ci sono anche gli audio choc che l’avvocato Strata fa ascoltare in aula. Novecento pagine di trascrizioni e 250 file audio — registrati tra la fine del 2018 e l’inizio del 2020, per un totale di 9 ore e 47 minuti — depositati per ricostruire l’escalation di violenza della vittima. Una violenza che segna Alex nel profondo, come scriveranno gli esperti nella loro consulenza psichiatrica: «Soffre di un disturbo post traumatico da stress». Testimonianze, racconti e sentimenti sui cui i giudici hanno a lungo meditato. Fino a giungere al verdetto di oggi.

Adesso per il ragazzo è il momento di ricominciare, di costruirsi un futuro libero dalla paura. «È la fine di un incubo», insiste la mamma. «Vogliamo ringraziare tutte le persone che ci sono state vicine. Noi sappiamo quello che abbiamo vissuto, abbiamo visto la morte in faccia e non ci stancheremo mai di ripetere che Alex ci ha salvato la vita». Commosso anche l’avvocato Claudio Strata, che insieme alla collega Giancarla Bissattini ha difeso Alex credendo fin da subito alla legittima difesa: «Se lo merita. Non ho mai avuto dubbi sulla sua innocenza. Adesso potrà avere la vita che fino a oggi gli è sempre stata negata».

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24 novembre 2021 (modifica il 25 novembre 2021 | 08:35)

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