Femminicidio di Reggio, Genco ha registrato tutto sul telefono – Gazzetta di Parma

Ha registrato con il suo cellulare gli ultimi 53 minuti di vita di Juana Cecilia Loayza, la donna che ha ucciso e che è accusato di aver anche violentato. E’ quanto emerge dagli atti su Mirko Genco, fermato sabato dai carabinieri di Reggio Emilia, ex compagno della 34enne peruviana che in passato aveva perseguitato. Dalla registrazione, conclusa alle 3.05, ci sono riscontri al racconto fatto nella confessione. Genco l’ha registrata da quando l’ha raggiunta in un locale: «Volevo tenere la sua voce per ricordo perché quello sarebbe stato l’ultimo giorno in cui l’avrei vista perché sua madre non voleva che ci vedessimo», ha detto.  

Genco ha riferito di aver raggiunto la ex a Reggio Emilia partendo da Parma, dove vive, dopo aver visto alcune foto sui social che la mostravano in compagnia di un gruppo di ragazzi. Quella è stata la molla: «Mi sono molto arrabbiato – ha messo a verbale – poiché credo che una madre a quell’ora debba essere a casa con suo figlio», avuto da un altro uomo. Quando è arrivato la ragazza si è allontanata con lui e i due sono stati ripresi mentre camminavano sotto i portici e lui la teneva ferma per baciarla. A un certo punto, ha detto Genco, Juana Cecilia, la donna che lui nei mesi scorsi aveva a lungo perseguitato, «ha iniziato a dirmi cose bruttissime». Parole che hanno provocato in lui rabbia e «paura che Cecilia o la madre avessero chiamato la polizia». «Ho dunque deciso di attivare il registratore – ha spiegato – per iniziare a registrare tutto quello che stava accadendo poiché è a questo punto che per la rabbia e la delusione che stavo provando ho deciso di ucciderla». 

La pm: “Nessuna presa in carico dell’indagato dopo il patteggiamento”
«Nessun programma è mai stato predisposto e nessuna presa in carico del soggetto c’è mai stata». Lo sottolinea, nella richiesta di convalida del fermo di Mirko Genco, la pm della Procura di Reggio Emilia Maria Rita Pantani, in riferimento al percorso che l’indagato avrebbe dovuto seguire da quando era di nuovo libero in seguito al patteggiamento a due anni per stalking, con la condizionale subordinata alla rieducazione. 

L’unico “contatto” avuto con il responsabile di un centro a Parma, in cui avrebbe dovuto seguire il percorso, era stato il 16 novembre, quindi quattro giorni prima del delitto. Al primo, invece, fissato il giorno della revoca dei domiciliari, cioè il 4 novembre, non si era presentato. 

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