Il Natale salvato dai vaccini (e 3° dosi). Approvato anti-Covid per i bambini – Primonumero

La campagna vaccinale italiana ingrana la quinta in vista del Natale. L’ultima notizia in ordine di tempo riguarda l’approvazione dell’Ema (l’Agenzia regolatoria europea del farmaco) del vaccino anti-Covid per i bambini dai 5 agli 11 anni. Ci sono poi le novità emerse ieri nel Decreto ribattezzato ‘Super Green Pass’ ma anche le ultime sulle terze dosi. “Per chi è vaccinato sarà un Natale normale”, ha detto ieri il premier Mario Draghi. Salvare il Natale sembra essere stata la luce da seguire per uscire da questo tunnel. Ma andiamo con ordine.

Era atteso in queste ore ed è prontamente arrivato. L’Ema ha dato il suo via libera alla somministrazione del vaccino (le dosi sono ridotte rispetto a quelle per gli adulti) ai bambini tra i 5 e gli 11 anni (ma per loro niente obbligo di green pass). Come noto infatti finora i vaccini approvati in Italia e in Europa erano autorizzati solo a partire dal 12esimo anno di età. In Usa, in Israele e in Canada invece il vaccino ai bambini viene già somministrato.

Le novità sulla campagna vaccinale in Italia non finiscono qui perché ieri il Ministro della Salute Speranza ha annunciato che dal 1 dicembre sarà estesa la possibilità di effettuare la terza dose agli over 18. Finora (anzi dal 20 novembre) la terza dose era diventata concreta (dopo i sanitari, i fragili e gli over 60) solo per chi aveva da 40 anni in su e per chi avesse fatto il monodose Janssen, tutto con la conditio sine qua non che fossero passati 5 mesi dall’ultima somministrazione (proprio pochi giorni fa il lasso temporale si è ridotto passando da 180 giorni a 150 giorni). Ma da dicembre tutti i maggiorenni potranno immunizzarsi con il richiamo detto ‘booster’.

Il Decreto varato ieri – valido dal 6 dicembre e che disciplina l’uso differenziato di green pass a seconda delle attività e dei colori della regione, e che sostanzialmente introduce un discrimine tra vaccinati (idem per i guariti) e non vaccinati – ha introdotto peraltro l’obbligo vaccinale per talune categorie professionali. Se prima erano solo i sanitari ad avere quest’obbligo di legge per poter esercitare la propria attività professionale, ora ci sono anche docenti e personale della scuola, militari e forze dell’ordine, nonché amministrativi della sanità. Per loro la data x dell’inizio dell’obbligo sarà quella del 15 dicembre.

Ora, mettendo insieme tutti questi pezzi ben si capisce la ratio ultima, che è e rimane sempre quella di mettere in sicurezza le persone (salute pubblica) e l’economia del Paese (si fa di tutto per non richiudere, detto altrimenti).

Obiettivo da sempre valido ma che ora, alla luce delle mutate circostanze, si fa ancora più pressante. La quarta ondata è bella che iniziata, i contagi sono in crescita (in particolare nel centro ed est Europa oltre che nella ex galassia sovietica), i bambini sono sempre più colpiti dall’infezione e chiaramente la trasmettono più facilmente rispetto a un adulto.

Riguardo ai bambini, chiariamo come stanno le cose con le parole del Presidente dell’Aifa, Giorgio Palù, che peraltro aveva annunciato pochi giorni fa che, una volta ottenuto il via libera dell’Ema, l’Agenzia italiana ci avrebbe messo poco (forse entro le 24 ore) a decidere a sua volta per il sì ai vaccini ai più piccoli. Ebbene, così Palù: “Se prima il 2% dei bambini contraevano l’infezione con la variante Alfa, oggi stiamo arrivando al 25-30%. I dati dell’epidemia ci stanno dicendo che la categoria da 4 a 11 anni è quella che presenta il maggior numero di casi incidenti. Ci sono bambini ricoverati che non hanno patologie concomitanti, ci sono dei bambini che sviluppano una sindrome infiammatoria multisistemica, cioè vari organi”. Nessun allarmismo, ma negare che ci siano ricoveri – che sono difatti aumentati – tra i bambini sarebbe un falso.

