“Salveremo il Natale”. Draghi media, dà scacco a Salvini e convince la Lega – il Giornale

E pensare che qualcuno ancora teorizza che Draghi sia poco avvezzo alle cose delle politica, forte di un curriculum senza pari, ma troppo legato a certe rigidità di quel mondo della finanza grazie al quale è diventato da anni uno degli italiani più stimati al mondo.

Invece è esattamente il contrario. Perché, ancora una volta, l’ex numero uno della Bce conferma di sapersi districare con grande pazienza e innata abilità tra le spinte contrastanti di una maggioranza sempre più agitata. Nessuno lo ammetterai mai, ma quel che pesa come un macigno è la partita del Quirinale. Formalmente si inizierà a giocare solo a metà gennaio, ma di fatto le squadre sono scese in campo ormai da mesi. Non è un caso che, ancora ieri e per l’ennesima volta, in conferenza stampa il premier abbia volutamente dribblato una domanda in proposito. D’altra parte – non è un mistero per nessuno e figuriamoci per Draghi – tutti aspettano ormai da molte settimane una sua parola in proposito.

E invece sul punto il premier non si sbilancia. Quindi, tradotto dal politichese, tiene aperte tutte le porte. Però si muove con una prudenza che ha molto affinato in questi ultimi mesi. Lui, sempre rigorista sulle misure anti-Covid, ha infatti pazientato e aspettato la cabina di regia di ieri per dare il via alla stretta sulle misure di contenimento anti-Covid. Soprattutto, ha fatto sfogare i malumori di Salvini, che pubblicamente si è mosso prudentemente, evitando affondi a favore di telecamera. Ma che, sottotraccia, ha lavorato per fare muro all’introduzione del cosiddetto «modello 2G» in zona bianca (il super green pass, che esclude la validità dei tamponi per tutte le attività che non siano strettamente legate al lavoro).

Anche per questo la giornata è stata campale. A partire dalla cabina di regia della mattina, disertata perfino da Giorgetti. E non certo perché il ministro dello Sviluppo avesse in agenda un faccia a faccia con Barack Obama, visto che l’assenza è stata giustificata con un impegno di routine a Roma, praticamente a pochi metri da Palazzo Chigi. Al suo posto non si è presentato un altro ministro, ma il sottosegretario all’Economia Freni, nominato neanche due mesi fa.

Insomma, un’evidente presa di distanza. Tanto che per diverse ore ha rimbalzato tra i big del Carroccio e Palazzo Chigi la possibilità che la Lega disertasse il Consiglio dei ministri, un’eventualità politicamente piuttosto rilevante. E pure nel collegamento da remoto tra Chigi e le Regioni, i governatori leghisti si sono fatti portatori dei dubbi di Salvini. Da Fedriga a Fontana, passando per Fugatti e Tesei. Ma – giurano a Palazzo Chigi – nessuno sposava sinceramente la linea di Salvini.

Tanto che alla fine è stato facile portare a casa il via libera al «modello 2G» in zona bianca con l’accordo di tutti. Sia nell’incontro con le Regioni, che durante il Cdm. Non è un mistero, infatti, che sulla linea più rigorista ci fossero molti governatori, compresi quelli del Carroccio. Tanto che Draghi ci ha tenuto a dire che «alla fine le divisioni sono sparite» e che «il giudizio è stato unanime».

L’impressione, insomma, è che la Lega sia ormai spaccata tra due mondi. E che i cosiddetti «governativi» siano lontani da Salvini, al punto da giocare in autonomia. Così, anche la frizione di ieri in Cdm tra Giorgetti e Gelmini va interpretata con le lenti giuste. Il primo ha ribadito la contrarietà del suo partito alla stretta in zona bianca. La seconda, invece, ha risposto che sul punto erano d’accordo tutti i governatori, a partire da Fedriga, leghista e – soprattutto – presidente della Conferenza delle regioni. Poi, un ultimo diverbio. Questo, inatteso, tra Draghi e Lamorgese. Con il premier che chiede al ministro dell’Interno una stretta sui controlli e il titolare del Viminale che prova a mediare. «Ci mancano le risorse necessarie», dice. «Trovate una soluzione», è la replica dell’ex Bce. Che ribadisce la linea del rigore: «Prevenire per preservare. Salveremo il Natale».

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