Coronavirus, i dati dell’osservatorio Gimbe: la provincia di Forlì-Cesena la quarta d’Italia per numero di nuovi casi – ForlìToday

La provincia di Forlì-Cesena, con 311 nuovi casi per 100mila abitanti, è tra quelle d’Italia dove il covid-19 viaggia più velocemente. E’ quanto emerge dal monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe relativo alla settimana 17-23 novembre. A precederla solo quella di Trieste (674), Gorizia (492) e Bolzano (442). Ma non va meglio nel resto della Romagna: Rimini registra 249 nuovi positivi per 100mila abitanti, mentre Ravenna 214, inserendosi così tra le dieci province col più alto numero di contagi.

Il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, dichiara che in Italia “per la quinta settimana consecutiva aumentano a livello nazionale i nuovi casi settimanali (+27%), con una media mobile a 7 giorni più che quadruplicata: da 2.456 il 15 ottobre a 9.866 il 23 novembre”. L’aumento della circolazione virale è documentato dall’incremento sia del rapporto positivi/persone testate (da 3,6% a 14,7%), sia del rapporto positivi/tamponi molecolari (da 2,4% a 6,3%) e positivi/tamponi antigenici rapidi (da 0,07% a 0,27%).

“Senza entrare nel merito della ‘composizione’ del pacchetto delle nuove misure -prosegue – è bene tenere a mente le lezioni imparate in 20 mesi di pandemia. Innanzitutto, così come l’allentamento delle misure restrittive deve essere graduale, la loro re-introduzione deve essere tempestiva, per neutralizzare il vantaggio temporale, di almeno 15 giorni, di cui gode il virus. In secondo luogo, è opportuno che le misure entrino in vigore in tutte le regioni, perché le soglie di occupazione in area medica e in terapia intensiva per arrivare in zona arancione, o addirittura rossa, sono talmente elevate che rischiano di paralizzare l’assistenza ospedaliera per i malati non Covid e di aumentare la mortalità per quelli Covid”.

Cartabellotta aggiunge anche che “quando l’incidenza supera i 150 casi per 100mila abitanti gli amministratori locali devono verificare tempestivamente l’esistenza di focolai e decidere eventuali restrizioni mirate per arginare la diffusione del contagio, come già fatto dalla provincia autonoma di Bolzano”. Gli ultimi dati dell’Istituto superiore di sanità evidenziano la riduzione dell’efficacia vaccinale dopo 6 mesi dal completamento del ciclo, confermando la necessità della dose di richiamo. In dettaglio: l’efficacia sulla diagnosi scende in media dal 74,6% per i vaccinati entro 6 mesi al 46,8% per i vaccinati da più di 6 mesi e l’efficacia sulla malattia severa scende in media dal 91,8% per i vaccinati entro 6 mesi all’82,1% per i vaccinati da più di 6 mesi. “Per contenere la quarta ondata nel nostro paese – conclude Cartabellotta – sul fronte vaccini è indiscutibile la necessità di raggiungere il maggior numero possibile di persone non ancora vaccinate, sia accelerare con la somministrazione delle terze dosi, in particolare negli over 60 e nei fragili”.

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