Trattato del Quirinale, Draghi chiede a Macron uno «scambio» ai Consigli dei ministri – Corriere della Sera

di Marco Galluzzo

L’accordo dovrebbe essere firmato venerdì, alla Farnesina lo definiscono «pazzesco». Il presidente del Consiglio vuole un articolo che lo rende ancora più ambizioso. Le due diplomazie si rappresenteranno a vicenda, nel caso una delle due non sia presente

ROMA — È un trattato ambizioso, è la prima volta che Parigi decide che è anche nel suo interesse avere «un’alleanza strategica» di largo respiro con l’Italia, riconoscendo che il livello di integrazione delle due economie, degli obiettivi geopolitici comuni, debba fare un salto di qualità duraturo. Eppure ieri mattina Mario Draghi a sorpresa ha chiesto che il Trattato che sarà firmato oggi al Quirinale sia ancora più ambizioso, avvicinandolo alle caratteristiche degli accordi che da tanti anni i francesi hanno con Berlino.

Il presidente del Consiglio prima ancora che Macron atterrasse a Roma ha chiesto un articolo in più. Ma non uno qualsiasi. Una volta a trimestre, e in alternanza, un ministro italiano partecipa al Consiglio dei ministri francese e viceversa. Insomma un’integrazione istituzionale ad un livello ancora più alto, su un piano simile, anche se più leggero, rispetto a quanto avviene diverse volte l’anno con la riunione congiunta dei governi francese e tedesco.

Ancora ieri sera il Trattato non era chiuso, per questo motivo. Sapremo solo oggi se i francesi hanno accolto la richiesta, che li ha presi in contropiede, anche se la prima reazione non è stata negativa. Certo alla fine non sarà questo a cambiare la valutazione complessiva su un accordo che alla Farnesina giudicano «pazzesco», un accordo in cui due Paesi decidono di integrare maggiormente le rispettive diplomazie, di rappresentarsi a vicenda nei fori internazionali dove non sono presenti, di creare una sinergia fra le casseforti finanziarie dei Paesi, Cassa Depositi e prestiti e l’omologa francese. Queste insieme a tante altre intese che ridisegnano in profondità il rapporto fra i due Stati.

Eppure proprio la richiesta al fotofinish di Mario Draghi fotografa l’ampiezza e la profondità del Trattato. «Una straordinaria opportunità», come la chiamano a Palazzo Chigi, di creare un asse strategico che moltiplichi in modo virtuoso i rispettivi interessi, costruendo una sinergia di lungo periodo che svaria dalla politica estera e di difesa comuni alla spinta che entrambi gli Stati possono dare ai dossier più ambiziosi della Ue, sino all’investimento sulla complementarietà delle rispettive economie.

Nelle schede che accompagnano l’accordo si esce anche dal cliché di una Francia che in Italia fa solo shopping di imprese, e che si chiude a riccio quando la dinamica è in senso contrario: basti pensare che 2.000 imprese italiane hanno partecipazioni in 2.500 società transalpine, che in totale esistono 4.000 imprese «bi-nazionali» e oltre 100 miliardi di investimenti reciproci. È pur vero che la Francia investe nell’economia italiana il doppio di quanto facciamo noi da loro, più di 80 miliardi l’anno, eppure dipende da noi più di quanto si pensi, visto che il saldo della bilancia commerciale è per noi positivo, stabilmente, intorno ai 10 miliardi di euro. Esportiamo in Francia, solo per fare un esempio, il triplo di quanto faccia la Gran Bretagna.

Nel bilaterale di ieri fra il presidente del Consiglio e Macron, durato quasi un’ora, prima della cena offerta al Quirinale da Mattarella, sono stati toccati molti dei punti che da oggi diventano impegni istituzionali comuni: dalla difesa alle relazioni con i Paesi africani, dalla cooperazione economica e politica alle migrazioni. I prossimi mesi per il presidente francese saranno decisivi, a gennaio si apre il semestre europeo che presiede Parigi, potrebbe chiudersi senza più Macron all’Eliseo. Ma il Trattato del Quirinale va ovviamente al di là della grande sintonia personale fra il capo dell’Eliseo e il presidente del Consiglio.

25 novembre 2021 (modifica il 25 novembre 2021 | 22:00)

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Trattato del Quirinale, Draghi chiede a Macron uno «scambio» ai Consigli dei ministri – Corriere della Sera

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