Green pass rubati, file online scovati da ilGiornale.it: scatta l’indagine – il Giornale

Qualcosa si sta muovendo. Il mondo dei no pass – presto – potrebbe trovarsi in serie difficoltà. Non tutto, certamente. Ma sicuramente quei “furbetti” che scorrazzavano liberamente in giro utilizzando i green pass di altre persone. Come abbiamo documentato in esclusiva (qui il video), attraverso un software per la condivisione dei file in rete (evitiamo di farne il nome per non dare modo ad altri no vax di rubare le identità altrui e munirsi di pass valido) è possibile scaricare la certificazione verde che più ci aggrada. Per donne, uomini, adolescenti, stranieri, prima dose, ciclo completo o dopo un tampone, giovani, anziani. Tutto molto facile e veloce, peccato che sia illegale.

Dopo la nostra denuncia, i primi passi verso la legalità sono stati fatti. Per prima cosa, colui che ha dato vita ai cortei di Milano e ha fondato il gruppo Telegram No green pass – Adesso basta, Gabriele Molgora (alias Zeno), ha ricevuto una visita della Digos. Il 28enne è stato sottoposto a una perquisizione ordinata dalla procura di Milano. Zeno, infatti, oltre ad aver fatto un uso “malizioso e ingannevole” dei social network ha scaricato e diffuso green pass validi ad alcuni iscritti al suo canale. Il ragazzo ha confermato alle forze dell’ordine di aver fatto il download dei certificati, distribuendoli gratuitamente a quanti più utenti possibile. Per questo è stato denunciato anche per il reato di ricettazione, insieme ad altre due persone.

La procura di Roma apre un’indagine

Ma non è tutto. Dopo aver scoperchiato il vaso di Pandora, la procura di Roma ha aperto un’indagine in relazione alla diffusione di green pass sul web e via Telegram. L’indagine è relativa ad alcune migliaia di certificati disponibili all’interno di una piattaforma di file sharing (quella che vi abbiamo mostrato nel video). I reati contestati? Trattamento illecito di dati personali e accesso abusivo a sistema informatico. Sul tavolo dei magistrati di piazzale Clodio sono arrivate le informative del Cnaipic della polizia postale e della guardia di Finanza, delegati per le indagini. Sulla vicenda anche il Garante della privacy ha avviato un’indagine delegando gli accertamenti per acquisire gli archivi online e accertare la provenienza di green pass. “Considerata la gravità e la pericolosità di questa illecita diffusione di dati personali particolarmente delicati, il Garante per la protezione dei dati personali ha avviato d’urgenza un’indagine per accertare le modalità con le quali questi dati siano finiti in rete e ha dato mandato al Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi tecnologiche della Guardia di Finanza di acquisire gli archivi on line e accertarne la provenienza”, si legge nella nota del Garante della privacy, che esprime la sua preoccupazione per possibile manipolazione e commercializzazione dei green pass online.

Quanto sono sicuri i nostri dati?

Il fatto che i nostri green pass possano finire nelle mani di chiunque ci ha parecchio turbato. Per questo motivo, abbbiamo chiesto a Marianna Vintiadis, fondatrice di 36Brains ed esperta di corporate intelligence, quanto siamo al sicuro. L’esperta ci ha spiegato che per rendere fruibile un sistema ai cittadini, inevitabilmente si perde di sicurezza. “La modalità per raccogliere i nostri green pass – ci ha raccontato – è molto semplice. Basta una foto, un hacker o che qualcuno li abbia caricati volontariamente sulla piattaforma. Sono dati che girano molto e sono molto facilmente ottenibili. Però, senza fare troppe speculazioni, è molto facile fare copie perfette ed è per questo che è così facile fare questo tipo di falsificazione”.

Il M5S presenta un’interrogazione parlamentare

E quindi? Quindi serve capire che fine facciano i nostri dati. Sono al sicuro? Dopo la nostra inchiesta, anche il Movimento Cinque Stelle ha voluto vederci chiaro. Maria Laura Mantovani, senatrice e componente del direttivo, “ha ritenuto davvero pericoloso quello che avete scoperto” – ci dice Antonio Libonati della comunicazione 5s – e ha rivolto al governo una interrogazione parlamentare con l’obiettivo di chiarire se, e “attraverso quali sistemi, il ministro della Salute stia garantendo il trattamento in sicurezza dei dati dei cittadini, attualmente gestiti in questa emergenza sanitaria”. “Se siano previsti o in corso di esecuzione controlli per verificare quali misure tecniche e organizzative siano state adottate per la corretta conservazione delle certificazioni green pass consegnate dal lavoratore al datore di lavoro privato e pubblico, secondo quanto disposto dal decreto legge n.127 del 2021. Se e quali opportune iniziative stiano mettendo in atto per evitare il rischio che dati e informazioni dei cittadini vengano utilizzati per finalità diverse da quelle previste con l’adozione del green pass”.

In merito all’interrogazione parlamentare abbiamo anche sentito Luca Frusone, deputato del M5S e presidente della delegazione italiana parlamentare Nato: “L’interrogazione è al Senato e se ne occupa la collega Mantovani. La preoccupazione è come vengano detenuti e custoditi tutti i dati che in questi anni sono stati raccolti compresi i green pass e non solo dalle pubbliche amministrazioni ma anche dai datori di lavoro per esempio. I dati sono l’ossigeno digitale del futuro e dovremmo iniziare a trattarli come tale”.

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