E poi c’è il fattore feste natalizie, tutt’altro che da sottovalutare. Il trend cui assistiamo da giorni, va specificato, è di tipo lineare. Un aumento costante, sì, ma non esponenziale come lo era tempo fa. E guardando alla situazione italiana, le prospettive non sono nefaste come quelle di altri Paesi europei dove, guarda caso, la percentuale di popolazione vaccinata è molto inferiore.

A proposito della situazione attuale e della prospettiva che ci aspetta è l’Ecdc (il centro europeo che stila le mappe dell’Europa a colori, per intenderci), che ha affermato, come si legge oggi su QuotidianoSanità: “Con le feste natalizie possibile nuova impennata di casi in Europa. Rischio infezione si riduce solo con percentuali di vaccinazioni superiore all’80% sul totale della popolazione e con uso di mascherine e distanziamento”. E il direttore Andrea Ammon ha precisato che in Europa e nella zona a sud-est del Vecchio Continente “il potenziale carico di malattia dalla variante Delta sarà molto elevato a dicembre e gennaio, a meno che non vengano applicate subito misure di sanità pubblica in combinazione con gli sforzi continui per aumentare le somministrazioni del vaccino nella popolazione”. E ancora: “Abbiamo a disposizione vaccini sicuri ed efficaci e fino a quando una parte più ampia della popolazione non sarà immunizzata, gli interventi non farmaceutici devono continuare a far parte della nostra routine quotidiana”.

Il periodo alle porte porta con sé criticità, per gli inevitabili assembramenti e i più frequenti (e ravvicinati) incontri tra familiari e amici. L’Ecdc insiste sul “divario immunitario” da colmare, perché sono ancora tanti i cittadini europei non vaccinati. Ma è questo il pallino della maggior parte dei Governi, il nostro compreso. Ieri Mario Draghi ha inteso lanciare un messaggio distensivo. Come a dire, i no vax non vanno criminalizzati o discriminati. Ma è chiaro che quanti più si convincono meglio è e tutte le disposizioni varate, che qualche stop ai non vaccinati giocoforza lo pongono, vanno in questo senso. Dell’etichetta ‘no-vax’ forse troppo spesso si finisce per fare un calderone. Al di là di chi ideologizza, anche politicamente, l’argomento vaccino, ci sono persone portatrici di umane paure, magari comprensibili. La scienza però ci sta dicendo che laddove ci si vaccina il contagio si argina (e comunque fa meno danni) e che i benefici (ora lo si è deciso finanche per i bambini) sono di gran lunga maggiore dei (minimi) rischi.

Chiudiamo con l’economia, perché il vaccino ha ricadute anche su questa, e il Governo Draghi ben lo sa. Secondo 9 imprese su 10 (90%) la campagna vaccinale contro il Covid con l’introduzione del super green pass aiuta la ripresa dell’economia e salva il Natale degli italiani. È ciò che emerge dal monitoraggio dell’Unione europea delle cooperative (Uecoop) sugli effetti delle misure varate ieri dal Consiglio dei Ministri, misure che – riconosce l’Uecoop – servono per prevenire e preservare la normalità nella vita dei cittadini che era stata compromessa nelle festività dello scorso anno.

“Le feste di Natale e Capodanno – evidenzia Uecoop – rappresentano un momento strategico per molte imprese cooperative, dalla logistica ai trasporti, dal turismo all’alimentare, dal tempo libero alla fornitura di servizi generali con un trend in crescita che parte da ottobre e prosegue fino alla fine dell’anno creando un giro d’affari da oltre 14 miliardi secondo Coldiretti per le spese delle famiglie, tra viaggi, svaghi e cibo nel periodo delle feste per il quale si muove il sistema produttivo nazionale.

Una svolta importante che arriva dopo oltre un anno di pesante impatto pandemico sull’economia”.

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