Roma, infermiera no vax sospesa: il giudice ne ordina la riammissione – Corriere Roma

di Valeria Costantini

Adele Passerini, 50 anni, dipendente della Asl Rm 6, era stata allontanata dal posto di lavoro lo scorso ottobre, ma ha fatto causa e il giudice del lavoro di Velletri le ha dato ragione

A ottobre scorso un’infermiera è stata sospesa dalla Asl perché si era rifiutata di vaccinarsi così come previsto per la categoria. Il giudice del lavoro di Velletri, con un decreto cautelare del 22 novembre, ha disposto per lei, dipendente della Asl Roma 6, la riammissione al lavoro. Ora Adele Passerini, 50enne operatrice sanitaria, è già rientrata al suo posto di lavoro, presso la Centrale Sats del Comune di Marino: un impiego di tipo amministrativo (per lo smistamento dei pazienti) dove era stata spostata su istanza del legale della donna, l’avvocato David Torriero, già ad aprile scorso. Prima del trasferimento l’infermiera lavorava infatti in ambulatorio, impegnata sul campo nella gestione dei malati di Covid. Nel provvedimento il giudice Giulio Cruciani adesso ha «ordinato alla Asl l’immediata ricollocazione della ricorrente – con tampone ogni 48 ore – e l’annesso ripristino dell’erogazione dello stipendio».

«Un precedente raro questo decreto, è la prima volta in Italia che una Asl è costretta da un giudice a reintegrare una persona che ha rifiutato il vaccino», è il commento dell’avvocato David Torriero, difensore della donna : si tratta di una prima disposizione d’urgenza adottata dai giudici, perché poi il 7 dicembre prossimo è fissata l’udienza in cui il caso sarà affrontato nel dettaglio con il confronto tra le parti. Le motivazioni: il giudice considera nel decreto «la rilevanza costituzionale dei diritti compromessi (dignità personale, dignità professionale, ruolo alimentare dello stipendio)» – si legge nel documento in cui si aggiunge – «che la sospensione dal lavoro può costituire solo l’extrema ratio e evento eccezionale in una azienda medio grande». «Il tribunale con questa ordinanza riafferma con chiarezza il diritto al lavoro a fronte di una sospensione che non può fare riferimento al diritto alla salute – afferma l’avvocato Torriero – se sono state proprio le decisioni del Governo a stabilire che lo stesso è garantito attraverso il ricorso ai tamponi ogni 48 ore». L’infermiera «non si era mai rifiutata di presentare il certificato verde» sottolinea il legale.

24 novembre 2021 (modifica il 24 novembre 2021 | 19:54)

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