Il caso dell’infermiera no vax riammessa al lavoro – Today

Sta facendo discutere la sentenza del giudice del Lavoro di Velletri che ha riammesso in via temporanea l’infermiera no vax di Velletri sospesa lo scorso ottobre. Il giudice giudice Giulio Cruciani ha ordinato “alla Asl l’immediata ricollocazione della ricorrente presso la Centrale Sats di Marino” e “l’erogazione dello stipendio a suo favore”. Si tratta di un provvedimento cautelare e temporaneo adottato alla luce della “rilevanza costituzionale dei diritti compromessi (dignità personale, dignità professionale e ruolo alimentare dello stipendio)”. Il giudice ha sottolineato il fatto che “la sospensione dal lavoro può costituire solo l’extrema ratio e un evento di portata eccezionale in una azienda medio grande”.

L’infermiera Adele Passerini, dipendente della Asl Roma 6, era stata sospesa dopo essersi rifiutata di sottoporsi al vaccino, obbligatorio per la sua categoria. Aveva però presentato ricorso. “Il tribunale con questa ordinanza riafferma con chiarezza il diritto al lavoro a fronte di una sospensione che non può fare riferimento al diritto alla salute – ha commentato il suo difensore, l’avvocato David Torriero –  se sono state proprio le decisioni del Governo a stabilire che lo stesso è garantito attraverso il ricorso ai tamponi ogni 48 ore”.

Il prossimo 7 dicembre è prevista una nuova udienza, nella quale il caso dell’infermiera sarà affrontato con le parti che si confronteranno con un contraddittorio in aula. Nel frattempo la Regione Lazio ha fatto sapere, tramite La Stampa, che “sono attualmente in corso verifiche per chiarire i contorni della vicenda”.

La questione dell’obbligo vaccinale per gli operatori sanitari 

La notizia della sentenza del giudice di Velletri è arrivata nello stesso giorno in cui il governo ha introdotto il “super green pass” e l’obbligo della terza dose di vaccino antiCovid per gli operatori sanitari. Appena un mese fa, una sentenza del Consiglio di Stato aveva riconosciuto la legittimità dell’obbligo vaccinale per il personale sanitario così come previsto dal decreto legge dello scorso aprile. L’obbligo vaccinale, veniva specificato nella sentenza (7045/2021 del 20 ottobre), era stato imposto a tutela non solo del personale, impegnato nella lotta contro la diffusione del coronavirus pandemico, ma anche dei pazienti e delle persone più fragili ricoverate o che si recano comunque nelle strutture sanitarie o socioassistenziali. Il Consiglio di Stato aveva inoltre chiarito che l’obbligo vaccinale non si fonda solo sulla relazione di cura e fiducia tra paziente e personale sanitario, ma anche sul più generale dovere di solidarietà (art. 2 Costituzione) che grava su tutti i cittadini, a cominciare dal personale sanitario, nei confronti dei soggetti più vulnerabili e che sarebbero più esposti alle conseguenze gravi o addirittura letali del virus per via del contatto con soggetti non vaccinati.

Nei mesi scorsi, per casi simili a quello dell’infermiera no vax di Velletri, dai tribunali erano arrivate interpretazioni diverse da quella adottata ora dal giudice del tribunale del Lavoro di Velletri. Ad esempio, a Modena, questa estate, il tribunale aveva stabilito che il datore di lavoro può sospendere dal lavoro e senza retribuzione il lavoratore no vax, dopo il ricorso presentato da due fisioterapiste di una Rsa assunte da una cooperativa di Modena e che si erano rifiutate di sottoporsi al vaccino.

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