Ennio Doris, le tre regole dietro la fortuna del “campionissimo” della finanza – LiberoQuotidiano.it

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Giuliano Zulin

Un Uomo, un marito, un padre, un nonno, un imprenditore, un banchiere, un altruista, un cattolico, un ottimista, un visionario… un Campionissimo come Fausto Coppi, suo idolo assoluto. Ennio Doris, 81 anni, lascia la vita terrena ed entra nel mito. La sua storia è una favola bella, perché ha cambiato la vita di milioni di persone. Anche di quelli che magari lo conoscevano solo per il cerchio che disegnava con un bastone: “tutto intorno a te”. Adesso si parla di economia circolare, lui l’aveva prevista decenni fa, quando inventò la prima banca senza sportelli. Mentre gli istituti di credito compravano filiali, Ennio macinava clienti. Poi arrivò la svolta tecnologica, le banche iniziarono a svendere le filiali, ma Ennio era già avanti, perché prima col telefono, poi con Internet e adesso con gli smartphone aveva realizzato un modo di fare banca modernissimo. Occhio, però, Mediolanum non è mai stata una semplice banca on line, poiché tutto è inter mediato dai family banker, dei consulenti particolari che invece di rimanere in ufficio, vanno perfino a trovare a casa i clienti. Come faceva appunto Doris all’inizio della sua carriera. È una malattia che determina il destino del fondatore di Mediolanum, una malattia che diventa un’opportunità. Una nefrite colpì Ennio quando aveva 10 anni ed è stata la sua “fortuna”.

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Il padre, Alberto, era un mediatore di bestiame a Tombolo, piccolo centro della provincia padovana. Il figlio avrebbe seguito le orme del genitore, se non fosse per quel problema ai reni. Ennio, nato il 3 luglio 1940, andò avanti con gli studi, si diplomò ragioniere e iniziò a lavorare alla Banca Antoniana. Lì cominciò a sognare di diventare il primo banchiere moderno italiano, e forse europeo. Negli anni ’60 aveva capito che il bancario doveva andare dal cliente, non aspettarlo comodo seduto dietro uno sportello. Proprio incontrando di sera una persona a domicilio, fuori dall’orario d’ufficio, conobbe Lina, la ragazza che poi sarebbe diventata la donna della sua vita e la mamma di Massimo e Sara, i due figli del patron di Mediolanum. La signora che, con uno stile semplice ma nobile, ha sostenuto Ennio nei momenti difficili. Già perché la vita di Doris non è stata sempre una passeggiata. Semmai un giro d’Italia. E lui è maglia rosa per distacco. Se fosse nato in America sarebbe uno dell’olimpo, come Jobs, Gates o Bezos. Invece lui è di Tombolo, ma agli americani ha dato una lezione di futuro: una volta era a un tavolo con i grandi dirigenti delle banche Usa e disse: «Sapete che se chiamate Mediolanum, vi rispondono in pochi secondi?». I call center li hanno inventati negli Usa e mai, quei signori di Wall Street, avrebbero creduto che un italiano li potesse superare. Ennio prese il cellulare, chiamò il numero verde e tempo tre secondi entrò in contatto con la banca.

