Covid, cambia il conteggio dei ricoveri: la zona arancione in Sicilia potrebbe slittare ancora – Giornale di Sicilia

La Sicilia resta in zona gialla. E non cambierà colore almeno fino al 24 gennaio. C’è però la possibilità che l’arancione slitti ulteriormente se, come sembra debba accadere, saranno prese in considerazione le richieste delle Regioni sul conteggio dei ricoverati in ospedale per cause diverse dal Covid ma che risultino positivi e siano asintomatici. In sostanza questi pazienti, se assegnati in isolamento al reparto di afferenza della patologia, non verranno conteggiati tra i ricoveri dell’area medica Covid, abbassando inevitabilmente la percentuale dei posti letto occupati.

Se la decisione sarà effettiva, il bollettino conterrà un nuovo campo che indica i “pazienti Covid ricoverati per cause diverse”: finchè le nuove regole non scatteranno, saranno elencati nelle note generali. Rimane invariata, invece, la definizione di caso Covid: i pazienti ricoverati positivi, a prescindere dai sintomi, “vanno tracciati come casi e comunicati ai sistemi di sorveglianza esistenti”.

Il ministero della Salute avrebbe pronta la circolare, anche se dopo la diffusione della notizia ripresa dall’Ansa si è affrettato a sottolineare che “nessun atto formale è stato disposto al momento da parte del Ministero della Salute. Fermo restando quanto riconosciuto ieri dall’Istituto Superiore di Sanità è ovviamente sempre aperta l’interlocuzione con le Regioni”.

Una modifica delle regole nel conteggio dei malati di covid e dunque nel bollettino quotidiano è comunque allo studio. E questo fa supporre che la data del 24 gennaio che potrebbe sembrare la più probabile per il passaggio della Sicilia in zona arancione, in realtà non lo sia affatto.

La Sicilia resta in zona gialla

Nonostante l’impennata di contagi e l’affanno degli ospedali, la Sicilia non molla la zona gialla. In attesa che cambino le regole sul conteggio dei ricoverati, l’Isola ha scampato il passaggio di colore per un soffio, ovvero per pochi posti letto in Terapia intensiva liberi. Ieri, nonostante 11 nuovi ingressi, l’occupazione non è andata oltre il 19,4 per cento, poco sotto la soglia che fa scattare la zona arancione. Secondo l’ultimo bollettino che riguarda la Sicilia, ci sono 163 pazienti (due in meno rispetto a mercoledì scorso) su un totale di 835 posti letto disponibili secondo dati Agenas.

Il monitoraggio settimanale

A livello nazionale, secondo il monitoraggio Iss-Ministero della Salute di questa settimana, continua a crescere il tasso di occupazione in terapia intensiva: sale al 17,5% (rilevazione giornaliera Ministero della Salute al 13 gennaio) rispetto al dato del 15,4% riferito al 6 gennaio. Anche il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale sale al 27,1% (rilevazione giornaliera Ministero della Salute al 13 gennaio contro il 21,6% del 6 gennaio).

I valori più alti di occupazione per pazienti Covid nei reparti di area non critica si registrano questa settimana in Valle d’Aosta (al 53,5% rispetto alla soglia di allerta fissata al 10%), Calabria (al 38,7%) e Liguria (al 37,3%). Per le terapie intensive i valori più alti di occupazione per pazienti Covid si registrano invece nelle Marche (al 28,2% rispetto alla soglia di allerta del 15%), Provincia autonoma di Trento (al 27,8%) e Friuli Venezia Giulia (al 23,4%).

Sul fronte dell’incidenza, la Valle d’Aosta registra questa settimana il numero più alto di casi Covid-19, toccando il valore di 3087,3 casi per 100mila abitanti. Seguono la Liguria con un valore di 2845,7 casi per 100mila, e l’Emilia Romagna che registra 2783,7 casi per 100mila.

Tra i dati segnalati questa settimana, raddoppia il numero di nuovi casi Covid non associati a catene di trasmissione (649.489 contro 309.903 della settimana precedente). La percentuale dei casi rilevati attraverso l’attività di tracciamento dei contatti è in forte diminuzione (13% contro il 16% della scorsa settimana). È in diminuzione anche la percentuale dei casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (48% contro il 50%) ed aumenta la percentuale di casi diagnosticati attraverso attività di screening (39% contro il 34%).

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