Covid, report Gimbe: ‘Richiami vaccinali in ritardo. In 22,6 milioni devono farla entro il 31 dicembre:… – Il Fatto Quotidiano

Mentre crescono i casi e aumentano anche i ricoveri in terapia intensiva e i decessi, con l’incidenza che inizia a raggiungere livelli preoccupanti in 18 province, la campagna per i richiami vaccinali rischia di entrare in un imbuto. La stima è fornita dalla Fondazione Gimbe nell’ultimo report settimanale in cui si parla di “netto ritardo” in questo momento. “Su questo fronte – spiega il presidente Nino Cartabellotta – preoccupano particolarmente i 2,1 milioni di over 80, i 4,4 milioni di 70-79enni, i 5,1 milioni di 60-69enni e i 6,2 milioni di 50-59enni che, visti i dati sull’efficacia vaccinale a 6 mesi e a fronte delle imminenti festività natalizie che implicheranno certamente un aumento dei contatti sociali in luoghi chiusi, risultano ancora scoperti dalla terza dose”.

Secondo le stime dei ricercatori di Gimbe, entro fine anno saranno 22,6 milioni le iniezioni booster che dovranno essere somministrate. Il record di dosi iniettate in un giorno dall’inizio della campagna vaccinale è di poco più di mezzo milione e adesso invece per “coprire le persone chiamate alla terza dose entro il 31 dicembre il ritmo dovrebbe salire a oltre 600mila iniezioni al giorno“. Ad oggi, il tasso nazionale di copertura vaccinale per le dosi aggiuntive è dell’85,3% con nette differenze regionali: si va dal 6,7% della Valle D’Aosta al 100% di Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Liguria, Molise, provincia autonoma di Bolzano, Piemonte, Sardegna, Sicilia, Toscana e Umbria. La copertura nazionale con dose booster è del 29,1%, anche qui con notevoli differenze tra regioni: si va dal 14,9% della Sicilia al 46,8% del Molise.

Secondo Gimbe, non va abbandonata la possibilità di convincere anche alcuni tra coloro che fino ad oggi si sono rifiutati di vaccinarsi: “Nelle ultime due settimane il numero dei nuovi vaccinati si è stabilizzato intorno a 127mila. Un numero che, seppure esiguo, dimostra che esiste ancora la possibilità di convincere gli indecisi. Degli oltre 7 milioni di persone non vaccinate, tuttavia, si muovono troppo lentamente due fasce che preoccupano. Da un lato 2,62 mln di over 50 a elevato rischio di malattia grave e ospedalizzazione, dall’altro 1,2 mln nella fascia 12-19, che influiscono negativamente sulla sicurezza delle scuole”, si legge.

In questo quadro, intanto, è in costante peggioramento la situazione sanitaria in Italia. “Per la quinta settimana consecutiva aumentano a livello nazionale i nuovi casi settimanali”, che segnano un “+27%, con una media mobile a 7 giorni più che quadruplicata, da 2.456 il 15 ottobre a 9.866 il 23 novembre”, spiega Cartabellotta riferendosi alla settimana che va dal 17 al 23 novembre. Sette giorni in cui i nuovi casi passano da 54.370 a 69.060, ma crescono anche del 15,8% i ricoverati con sintomi (+627, 4.597 contro 3.970), del 16,4% i pazienti in rianimazione (+79, 560 contro 481) e dell’8,7% i decessi (437 contro 402, di cui 25 riferiti però a periodi precedenti), in media 62 al giorno rispetto ai 57 della settimana precedente. Sale anche il numero delle persone in isolamento domiciliare che fanno registrate un +25,6% (+30.408, 149.353 contro 118.945) e quello dei casi attualmente positivi (+25%). “L’aumento della circolazione virale è ben documentato sia dal tasso di positività (dal 3,6% al 14,7%) – osserva Cartabellotta – che dal rapporto positivi/tamponi molecolari (da 2,4% a 6,3%)”.

L’aumento interessa, a diversi livelli, tutte le regioni tranne la Basilicata. A preoccupare ci sono però anche i dati relativi a 18 province italiane nelle quali l’incidenza ha ormai superato i 150 casi ogni 100mila abitanti. Si tratta delle province di Trieste (674), Gorizia (492), Bolzano (442), Forlì-Cesena (311), Padova (274), Rimini (249), Aosta (248), Ravenna (214), Treviso (213), Venezia (213), Vicenza (200), Pordenone (186), Udine (183), Fermo (172), Ascoli Piceno (166), Belluno (162), La Spezia (162) e Imperia (160). “Quando l’incidenza supera i 150 casi per 100mila abitanti – aggiunge Cartabellotta – gli amministratori devono decidere eventuali restrizioni mirate per arginare la diffusione”.

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