Accordo sul fisco, ecco come saranno tagliate le tasse. E per sicurezza Draghi convoca la maggioranza – Tiscali Notizie

La notizia “grossa” è l’accordo sul fisco: dopo una maratona e almeno tre fumate nere ieri pomeriggio l’accordo tra il Mef e i rappresentanti dei vari partiti di maggioranza. Quella più “sottile” è squisitamente politica ed ha a che fare il Tavolo di maggioranza annunciato – soprattutto auspicato – tredici giorni fa dal il segretario del Pd: si allontana il Tavolo di maggioranza per blindare contenuti e iter parlamentare della legge di bilancio. Sarà invece il premier in persona a convocare segretari e delegati sui temi economici di ciascun partito. E a questo Tavolo bilaterale sarà trovato un accordo.

Addio quindi Tavolo sulla Bilancio che avrebbe poi dovuto trovare anche un accordo sul Presidente della Repubblica. E’ probabile che anche di questo abbiano parlato Draghi e Letta mercoledì mattina quando si sono incontrati. Una cosa del tipo: “Nulla di personale Enrico, ma blindare accordi è ancora compito mio”.

Come cambia il fisco

La bozza dell’accordo prevede la riduzione delle aliquote, che scenderanno da cinque a quattro, con la rimodulazione di scaglioni, detrazioni e no tax area: la fascia di reddito fino a 15.000 resterà al 23% e lo scaglione da 15.000 a 28.000 scenderà dal 27 al 25%. Spariranno le due aliquote centrali (38 e 41%) che saranno unificate nel 35% per la fascia di reddito tra 28.000 a 50.000. Oltre i 50.000 euro si passerà direttamente al 43%. Nel riordino del sistema delle detrazioni – un’altra faccenda antica e mai risolta – addio al bonus Renzi da 100 euro erogato in busta paga.

Si tratta di un’intesa di massima che dovrà passare ora al vaglio del governo e dei partiti di maggioranza e potrebbe subire ulteriori aggiustamenti nei prossimi giorni. L’obiettivo adesso è tradurre in tempi stretti la proposta politica in un emendamento alla manovra da presentare in prima lettura alSenato. Anche per questo Draghi scende in campo in prima persona e la prossima settimana, tra lunedì e mercoledì, sentirà uno per uno ciascuna partito di maggioranza.

Al Tavolo del ministro Franco si sono seduti per una settimana il viceministro all’Economia, Laura Castelli per M5s, il viceministro al Mise Gilberto Pichetto Fratin per Forza Italia, il sottosegretario all’Economia Maria Cecilia Guerra per Leu, il presidente della commissione Finanze della Camera, Luigi Marattin, per Italia Viva e i responsabili economici, Antonio Misiani, per il Pd, e Alberto Bagnai per la Lega. Le ripetute fumate nere facevano un po’ disperare. Ma il Mef aveva preparato più proposte su come impiegare gli 8 miliardi. Ciascuna proposta è stata stata corredata con simulazioni e grafici che hanno potuto dare subito idea dell’impatto economico su famiglie e imprese di un taglio rispetto ad un altro. Insomma, per scaramanzia nessuno diceva molto dopo ogni riunione. Ma era chiaro che con questo metodo di lavoro una scelta poteva e doveva essere fatta.

Soddisfatti i partiti. Per ora

Oltre il taglio e il riordino delle aliquote che passano così da cinque e quattro, il viceministro Pichetto ha spiegato che sarebbe stato delineato “anche uno schema di massima per la riduzione dell’Irap su base verticale che costerà poco più di un miliardo e che prevede l’abolizione dell’imposta regionale sulle attività produttive per le persone fisiche, per tutte le ditte individuali e i lavoratori autonomi. Potrebbero rientrarci anche le start-up innovative. I tagli dell’Irpef e dell’Irap partiranno dal 2022 e saranno strutturali”. Si tratta del “primo passo della riforma fiscale generale”.

Il sottosegretario Castelli ha sottolineato che gli interventi avranno “una valenza strutturale, non misure spot, e soprattutto alleggeriranno la pressione fiscale in modo reale, percepito dalle famiglie. Due tra le cose principali richieste dal Movimento”. Si agirà sulle aliquote Irpef del ceto medio, e in modo strutturale anche sull’Irap. “Nei prossimi giorni ci saranno alcuni aggiustamenti ma l’aspetto importante – promette Castelli – è che si è trovato un equilibrio tra forze politiche, perfettamente in linea con l’indirizzo Parlamentare. Un lavoro molto positivo”.

Sembrano tutti soddisfatti i delegati economici di ciascun partito. Il “miracolo” è che ciascuno rivendica le decisioni assunte come quelle auspicate. Per Misiani (Pd) l’ipotesi di accordo “raccoglie tante istanze del Pd” e nel complesso ci sono le condizioni per un primo passo importante coerente con l’impianto e le indicazioni della proposta di legge delega di riforma fiscale che ha iniziato il suo iter parlamentare”. E l’accordo sposa anche la linea di Forza Italia. La capogruppo al Senato Anna Maria Bernini rivendica che “la riduzione del carico fiscale riguardi soprattutto ceto medio e imprese con attenzione particolare ai più giovani e alle startup”. Via libera all’intesa anche dal leader della Lega Matteo Salvini: “Irpef più semplice e leggera per tutti i contribuenti, via l’Irap per tutte le persone fisiche: la Lega al governo per difendere famiglie e imprese”. Un bel regali che ha consentito al segretario della Lega di ignorare la questione SuperGreen Pass su cui invece è stato costretto alla solita marcia indietro. “Imposta” stavolta dai suoi governatori. E questo al di là di qualche disaccordo simulato mercoledì in Consiglio dei ministri per indorare un pi’ la pillola che Salvini ha dovuto ingoiare. Il SuperGreen Pass non è mai stato in dubbio. Meno che mai da parte dei ministri leghisti.

