Lega in fibrillazione, Salvini minaccia. Poi il sì in Cdm al Super Green Pass – L’HuffPost

Stretto tra la pressione dei governatori e la determinazione di Draghi e dei “rigoristi”, Salvini deve cedere. Il sì sofferto della Lega in consiglio dei ministri chiude una giornata di fibrillazioni per il governo: passa all’unanimità la stretta di Natale sul super green pass. “Abbiamo detto sì con senso di responsabilità – commenta Giancarlo Giorgetti – Ma ho espresso le nostre riserve sull’estensione alle zone bianche”. Pochi minuti dopo, il premier lo corregge dalla conferenza stampa: “Sembravano esserci posizioni diverse all’interno del governo ma durante il consiglio dei ministri sono sparite. E’ importante essere compatti”. Quanto agli sforzi necessari a convincere Salvini, il premier taglia cortissimo: “Non ci sono stati, è la prospettiva di Fedriga e degli altri governatori ad essere convincente”. Il riferimento al presidente del Friuli, già ringraziato da Speranza e Gelmini, non è casuale: regista del pressing dei territori, oggi è stato il “pontiere” durante l’ultimo irrigidimento. Con lo spauracchio della Lega che ventilava di disertare la riunione dell’esecutivo o in subordine di astenersi sul provvedimento.

Il primo segnale è arrivato al mattino: proprio il ministro dello Sviluppo Economico, il più in sintonia con Draghi, diserta la cabina di regia dove a esprimere le “riserve politiche” va il sottosegretario Freni. C’è il rischio d un deja-vu di aprile sul decreto coprifuoco. Finisce con un compromesso: giro di vite per ora limitato alle festività – dal 6 dicembre al 15 gennaio – obbligo di tampone ma non di vaccino negli hotel, nessun taglio alla durata dei test rapidi. Draghi però tiene duro sulla carta “rafforzata” in zona bianca per bar, ristoranti, feste, discoteche, cerimonie pubbliche. Non solo: c’è l’obbligo per i poliziotti e le forze dell’ordine, fortemente avversato da Salvini. E il passaporto sia pure “base” anche per i trasporti pubblici locali.

Il leader del Carroccio deve adeguarsi a un boccone amaro. Lo fa in silenzio, lasciando a Giorgetti il compito di indicare il bicchiere mezzo pieno: “Avere garantito la libertà di movimento, l’esclusione del green pass per gli under 12, le aperture delle attività commerciali e industriali, oltre alla durata limitata del super green pass, senza il rinnovo dello stato di emergenza è una soluzione equilibrata e positiva”. Peccato che la carta verde per i bambini non fosse sul tavolo mentre sull’eventuale proroga dello stato di emergenza Draghi si è tenuto le mani libere.

L’ipotesi del regime del “2G” valido anche in zona bianca è stato il detonatore: troppo dure le restrizioni per i non vaccinati, troppo brusca la posizione da digerire per la Lega. Più che una svolta, sarebbe stata una capriola. Per Salvini è una doccia gelata, ma tutto il vertice del partito è in agitazione, ministri compresi. La premessa delle soluzioni “di buon senso” concordate tra il Capitano e i suoi governatori parte dalla zona arancione, quella dei ristoranti chiusi, non prima. Lo stesso Fedriga si è attestato sulla trincea della maggiore libertà per i vaccinati, non restrizioni per i No Vax. Così l’impianto rischia di saltare. Parte un giro di telefonate che coinvolge Palazzo Chigi, gli alleati forzisti, governatori e sindaci. Si ventila l’Aventino. Togliere le impronte digitali del Carroccio da quel decreto, prendere le distanze dall’incremento di rigore.

Il Capitano sente i fedelissimi – i capigruppo parlamentari Molinari e Romeo, il vice Lorenzo Fontana, Fedriga – e impone il silenzio stampa. Alle 11,30 l’avvertimento: Giorgetti non va alla cabina di regia, e neppure Garavaglia o Erika Stefani. Li sostituisce il sottosegretario all’Economia Federico Freni. L’indicazione che esce dall’incontro dei rappresentanti dei partiti con Draghi però è quella del “massimo rigore”. Lo sostengono Speranza, Franceschini, Gelmini: il quadro dei contagi non consente esitazioni. Le trattative proseguono, ma l’unica mediazione reale è sul timing: un mese di prova per l’iper green pass, dopo le feste si vedrà se confermarlo. Salvini deve fare buon viso a cattivo gioco. Tocca a Giorgetti annunciare la schiarita: “Parteciperò al consiglio dei ministri”.

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