Liliana Resinovich, la donna che l’ha vista 8 giorni dopo la scomparsa: «Era lei, senza mascherina» – ilmessaggero.it

Potrebbe essere stata avvistata il 22 dicembre a Trieste Liliana Resinovich, 63 anni, la donna scomparsa dalla sua abitazione il 14 dicembre, il cui cadavere è stato trovato il 5 gennaio nel parco dell’ex Ospedale psichiatrico di San Giovanni. A riferire l’avvistamento è una testimone, che poi, come ha affermato alle telecamere dell’emittente triestina Telequattro, si è rivolta alla questura. Intanto il marito della vittima, Sebastiano Visintin, 72 anni ha spiegato che nel futuro processo sull’omicidio della moglie si costituirà parte civile.

Liliana Resinovich, suo il cadavere trovato nel bosco il 5 gennaio: l’autopsia non chiarisce la dinamica della morte

LA TESTIMONIANZA
La donna, le cui affermazioni sono ora al vaglio degli investigatori, ha spiegato che «verso le 8.50-9» del 22 dicembre, mentre stava camminando nei pressi dell’ospedale Maggiore, «questa persona» le è passata accanto. «Era alle mie spalle» e avvicinandosi «ha fatto un verso particolarmente nervoso, forte. Mi sono girata e le ho dato strada. Era da sola, è arrivata all’improvviso in velocità, mi ha superato e ha continuato a camminare. Io mi sono fermata in attesa dell’autobus mentre lei ha proseguito, senza attraversare la strada». Secondo il racconto della testimone alle telecamere, questa persona indossava «pantaloni neri, un giubbotto corto imbottito, sportivo. Aveva una struttura molto magra e una sacca color tortora scuro a tracolla».
Nei giorni successivi, ha riferito la testimone, «ho visto le foto della Resinovich sui social e mi sono resa conto che la donna che avevo visto era lei». «Il 27 dicembre sono quindi andata in questura». «Ho visto bene in volto la donna perché non indossava la mascherina – ha concluso – portava gli occhiali e aveva un ciuffo chiaro. Indossava un cappello».

L’INDAGINE
Continuano le indagini per risalire alle cause della morte della 63enne. I pm hanno aperto un fascicolo per omicidio. C’è attesa dunque per un’eventuale svolta nel caso di Liliana.
Era il 14 dicembre quando l’ex dipendente regionale è stata avvistata l’ultima volta.Una commerciante di frutta e verdura conferma di averla vista passare davanti al proprio negozio, nel rione San Giovanni, tra le 8 e le 9. Secondo quanto ricostruito, quella mattina Liliana avrebbe dovuto raggiungere la casa di un amico, Claudio Sterpin, 82 anni. Un rapporto di cui il marito, Visintin, come ha riferito, non era a conoscenza.
Liliana aveva chiamato Sterpin alle 8.22 per dirgli che avrebbe ritardato. Poi di lei nessuna notizia. I due telefoni cellulari e la borsa sono stati trovati nella sua abitazione di via del Verrocchio. La sera il marito ne ha segnalato la scomparsa. Sono susseguite indagini, ricerche e appelli. Mercoledì 5 gennaio poi, a metà pomeriggio, il ritrovamento del cadavere di una donna nel parco dell’ex Opp, non distante dunque dall’abitazione di Liliana. Il corpo si trovava a circa 50 metri dalla strada, in un’area boschiva. Una zona che Liliana e il marito conoscevano bene e che percorrevano nelle loro passeggiate o giri in bici.

IL RITROVAMENTO
Il cadavere, in posizione fetale, era infilato in due sacchi della spazzatura, a comporne uno. In testa la donna aveva due sacchetti di plastica trasparente. Un elemento che potrebbe far pensare a una morte causata da soffocamento; una prima ricognizione non avrebbe rilevato evidenti segni di violenza. Le indagini proseguono ad ampio raggio. Al momento non risultano persone iscritte nel registro degli indagati. Visintin dice di aver paura di non sapersi difendere, a causa della pressione che sente addosso, nel caso fosse necessario. E definisce Sterpin «un personaggio oscuro». Quest’ultimo attualmente non si troverebbe in città. Nei giorni scorsi aveva confermato l’esistenza di un’amicizia affettuosa tra lui e Liliana. Inoltre, aveva aggiunto, il fine settimana successivo alla scomparsa, lui e la donna sarebbero dovuti andare via insieme. Raggiunto nei giorni scorsi al telefono ha spiegato di non voler rilasciare dichiarazioni fino a indagini concluse.

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