Giustizia, il Consiglio di Stato azzera il vertice della Cassazione: bocciate le nomine del presidente Curzio e della vice Cassano – La Repubblica

Dopo il procuratore di Roma Michele Prestipino, adesso tocca al primo presidente della Corte di Cassazione Pietro Curzio e alla presidente aggiunta Margherita Cassano, la prima toga rosa a rivestire un incarico di così alto prestigio. Entrambi “bocciati” dal Consiglio di Stato che, con la quinta sezione, accoglie il ricorso di un altro giudice della Suprema Corte, Angelo Spirito, uno dei giudici istruttori del caso Tortora, anche se lui ha sempre detto che non decise sul troncone che lo riguardava. Spirito, sin dal primo momento, ha sostenuto di avere più titoli, e soprattutto più anzianità di servizio, rispetto ai colleghi promossi da palazzo dei Marescialli. 

Una decisione sorprendente, che suona quasi come uno schiaffo e come un’affermazione di piena supremazia sui criteri delle nomine, soprattutto perché presa a soli dieci giorni dall’inaugurazione dell’anno giudiziario a piazza Cavour che è in programma il 21 gennaio, davanti alla massime autorità dello Stato, tra cui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nonché presidente dello stesso Csm, e che partecipa all’ultima cerimonia importante del suo mandato. In quella cerimonia tocca proprio al primo presidente, in questo caso Curzio, leggere la relazione sullo stato della giustizia in Italia. 

Pietro Curzio e Margherita Cassano, nominati il 15 luglio del 2020 dal Csm, rispettivamente delle correnti di Area e di Magistratura indipendente, entrambi difesi dal costituzionalista Massimo Luciani, sono stati subito contestati dal collega Angelo Spirito convinto che i suoi titoli e la sua anzianità rendevano scontata la sua nomina. Spirito ha perso davanti al Tar, ma adesso vince al Consiglio di Stato che, con una tempistica davvero singolare, terremota gli attuali vertici della Suprema corte. Entrambe le toghe, Curzio e Cassano, hanno alle spalle una lunga carriera in magistratura, che a Bari per Curzio, e a Firenze per Cassano, li ha visti protagonisti degli ultimi trent’anni di decisioni giudiziarie in Italia. 

Enrico Costa di Azione tuitta subito e parla di “figuraccia” del Csm e del ministero della Giustizia che hanno sottoscritto le nomine, il ministero per parte sua con il suo formale via libera. Ma il passo della giustizia amministrativa, proprio nel giorno in cui è stato nominato al vertice il nuovo presidente Franco Frattini, apre ancora una volta la storia dei rapporti tra Csm e Consiglio di Stato, tra l’organo di autogoverno delle toghe, e il vertice di palazzo Spada, che di fatto rappresenta ormai una pesantissima spada di Damocle sull’autonoma decisionale del Csm. 

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