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SGUARDO AL MENU – In molti sono diventati numeri uno, ma la capacità di ascolto e risposta di Doris era inimitabile. Negli anni ’70 dopo l’esperienza – lotte sindacali, autunno caldo- in un’azienda metalmeccanica di Cittadella, approda a Fideuram e poi alla Dival del gruppo Ras: polizze ma soprattutto fondi. Una novità per l’Italia. Ennio lavora 12-13 ore al giorno, sabati compresi e qualche domenica mattina. Spesso la moglie lo accompagna dai clienti, nonostante Massimo il primogenito sia appena nato. Comincia tuttavia a togliersi qualche soddisfazione, viaggi a New York, insieme alla sua adorata Lina. Raccontava di essere diventato “ricco” perché al ristorante non guardava più i prezzi delle pietanze segnalate nel menu, sceglieva in base al gusto personale. Un lusso… Ciò nonostante girava sempre con un mazzo di banconote in tasca, perchè avere i contanti gli dava sicurezza. Una volta, capitò a casa di un falegname, il quale affidò 10 milioni di lire da investire a Ennio con una postilla: «Vede queste mani? Sono piene di calli. Questi risparmi sono figli di queste mani…». Il messaggio era chiaro: quando si investe bisogna sempre ricordare che i soldi arrivano dai sacrifici della gente. Non a caso, dopo il crac Lehman nel 2008, soltanto Mediolanum rimborsò integralmente i fondi legati all’istituto americano: 120 milioni di euro, usciti dal patrimonio personale di Doris e della famiglia Berlusconi attraverso Fininvest. Eh… Berlusconi. Nel 1981 la svolta della vita. Ennio e consorte vanno a Genova a incontrare un fiscalista. Poi si concedono due-tre giorni di relax. A Portofino, in un ristorante, incontrano Silvio. L’uomo di Tombolo aveva visto una copertina di “Capital” dove il Cavaliere diceva: “Se avete un’idea venite dame”. Ennio racconta così il suo progetto: Silvio gli dà appuntamento ad Arcore. Pochi mesi e nasce Programma Italia, quella che nel 1997 diventerà Banca Mediolanum: se all’inizio Berlusconi fu prezioso, per il suo contributo, alla nascita del piano Doris, attualmente l’istituto ha aiutato e non poco, attraverso generosi dividendi, la famiglia del leader azzurro.

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I RIMBORSI – Ennio importò e rimodellò negli anni ’80 l’esempio dei Pac. Non è una parolaccia ma la formula che permette, tuttora, ai risparmiatori di investire senza perdere troppo: ogni mese si destina una parte dell’investimento fissa per acquistare un’azione o un fondo. Così anche se il titolo scende, si perde poco, mentre se sale, ovviamente si guadagna. Fu inoltre tra i primi imprenditori a metterci la faccia, nelle pubblicità. E tra i primi a puntare molto sulla solidarietà (mutui azzerati a clienti che subirono alluvioni o terremoti). A proposito di mutui. Doris è anche il primo banchiere a inserire una polizza assicurativa obbligatoria legata al mutuo, perché se succede qualcosa di brutto all’intestatario del prestito, «non posso andare a chiedere ai familiari rimasti di saldare il resto del mutuo». Recentemente, causa Covid, alcuni dipendenti hanno perso la vita: il gruppo ha assunto i rispettivi figli. Nel 2010, dopo l’alluvione che colpì numerosi comuni veneti, organizzai una sottoscrizione per aiutare la gente devastata. Chiamai il presidente e subito concesse 30mila euro. Dopo qualche settimana richiamò: «Posso darne altri 30mila?». Nel marzo 2020 telefonò subito a Luca Zaia e mise a disposizione 5 milioni per affrontare le prime spese legate all’emergenza virus.

TRE REGOLE – Come ha fatto Ennio a diventare Doris? Primo: le origine contadine e il legame con Tombolo. Quando poteva, specie nei fine settimana, il presidente lasciava Milano per tornare nel suo paese d’origine, dove spesso si trovava ancora al bar a giocare a carte con gli amici d’infanzia. Grazie a questi legami inossidabili, nonostante i rapporti internazionali con colossi di Wall Street, ha sempre mantenuto i piedi per terra e una sensibilità che gli ha permesso di intuire prima i bisogni della gente e l’evoluzione della società. Secondo: una famiglia “intorno a lui”. Non era facile conciliare gli impegni professionali con quelli di marito e di padre. Lui ha fuso tutto, realizzando una sorta di capitalismo familiare dal volto umano. Terzo: fiuto per gli affari unico. Da piccolo, quando sognava di seguire le orme del padre, «il venerdì alle 2 di notte davo alle vacche il bevarón, acqua e semola, che le gonfiava, facendole sembrare più pasciute. Poi le strigliavo ben bene e alle 4 del mattino le portavamo al mercato di Castelfranco Veneto. Difficile che qualcuna tornasse indietro». Ecco, papà Berto gli insegnò il valore del lavoro, della qualità del lavoro, che però va valorizzato, monetizzato. Doris era particolare: quando ti parlava, sembrava fosse tuo amico da una vita. Uno zio che dà consigli, che non parla mai a vanvera e che ti carica, con l’esempio, ad andare avanti. A battersi. A riprovarci. Come ripeteva suo padre, mentre consolava il piccolo Ennio per una sconfitta di Coppi, “c’è anche domani”.

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