Omicidio di Reggio Emilia, Mirko Genco ha registrato la notte del delitto – Il Resto del Carlino

Reggio Emilia, 25 novembre 2021 – Un file audio lungo quasi un’ora che cristallizza gli ultimi minuti di vita di Juana Cecilia Hazana Loayza, uccisa a 34 anni in un parco pubblico poco lontano dalla sua casa a Reggio Emilia. A registrarlo è stato il suo assassino reo conefssso,  Mirko Genco, 24 anni di Parma.

E’ stato l’uomo a consegnarlo alla Procura che lo accusa di omicidio pluriaggravato e anche di violenza sessuale, oltre a altri reati minori. Genco ha spiegato di essere partito da Parma dopo avere visto una foto sui social della sua ex (che lo aveva più volte denunciato per stalinkig), un’immagine che la ritrae felice, assiema ad alcuni amici. “Mi sono molto arrabbiato – ha messo a verbale – poiché credo che una madre a quell’ora debba essere a casa con suo figlio”, ha detto, riferendosi al bimbo che Cecilia aveva avuto da una precedente relazione.

Quando è arrivato a Reggio e l’ha trovata, Cecelia si è allontanata con lui e i due sono stati ripresi mentre camminano sotto ai portici e lui la tiene ferma per baciarla. A un certo punto – prosegue il racconto di Genco – Juana Cecilia “ha iniziato a dirmi cose bruttissime”. Parole che hanno provocato in lui rabbia e “paura che Cecilia o la madre avessero chiamato la polizia“. “Ho dunque deciso di attivare il registratore – ha spiegato – per iniziare a registrare tutto quello che stava accadendo poiché è a questo punto che, per la rabbia e la delusione che stavo provando, ho deciso di ucciderla“.

Per il Gip Silvia Guareschi, che ha disposto il carcere, Genco ha agito con lucidità e ha mostrato una personalità nella quale spiccano impulsi contrastanti e imprevedibili. Nel sottolineare le esigenze cautelari, il pm Maria Rita Pantani che coordina le indagini dei carabinieri ha fatto notare come “nessun programma è mai stato predisposto e nessuna presa in carico del soggetto c’è mai stata”. Il riferimento è al percorso che l’indagato avrebbe dovuto seguire da quando era di nuovo libero in seguito al patteggiamento a due anni per stalking. 

La sua pena era stata sospesa, a condizione che frequentasse di un corso di recupero per uomini che maltrattano. Ma Genco a quel programma di recupero non si era mai presentato: L’unico ‘contatto’ avuto con il responsabile di un centro a Parma, in cui avrebbe dovuto seguire il percorso, era stato il 16 novembre, quindi quattro giorni prima del delitto. Al primo, invece, fissato il giorno della revoca dei domiciliari, cioè il 4 novembre, non si era presentato.

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