Cazzaniga truffato dalla finta fidanzata, Montali e i compagni: «Provavamo a parlargli» – Corriere della Sera

di Flavio Vanetti

Roberto Cazzaniga ha dato 700mila euro a una finta fidanzata conosciuta solo per telefono. Gavazzi, suo ds a Cremao: « Una volta mi lasciò il cellulare in allenamento: “Tra poco operano Maya al cuore”, ci credeva». Montali: «Una vittima che merita rispetto»

«Da uno a dieci quanto sorpreso di quanto capitato a Roberto Cazzaniga: zero, perché dopo averlo avuto a Milano all’allora Asystel Volley, l’ho ritrovato a Crema in serie A2. Ed in quel periodo che è cominciato tutto…».

Alberto Gavazzi ha trascorso 25 anni nella pallavolo, prima come giocatore e poi come dirigente, arrivando anche nel giro della Nazionale. Il ragazzo che è stato truffato da una inesistente fidanzata brasiliana, con l’aiuto di complici, lui lo conosce molto bene. E ne parla con affetto: «È la classica persona semplice e umile, tutto palestra, volley e casa. Uno, tra l’altro che ha sempre fatto la formichina nella vita, spendendo poco o nulla per sé stesso. Un uomo introverso, ma sensibile». È la stessa idea di Paolo Cozzi, suo ex compagno a Milano («Posso dire che sul piano pallavolistico siamo cresciuti assieme fin dalle giovanili, lo conosco fin da quando era ragazzino») che adesso ha solo parole dure per chi l’ha trattato in quel modo («Hanno fatto del male a una persona fragile», e di Gianpaolo Montali, l’allenatore che lo lanciò in un’Asystel che sarebbe arrivata fino a una finale scudetto: «La sua battuta in salto, potente e precisa, era un’arma tattica che ci ha permesso di risolvere non poche partite. Roberto è un generoso (ndr, anche in senso concreto, una volta arrivò a regalare telefoni cellulari a tutti i compagni), uno che si allenava anche quando era infortunato. Hanno fatto del male a un ragazzo buono infilandolo in una vicenda assurda e dai tratti surreali, dal momento che non può sfuggire una domanda: com’è possibile essere fidanzati via etere, senza mai vedere la persona alla quale dici di essere legato?».

Già, com’è possibile? Ma questo appartiene al mistero dell’uomo Cazzaniga, il giocatore (ruolo opposto) che un tempo si faceva chiamare «Virus» (poi però il soprannome l’ha abbandonato ed è rimasto solo l’altro nickname, «Cazz») vuoi perché le bordate che tirava erano come un «alieno» che penetrava nelle difese avversarie, vuoi perché dai virus si sta alla larga. E a lui, tutto sommato, pur nelle dinamiche sociali di un gruppo e di una squadra, non dispiaceva rimanere per i fatti suoi anche se non era certo un isolato grazie anche alle piacevoli e simpatiche incursioni della madre, che spesso partiva da Villasanta (in Brianza) con pentole di pizzoccheri da consumare in spogliatoio.

Negli anni di Crema, dicevamo, compare nella sua vita Maya e Gavazzi ci sintetizza trama e qualche retroscena della vicenda. «Roberto girava assieme a questa Emanuela che tutti noi pensavamo fosse la sua fidanzata. Ma in breve venne fuori Maya, che ci risultava in quel periodo abitasse in Toscana: lui la sentiva solo al telefono, anche più volte al giorno, senza mai incontrarla. Ma era ugualmente felice, così diceva. Il problema è che quando si cercava di sapere di più della relazione, magari anche con le classiche battutacce da spogliatoio, lui si irrigidiva: ad un certo punto abbiamo preferito lasciar perdere, pur essendo evidente che tante cose non quadravano. Ho fatto un tentativo pure assieme a Paolo Bongiorno, il general manager: nulla da fare; Roberto era nel suo mondo e nelle sue convinzioni. Così mi ha colpito la sua faccia sbigottita quando Emanuela ha provato a sostenere di non conoscerlo: penso che a Cazzaniga sia caduto un baluardo e che in quel momento abbia capito tutto. Deve essere stato terribile, per lui».

La passione comportava anche situazioni particolari, addirittura estreme. «Un giorno prima dell’allenamento Roberto mi consegnò il suo cellulare e mi chiese di tenerlo d’occhio: “Tra poco operano Maya al cuore, potrebbero telefonarmi dall’ospedale. Credeva davvero a tutto…». Dopo un’infortunio, rimediato in una delle esperienze (non di altissimo profilo) con la Nazionale, Gavazzi gli rimase vicino e lo aiutò durante la riabilitazione: «Quando si ristabilì mi portò due costose bottiglie di champagne Cristal: “Da parte mia e di Maya”, disse. Gli feci notare che poteva bastarne una, ma lui dissentì. Aggiunsi allora che una l’avremmo bevuta assieme a lei, alla sua ragazza. Rispose convinto: “No, ma lei ti ringrazia del pensiero». La risposta mi stupì, d’altra parte era un altro indizio di quello che avevamo cominciato a sospettare. Come faceva a spendere così tanto? L’ho detto: Cazzaniga è uno dalla vita frugale, non spendeva per vestirsi e per togliersi sfizi; dopo una Punto, per dire, ha guidato una Tipo… Ed è comunque un giocatore che è riuscito ad avere buoni contratti. Ha risparmiato tutto e adesso quei soldi glieli hanno soffiati».

Paolo Cozzi – che non vede Roberto da anni – mette peraltro l’accento sulla componente umana della vicenda e su un risvolto fin qui non ancora considerato: «La butto lì: e se lui ad un certo punto si fosse reso conto ma non potesse liberarsi da quelle catene in quanto ricattato? Ad ogni modo, hanno approfittato della sua fragilità: questo è vergognoso perfino di più della truffa reiterata e dei quattrini che gli hanno sottratto. Chi l’ha aiutato ad uscire da questi 15 anni di buio è stato un grande». La lettura di Montali va oltre: «Il fatto che Cazzaniga abbia girato l’Italia per giocare a pallavolo, per lui la stella polare, significa probabilmente che era aggredito dalla solitudine. Paradossalmente questa gente che lo circondava, mediando il rapporto con Maya, gli dava una sorta di sicurezza: può essere che abbia capito, salvo non avere la forza di reagire». La morale è dunque semplice, nella tristezza della vicenda: «Roberto è una vittima da rispettare, non da compatire o da irridere: questa è una storia che potrebbe capitare anche ad altri perché di mezzo ci sono le debolezze dell’essere umano e le trappole dell’esistenza».

25 novembre 2021 (modifica il 25 novembre 2021 | 19:44)

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Cazzaniga truffato dalla finta fidanzata, Montali e i compagni: «Provavamo a parlargli» – Corriere della Sera

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