La strada di Draghi per il Quirinale è in salita: “Ma fino al 2026 sarà sempre presente sulla scena” – Today.it

C’è un grande enigma all’orizzonte della strada per l’elezione del tredicesimo Presidente della Repubblica ed è Mario Draghi. L’attuale Premier è la garanzia in Europa che l’Italia porti a termine il Pnrr; è sempre stato sostenuto dal segretario del Pd Enrico Letta; è l’uomo la cui ascesa a Palazzo Chigi è stata rivendicata da Matteo Renzi, che se ne è più volte intestato il merito; è l’economista che Berlusconi stesso ha ricordato di aver “portato” a presiedere la Banca d’Italia prima e la Bce poi. Mario Draghi è dunque una delle persone più stimate di tutto il panorama politico. Eppure oggi, di fronte alla sua autocandidatura, sembra che tutti i suoi sostenitori fischiettino, mentre guardano altrove per togliersi dall’imbarazzo di non poter rinnovare quelle lodi. Che cosa è successo? Parlando a Today.it, prova a fare una analisi della situazione il senatore di Forza Italia Andrea Cangini.

“Io credo che Draghi sia il capo di un governo di emergenza che si regge su una maggioranza inedita e larghissima, il cui obiettivo è portare fuori il Paese dall’emergenza sanitaria ed economica. Emergenza non finita: quella sanitaria la vediamo oggi, quella economica la vedremo quando i lavori del Pnrr saranno largamente avviati se non completati. Stiamo accumulando debito pubblico, che è importantissimo se consideriamo che, per ora, è debito buono, ma che potrebbe anche diventare cattivo da un giorno all’altro. Draghi a Palazzo Chigi fa sì che la pandemia sia governata nel modo migliore possibile e che il credito guadagnato dall’Italia nel mondo non svanisca. Se Draghi non fosse più a Palazzo Chigi, sicuramente il Paese la pagherebbe, probabilmente in termini di contrasto alla pandemia, sicuramente come credibilità del sistema Pese e in termini economici. Per questo è vitale che Draghi resti: nessuno può tenere una maggioranza così eterogenea. E poi non ha esaurito il suo compito”.

Andrea Cangini - Foto Ansa-2

Mario Draghi infatti ha una missione: portare fuori l’Italia dalla tempesta della pandemia Covid. I partiti hanno paura di quello che possa capitare se Draghi lasciasse il timone del Paese. Nonostante la rassicurazione che “il lavoro prosegue chiunque sia Premier”, i partiti temono che nessun altro possa reggere le redini di una maggioranza così larga. Anche perché la crisi dei partiti e del sistema morde i polpacci dei leader.

“Se Draghi lascia Palazzo Chigi, – continua il senatore forzista – non è detto che il sistema si risani perché i partiti sono in crisi, siamo alla fine di un ciclo politico, dopo il quale si aprirà un nuovo ciclo. Il fatto che Draghi resti a Palazzo Chigi, lo fa restare nella così detta riserva della Repubblica. Così, se alle prossime elezioni non ci fosse un Premier credibile o una maggioranza di Governo forte, si potrà sperare nel suo ritorno. Si potrà contare sul fatto che sia lui, forte di una maggioranza larga, a portare a termine il Pnrr, che, non dimentichiamolo, si esaurisce nel 2026. Se Draghi va al Quirinale, non potrebbe svolgere questo compito e non è detto che abbia la forza politica del semi presidenzialismo di fatto. La forza del Capo dello Stato è sempre relativa. Dunque Draghi potrebbe continuare a servire fino al 2026. Non è auspicabile perchè, finché sarà necessario, significa che la politica non sarà capace di assumersi responsabilità di governo, ma siccome la situazione è questa, è bene che Draghi sia ancora disponibile”, ci dice il senatore.

Insomma Draghi è contemporaneamente la persona più quotata per prendere il posto di Sergio Mattarella, ma è anche quella che ha sempre più ostacoli sul suo percorso. Intanto c’è una buona parte del Movimento 5 Stelle che vuole un Mattarella bis e sta dando più di qualche grattacapo a Giuseppe Conte, in attesa della mossa di Enrico Letta. Il partito democratico si riunirà in assemblea il 14 gennaio, ma anche i democratici sono divisi perché, se pubblicamente il gruppo loda il lavoro del Draghi premier, in privato è tentato dall’idea di andare al voto per monetizzare il consenso elettorale. Ma anche nel Pd c’è chi lavora per un Mattarella bis e c’è anche Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, che condivide con il Pd il sogno delle elezioni anticipate, oltre ad essere sempre stata l’unica ad avere una posizione apertamente anti draghiana. Resta il fatto che ogni ragionamento sul Premier non può prescindere dal Quirinale e vice versa. Il destino di Mattarella è legato a quello di Draghi e vice versa.

“Per questo Berlusconi ha tutto diritto di fare un tentativo. – rilancia Cangini a Today.it – Non c’è dubbio che lo voterò, dopo di che, se non andrà in porto, converrebbe al Paese congelare lo status quo e poi si vedrà”. Ma Silvio Berlusconi, seppur ci creda davvero, non è probabile che diventi Capo dello Stato. Di nomi ne circolano tanti. Salvini a destra è forse uno di quelli che sta lavorando davvero per una persona che abbia tutte le carte in regola, spezzando la catena storica di Presidenti di sinistra. E allora ci sono molteplici scenari per Cangini: “Non c’è mai stata una unica possibilità, ce ne sono almeno quattro: Berlusconi viene eletto Presidente e Draghi resta Premier; Berlusconi non viene eletto, il centrodestra rimane compatto e lancia una candidatura più condivisibile (Moratti, Casellati e Pera i nomi che girano di più); l’attuale maggioranza che sostiene il Governo converge su nome che non necessariamente sarà Draghi; ipotesi Mattarella bis”.

Nomi davvero forti non sembrano essercene però. Se ci sono, restano al riparo dai riflettori. E allora, una volta sgomberato il campo dall’impegnativo nome di Berlusconi, Draghi, soprattutto alla luce della indisponibilità di Mattarella, è il candidato numero uno. Deve solo convincere i partiti che con la sua salita al Colle non cambierà nulla. Ma “il voto anticipato è possibile, è difficile dubitare del fatto che, con Draghi al Quirinale, sia uno scenario per lo meno probabile. Potrebbe spingere anche Letta per eliminare i parlamentari eletti da Renzi e far svolgere elezioni in un contesto politico più favorevole, piuttosto che in tempi più normalizzati. E poi a destra c’è la Meloni, che ritiene di essere in vantaggio”. Forse Draghi avrà contro di sè il peso della responsabilità, ma i numeri restano dalla sua.   

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La strada di Draghi per il Quirinale è in salita: “Ma fino al 2026 sarà sempre presente sulla scena” – Today.it

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