Super Green Pass, l’allarme degli alberghi: “Problemi per le famiglie con bambini. Noi discriminati rispetto … – La Repubblica

ROMA – Non è che gli albergatori siano contrari al Green Pass, anche perché a essere richiesto sarà quello “semplice”, quindi va bene anche il tampone. Ma dalle principali organizzazioni degli albergatori arrivano due diversi allarmi. Il primo (Confindustria Alberghi) è in qualche modo “preventivo”: le famiglie con bambini piccoli non faranno in tempo a vaccinare la fascia 5-11 anni se la vaccinazione verrà estesa anche a loro. E comunque saranno costretti a fare ogni due giorni tamponi per i figli dopo i 12 anni, il che potrebbe scoraggiare molte partenze.

Il secondo (Federalberghi, Confcommercio) è che in questo modo l’obbligo pesa solo sugli alberghi, ma non sulle altre forme di ospitalità, una disparità di trattamento che svantaggerà ulteriormente gli hotel, già molto penallizzati a causa della pandemia. Molti viaggiatori infatti hanno ritenuto che sia più sicuro affittare un appartamento, e tanti alberghi, pur non avendo l’obbligo di chiusura neanche durante il lockdown, hanno dovuto chiudere per mancanza di clienti.

“Comprendiamo perfettamente l’emergenza che ci si trova a gestire a  causa della pandemia – osserva il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca – Per questo non discutiamo le misure indicate dal governo. Solleviamo solo il tema della disparità di trattamento: gli alberghi, che già soffrono della forte concorrenza di altre forme di ospitalità, sono chiamati a rispettare rigorosamente le nuove disposizioni, cosa che non accade per ciò che riguarda le locazioni brevi dove il rispetto delle regole non è garantito. Ci auguriamo quanto meno che si vigili su questo, per il bene dei nostri turisti e delle nostre comunità”.

“Non siamo contrari alle norme di sicurezza, ma l’introduzione immediata del Green Pass per gli alberghi è una misura che potrebbe mettere in crisi le famiglie con i componenti più giovani – rileva Maria Carmela Colaiacovo, presidente dell’Associazione Italiana Confindustria Alberghi – La norma determina alcune complessità che speriamo siano chiarite e superare al più presto. Penso in primis al tema dei bambini poiché c’è il timore che l’apertura della campagna vaccinale per i ragazzi dai 5 agli 11 anni possa comportare, anche per loro, l’applicazione in automatico dell’obbligo di Green pass. Una corsa contro il tempo per vaccinare la fascia dei giovanissimi e una circostanza che rischia di generare delle oggettive complicazioni per le famiglie che vogliono trascorrere qualche giorno di vacanza a cavallo del Natale e che potrebbero trovarsi con la difficoltà, per i bambini più piccoli, di dover affrontare un tampone ogni 2 giorni”.

In effetti al momento non è così: il vaccino per i ragazzi dai 5 agli 11 anni è ancora in via di approvazione, e il Green Pass al momento non verrebbe chiesto in nessun caso ai più piccoli. Ma c’è il timore che le norme possano cambiare rapidamente: “Il decreto crea confusione in questo momento, le notizie che arrivano all’ultimo minuto e che continuano a cambiare creano allarme. – ribadisce Gianni Battaiola, proprietario di tre alberghi in montagna e presidente di Feralberghi Trentino – Abbiamo anche dei turisti che vengono dall’estero, chi non ha il vaccino riconosciuto dall’Ema dovrà fare il tampone. Ma comunque se questa è l’unica maniera di rimanere aperti ben venga il tampone obbligatorio, anche se è un’ulteriore incombenza burocratica. Però si faccia chiarezza: le attuali regole valgono fino al 15 gennaio, ma i turisti non si organizzano da un giorno all’altro. Dopo che succederà?”. 

“Avevamo già il 40% di prenotazioni per Capodanno nel Riminese. Adesso, nell’incertezza, si è fermato tutto. – dice Patrizia Rinaldis, presidente di Federalberghi Rimini – Non viviamo comunque il Green Pass come un problema, la gente ormai è abituata a usarlo. Vediamo cosa succederà: lavoriamo giorno dopo giorno”. “Perderemo quel 20% di ospiti senza Green Pass – dice Simone Fittucia, presidente di Federalberghi Umbria e proprietario di sette alberghi tra Assisi e Perugia e il Piemonte – ma quello che perdiamo in termini di clientela lo acquistiamo in termini di sicurezza”.

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