Sharbat Gula, la ragazza afgana della foto di McCurry è arrivata a Roma – Quotidiano.net

Roma, 25 novembre 2021 – È arrivata a Roma Sharbat Gula, “la ragazza afgana della foto di McCurry“, così la conosce il mondo.  Il suo volto, gli occhi verdi intensi e inquieti che bucano l’obiettivo, nel 1985 ne fecero un’icona planetaria. Steve McCurry a dicembre dell’anno prima l’aveva ritratta giovanissima in un campo profughi di Peshawar. Quello scatto era diventato la copertina del National Geographic Magazine. Sharbat Gula divenne così il simbolo di una tragedia umanitaria, quella dei profughi afgani fuggiti in Pakistan dopo l’invasione sovietica. 

Rispondendo alle sollecitazioni di quanti nella società civile e in particolare fra le organizzazioni no profit attive in Afghanistan hanno raccolto, dopo gli eventi dello scorso agosto, l’appello di Sharbat Gula a essere aiutata a lasciare il proprio Paese, la presidenza del Consiglio – spiega palazzo Chigi – ne ha favorito e organizzato il trasferimento in Italia, nel più ampio contesto del programma di evacuazione dei cittadini afghani e del piano del Governo per la loro accoglienza e integrazione.

La storia della foto

Sharbat Gula aveva 12 anni quando McCurry la fotografò nel campo profughi di Peshawar, nel  dicembre 1984, in una tenda usata come scuola. McCurry raccontò così quell’esperienza: “Quando ho cominciato a fotografare Gula, non ho sentito e visto nient’altro”. Quella ragazzina, orfana dall’età di sei anni – i genitori erano stati uccisi durante l’invasione sovietica dell’Afghanistan -, non era mai stata fotografata prima nella sua vita. Ancora McCurry: “Dopo qualche minuto si alzò e si allontanò, ma per un istante tutto era stato perfetto. La luce, lo sfondo, l’espressione dei suoi occhi”. Dirà anche: “Ho saputo all’istante che questa era veramente l’unica foto che volevo scattare”.

“Ritrovata”

All’inizio del 2002 McCurry e il National Geographic si misero alla ricerca della ragazzina di allora, che ancora non aveva un nome. La trovarono dopo mesi di ricerche. Il nuovo scatto di Sharbat venne chiamato ‘Ritrovata’ e fu pubblicato sul numero della rivista di aprile. Il volto è segnato dal tempo ma gli occhi sono gli stessi, catturano lo sguardo e non lo lasciano più. Sharbat, nota anche come la ‘Monna Lisa afgana’, ha sempre dichiarato: “L’Afghanistan è solo il mio luogo di nascita, ma il Pakistan era la mia patria e l’ho sempre considerato il mio paese”. Ha avuto cinque figli, uno è morto di epatite come il marito. Nel 2016 viene arrestata con l’accusa di aver falsificato i documenti per vivere in Pakistan, pratica comune per gli afghani che vivono nel Paese senza uno status legale. Viene espulsa e rimandata in patria, dove il governo si impegna a darle una casa e mezzi di sostentamento.  Dopo il ritorno dei talebani al potere, chiede di essere aiutata a lasciare il Paese e l’Italia si attiva, organizzandone il trasferimento. 

McCurry

A maggio, intervistato sull’Afghanistan, il grande fotografo di Philadelphia ha dichiarato: “Prima o poi in futuro tornerò, andrò per vedere com’è cambiata la vita lì. Nel frattempo sono ben felice di aiutare come posso. Ma non c’è alcuna certezza”.

La mostra e l’invito

La foto iconica è tra i capolavori di McCurry di  ‘Icons’, la mostra che Palazzo Sarcinelli di Conegliano dedica al celebre fotografo Usa, aperta fino al 13 febbraio 2022. Il sindaco di Conegliano Fabio Chies apprendendo dell’arrivo di Sharbat dichiara: “Sarei onorato di poterla ospitare. Abbiamo inseguito per molto tempo la mostra di McCurry, che sta andando benissimo”. 

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