Soddisfatto anche il Presidente della Commissione Finanze del Senato Luigi Marattin (Iv). “E’ un buon accordo perchè la riforma contiene interventi strutturali sia su Irpef, dove viene rifatta la struttura e i risparmi di imposta più consistenti sono concentrati sul ceto medio, che su Irap, dove si abolisce l’imposta per ditte individuali e persone fisiche. Entrambi gli interventi sono step di un percorso a due tappe già impostato e che vedrà compimento con la delega fiscale”.

I no di sindacati e Confindustria

L’accordo politico non piace, per motivi opposti, a Confindustria e ai sindacati. “La sforbiciata alle aliquote Irpef disperde risorse limitate a soli 8 miliardi, con effetti impercettibili sui redditi netti delle famiglie italiane, soprattutto qualora il taglio fosse finanziato anche da una copiosa eliminazione delle agevolazioni Irpef” sottolinea Confindustria. Il leader della Cgil, Maurizio Landini, ribadisce che gli 8 miliardi “dovrebbero andare tutti ai lavoratori dipendenti e ai pensionati”. Quindi nessun taglio Irap. Il segretario confederale della Cisl, Giulio Romani, responsabile del dipartimento fiscale, dice no ad accordi “già confezionati coi partiti” che renderebbero solo consultivo il ruolo dei sindacati. Insomma, viale dell’Astronomia e i rappresentanti dei lavoratori chiedono al Governo una convocazione urgente perchè l’intesa “non ha coinvolto le parti sociali”.

Il “Tavolo” di Draghi

L’accordo sul fisco è una boccata d’aria nel contesto dell’iter parlamentare della legge di bilancio faticoso ancora prima di cominciare. Le tensioni sulla scelta dei relatori tra i gruppi di maggioranza – alla fine i 5 Stelle hanno preteso un loro relatore per essere “più rappresentati” per cui alla fine ce ne sono tre (Rivolta per la Lega, Errani per Pd-Leu, Pesco per i 5s) – rischiano di essere solo un assaggio di un cammino accidentato con tempi strettissimi e con troppa carne al fuoco. Da qui la decisione di Draghi di convocare uno per uno i partiti della maggioranza e chiudere con tutti un accordo.

In tre giorni, la prossima settimana, il premier vedrà a Palazzo Chigi i capigruppo e i capi delegazione dei partiti della maggioranza. Accanto a lui il ministro dell’Economia Daniele Franco – sempre più l’alter ego del premier – e quello dei Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà (tra le altre cose, concittadino di Franco). Si inizia il 29 alle 17.30 con il M5s, il giorno dopo appuntamenti con Lega (ore12); Forza Italia (15.30); Pd (17.30). Il primo dicembre sono in calendario Coraggio Italia (12), Italia viva (15.30) e Leu (17.30).

“E’ stata soprattutto una richiesta dei partiti – spiegano fonti di governo – l’appuntamento della manovra è complesso, le tensioni sono molte ed è stato ritenuto necessario un momento di dialogo, su cui Palazzo Chigi e il governo hanno dato disponibilità”.

Forza Italia sull’Aventino

Anche perchè ieri si è aggiunto un nuovo motivo di tensione. Il braccio di ferro sui relatori tra Leu-Pd da una parte e M5S dall’altra, alla fine ha scontentato Forza Italia, l’unica forza politica a non avere il relatore. E da ieri per protesta salita sull’Aventino. I senatori azzurri hanno infatti abbandonato i lavori della Commissione: a questo punto, è il loro ragionamento, “anche noi dobbiamo avere un relatore”. Sarebbe una fotografia che dice molto sul situazione politica italiana. Altro che ritorno al bipolarismo: qui si scontrano quasi ogni giorno ben quattro forse diverse che mandano in frantumi le due presunte sante alleanze a destra e a sinistra. Senza contare il centro – a questo punto Iv e Coraggio Italia, + Europa e quel poco che c’è di Azione – cui manca però ancora una vera aggregazione. Appunti da tenere presenti quando si andrà a parlare di legge elettorale. Che infatti a questo punto, pur di tutelare le coalizioni, Pd e Lega non vorrebbero più cambiare.

I senatori, in generale, non nascondono la loro delusione anche sull’andamento del decreto fiscale, dicono che “non stanno toccando palla”, che ci sono “pochi giorni prima dell’approdo in aula (martedì prossimo, ndr) e ancora non sono iniziate le votazioni. Margini di modifica, alla fine, molti limitate.

Il convitato di pietra

Sulla legge di bilancio la dote a disposizione per gli interventi dei parlamentari è veramente piccola (600 milioni) e questo dovrebbe di per sè spegnere molti appetiti. La speranza è che alla fine la Commissione lavorerà su “circa 500 emendamenti segnalati”. E poi altre ed eventuali. Si capisce perchè alla fine Draghi abbia deciso di mettersi lui a sedere con i partiti di maggioranza. E’ necessario un momento di “dialogo” anche perchè da qui alla fine dell’anno i lavori parlamentari saranno “compressi” da molti decreti in scadenza. Creare uno “spazio di discussione” è la priorità adesso a palazzo Chigi. Alla fine “il Tavolo” ci sarà ma il Pd sarà un invitato al pari degli altri. E sarà Draghi, ancora una volta, a dare la carte. E siccome a quel Tavolo siedono molti Grandi Elettori, è probabile che la trattativa sul Quirinale sarà il convitato di pietra di ogni colloquio.

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